Archivi tag: Paolo Pistoletti

Lo stato dell’arte. Paolo Pistoletti

Sono molto grato per l’opportunità concessami su questo spazio, soprattutto perché la questione posta mi sembra davvero fondamentale. Infatti credo che l’arte, e segnatamente la poesia, sia il luogo ideale per l’incontro con l’Altro-in-sé. 

E in ordine a ciò, spesso, mi ritrovo a pensare a quanto sarebbe bello se tutta la poesia fosse davvero e sempre “poesia di ricerca”. Ma non una ricerca esclusivamente formale, così come oggi, invece, purtroppo, la si intende. Ma una ricerca, continua, di vita

E mi torna alla mente, a questo proposito, l’insegnamento che Eduardo de Filippo rivolgeva ogni volta ai suoi allievi: “Chi cerca la vita trova la forma, chi cerca la forma [invece] trova la morte”.  E poi, ancora, l’altissimo monito di Marina Cvetaeva: Come posso io, poeta, e cioè creatura dell’essenza, farmi lusingare dalla forma? Mi lascerò lusingare dall’essenza, e la forma verrà da sola. E viene. E non dubito che verrà” (da Il poeta e il tempo, p. 44).  Continua a leggere

11

La parola ai poeti. Paolo Pistoletti

Tre poesie. E un pensiero sulla poesia del ritorno

Inizio con tre poesie dal mio recente libro Al di qua di noi (Arcipelago itaca, 2023). La prima e la terza,  qui di seguito, sono quelle che aprono e chiudono anche il libro. Lo aprono e lo chiudono sempre con lo stesso pronome: “Io” – sì, ma io chi?

Il vero tempo non passa.
Lo spazio è già tutto qui, è già tutto qui.
Quindi non spostarti, ma siedi
e impara.

Me lo ha detto una volta uno
che adesso è
ovunque.

DENTRO E FUORI LA CASA

[chi da per sempre
torna chi parte
sono]

Io che poi la strada
prende il mio posto.
Tu che poi io
via alberata
sostituisci me.
Che mi fui affidato
da nessuna pietà celeste.
Che chi ho qui ha di nuovo
male alle foglie, alle case
alle mura.
Che da fuori del temporale
ho già l’aria
di chi non c’è.
Dall’incessante giungo.
A lui ritorno.
Fine pena mai.
Si carica un altro mondo
da qualche altra parte
che non so. Così un altro io
che sarò stato
si sottrae dal mio nome.
Mi manchi all’appello mia dispersione
tra gli innumerevoli.
È l’ora
di non esserti più.

È l’ombra di andarsene.
Del mio tempo
verso dentro
una terra liquida
prima di nascere. Postumi dal cielo
amniotico
tra le acque rotte
mi ritrovo ogni volta
nato come dopo una sbronza
di dèi. Ancora un io vuoto
a perdere
un corpo
da ogni mio corpo come un estratto
da ognuno di me.
Mi succedo
dal mio sé.
Dal non ricordo oramai
di quante vite. Continua a leggere