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Repetita iuvant, forse.


Altro a cui pensare

di Fabrizio Centofanti 

Aldo è morto. Voi direte: e chissenefrega. Era un barbone. Bisognava sudare sette camicie per farlo lavare e non ci si riusciva quasi mai. Beveva, gridava, litigava. Oltretutto, se n’è andato nella settimana santa, che per noi preti è un massacro senza pari. Ci mancava lui, in questo caos. Puzzava, Aldo; ultimamente, era coperto di pidocchi e pulci, per cui alcuni avevano timore di accostarlo. All’obitorio ho pregato imponendogli la mano: lo Spirito Santo non teme malattie dermatologiche. C’erano altri due cadaveri, avvolti in lenzuoli stropicciati e impregnati di macchie. Se la fine è questa, mi chiedo che senso abbia la nostra corsa senza tregua: se l’affanno infinito, dico, approda a un obitorio sporco e gelido, squallido di pulci e di pidocchi, ma chi ce lo fa fare? Ho sussurrato ad Aldo di non aver paura: don Mario sarebbe venuto a prenderlo, con la veste bianca. Gli ultimi giorni, quando il male lo stava consumando sempre più rapidamente, il sacerdote li ha passati correndo dietro al suo barbone: un affanno finito qui, nell’obitorio gelido. Ma la cura tenace ha trasformato questo inferno in un sepolcro nuovo, un giardino fuori del tempo. Un uomo dalle vesti bianche accoglie i parrocchiani che piangono Aldo, alcolista e puzzolente, e annuncia loro: perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto. Le pulci e i pidocchi non capiscono: loro hanno altro a cui pensare.

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Non superare le dosi consigliate

E’ uscito il nuovo libro di Fabrizio Centofanti: Non superare le dosi consigliate, Effatà editrice. Vi offro qui la prefazione di Giuseppe Panella, che mi pare particolarmente azzeccata. a.s.]

DI CERTE COSE CHE SI DICONO MEGLIO IN PROSA
Le “dosi letterarie” di Fabrizio Centofanti
«Ho smesso di investire ma non mi sono spretato: scrivo sempre. Che c’è da fare di diverso? Nulla dies sine linea. E’ la mia abitudine, e poi è il mio mestiere. Per molto tempo ho preso la penna per una spada: ora conosco la nostra impotenza. Non importa: faccio, farò dei libri. Ce n’è bisogno; e serve, malgrado tutto. La cultura non salva niente né nessuno, non giustifica. Ma è un prodotto dell’uomo: egli vi si proietta, vi si riconosce; questo specchio critico è il solo ad offrirgli la sua immagine»
(Jean-Paul Sartre, Le parole)

1. Pagine del libro della vita
Quasi ogni giorno, oberato o no che sia di lavoro fisico e mentale, affaticato oppure assonnato, sia che riposi nella calma di una pausa strappata alla sua vita frenetica o sia pur sempre preso dalla fretta dell’esistenza materiale e in preda alle animose necessità della vita quotidiana e della sua opera pastorale, Fabrizio Centofanti trova il tempo di scrivere una pagina di meditazione attenta e sofferta sul mondo e sulle sue vicende liete e/o avverse. Sono dosi brevi ma corpose e spesso aspre di “medicina letteraria”. Sono pagine per la vita e parole in attesa di qualcosa di meglio e di più consolante rispetto alle fragorose e temibili vicende scandite dal tempo dell’oggi. Continua a leggere