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Il canzoniere unico. Di Maria Grazia Lenisa


(Peschi in fiore)

IL CANZONIERE UNICO

Un cielo d’oro e piove tanta luce che fa prezioso

Il Sogno che consuma l’ultima cera

degli occhi

e si brucia nell’alchimia della Resurrezione.

Vedere rosa è ancora sogno umano a misura

dei peschi a primavera che danno

I frutti

con l’ammaccatura ed i vermi di dentro.

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Maria Grazia Lenisa. O mia città celeste, Udine, forse?


(Udine. Castello)

Maria Grazia Lenisa. O mia città celeste, Udine, forse?

La cancellata della brezza s’apre in un tuffo

d’azzurro,

o mia città celeste reinventata, fluttua il pensiero,
cosciente, assoluto,

naviga il verso… sciolto

dalla forma, altre ne inventa, corpi luminosi, opachi
un tempo fuori dalla gloria. Continua a leggere

Maria Grazia Lenisa. L’intraprendenza.

(campane tibetane)

“L’Intraprendenza”, un testo di Maria Grazia Lenisa, da “L’Ilarità di Apollo” (Bastogi, Foggia, 1983).

L’INTRAPRENDENZA
Altro dono non ebbi che lei (vegetale, astro,
animale fantasia, trasparente corpo), Lei,
che dette alla mia razza infima l’inaudito
lusso del gong che suona nelle vaste sale
del tempo dove l’Irlandese dice forte:
“V’è assai pià intraprendenza nell’andar nudo”
E non è facile, mi lasciai la benda
sopra gli occhi per non vedervi, la grafica
autorità del corpo (seccati i bozzoli
dell’iride) palesemente a dire, noncurante
di chi ascolta. Continua a leggere