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Le Jupiter Anal – di Lorenzo CARLUCCI

Le Jupiter Anal
Aux Bouvards et Pécuchets de la poésie contemporaine.

                       This s.p.e.r.m. (several pages electronic ready-made) was written at Rathsbone
                       Hall, University of Liverpool, end of April 2007, while visiting Dr. Andrey Bovykin.

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Ciclo di Giuda – di Lorenzo CARLUCCI


(Untitled, 2002, immagine fotografica di Marco Mazzi)

[Lorenzo Carlucci, Ciclo di Giuda e altre poesie, postfazione di Matteo Veronesi, Forlì, Editrice L’Arcolaio, “Il Laboratorio”, 2008.
Dall’opera è stato tratto un video d’arte curato e prodotto da Marco Mazzi.]

IL MISTERO DEL TRADIMENTO. NOTE PER IL GIUDA DI CARLUCCI

     Il Vangelo di Giuda, di cui le sabbie di Nag Hammadi hanno da poco restituito una versione copta, era già indirettamente noto attraverso gli eresiologi della prima età cristiana. Ne parlava, in particolare, Ireneo di Lione nell’Adversus haereses, accennando ai Cainiti, che, in chiave gnostica, consideravano Giuda un illuminato, profondamente compartecipe dei misteri del divino, detentore di una sapienza assoluta ed arcana, e coinvolto, in modo essenziale e necessario quanto paradossale, nel disegno della salvezza e della redenzione, e celebravano il mysterium proditionis, l’arcano e tragico mistero (forse nel duplice senso di segreto e di rito, di enigma e di festa mistica, di viluppo inesplicabile e di via d’accesso al regno del sacro) del tradimento decisivo e fatale, senza il quale, del resto, il disegno della salvezza sarebbe rimasto incompiuto. Continua a leggere

In Itinere – Federico ZULIANI

john walker
(John R. Walker, Travelling South)

Non ho mai creduto alla poesia di/per genere, tanto meno all’esistenza di una poesia “generazionale”. Trovo quest’ultima, se possibile, un’etichetta ancora più trita, inutile e vuota tra tutte quelle che infettano e piagano il panorama della letteratura in versi, deprivandolo della possibilità di significare oltre i limiti arbitrariamente imposti e di mostrare l’intero orizzonte degli echi e degli alfabeti di senso che contiene. Distribuendo patenti e innalzando steccati che, apparentemente, cercano di definire uno spazio e la sua presunta specificità, non fanno altro che negare, nei fatti, la possibilità di un ascolto e di una fruizione a tutto campo di quell’inafferrabile atto creativo che fa del polimorfismo la sua ragion d’essere profonda, il suo peculiare e molteplice sguardo sul mondo. Continua a leggere