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8. In quel giorno

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E’ impressionante vederle tutte insieme: una distesa di colore bianco, a perdita d’occhio, ad arco, a parallelepipedo, bauli, scatoloni, pacchi postali per il cielo, le case dei morti sul Monte degli Ulivi, dove la risurrezione comincerà, nel giorno in cui verrà il Messia. Dalla tomba di Abshalom a quella del sacerdote Zekaryah , dai B’nei Hezir alle gallerie scavate da ogni parte del mondo per risorgere qui, tra il monte e la valle, al suono della tromba. Yoh’anan, Eleazar e Nathane cercano, leggono iscrizioni e nomi, pregano, alzano occhi e mani verso il cielo; da qui è visibile il pendio che precipita in una scia di bianco abbagliante e risale al di là, in colline ricoperte di alberi, case e muri di pietra incandescente. Il marmo e il cemento resistono al bacio dell’azzurro, al Dio che respira come i cedri della valle, trema come i grappoli di nuvole, soffia come il vento sui cilindri neri dei rabbini. I tre sono assorti sulla soglia fra il tempo e l’eterno, dove arrivano le voci del deserto, gli echi di wadi nascosti agli occhi degli increduli, quando si profilano alle spalle ombre di uomini armati di bastoni che intonano una canzone triste di armi e di bestemmie, note che lasciano sulla pelle di Yoh’anan, Eleazar e Nathane una traccia verdastra di lividi e ferite che contrasta col bianco immacolato delle tombe, il verde del fico e della quercia, l’abbraccio ovattato delle nuvole in cui trema il respiro rotto di Dio, che stenta a piangere nel mezzogiorno riarso di Yerushalayim.

7. Shlomtsione

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E’ il punto più stretto del canalone nel deserto: Yehochoua è stanco e affamato, dopo giorni di digiuno. Si siede, appoggiandosi alla parete irta di spigoli. La vista si annebbia, la coscienza è legata a un filo confuso con gli strati multipli del canyon, un’ipnosi progressiva lo trascina in dimensioni più profonde, o più superficiali; l’ombra assume la forma di una donna magra, dai capelli rosso-biondo, coperta da un velo trasparente, con un seno scoperto perfettamente sferico. Gli occhi intensi, di un colore indefinibile, lo fissano senza lasciargli via di fuga; le sopracciglia fini, un sorriso enigmatico appena accennato e come scolpito nella roccia lo mettono alle corde. Continua a leggere→

6. Padre

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La roccia è umida e porosa, pare sfaldarsi da un momento all’altro. E’ un punto in cui l’acqua fa un salto di circa mezzo metro, formando una piccola cascata. Yehochoua e Matityahou sono seduti sulla pietra bagnata e guardano la riva opposta: le tamerici fanno esplodere nuvole dense di rosa e verde, i fiori sono spighe delicate e lussuose come arredi nuziali, vergini che si offrono allo sposo con lampade di luce soffusa; il terebinto lancia vampe di fuoco con le sue bacche afrodisiache, il viagra dei poveri. Il cielo è una chiazza bianca che incombe fra acqua e terra come una presenza indecifrabile, un messaggio in una lingua sconosciuta. Continua a leggere→

5. La città

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Vista da qui, la città è una massa bianca punteggiata di grigio, azzurro e oro. I grattacieli, il campanile, la cupola della moschea, spiccano sui tetti rossi, le facciate delle case, gli archi scuri dell’acquedotto ottomano. Yehouda immagina l’attività dentro la pasta delle abitazioni, la farina delle piazze, il lievito dei vicoli pieni di voci e di rumori. Continua a leggere→

4. Rughe

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E’ uno spettacolo insuperabile, per certi versi: un mare di roccia tempestato di pieghe e fosse, come la faccia rugosa di un vecchio o una pelle d’animale, di quelle che prendi fra le dita e tiri su e giù per il piacere puro del tatto. Yoh’anan, Eleazar e Nathane sono scesi in una specie di canyon: due pareti levigate che cadono a strapiombo su un wadi ingombro di sassi, ciottoli e lastroni. Continua a leggere→

3. Serpenti

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La strada sale con una serie di curve irregolari. Le auto tracciano fasci di luce che formano un fiume bianco abbagliante, un serpente che sputa il suo veleno di rumore e di smog. Gad e Shaoul arrancano faticosamente, lanciando occhiate fugaci alla cinta delle mura e al campanile che svetta contro il cielo nero come un fantasma avvolto in una luce fosforescente e minacciosa. Sono all’altezza di un parcheggio a due piani, dove le auto hanno occupato ogni ordine di posti. Sulla destra, alberi dalle chiome generose contrastano con case lisce e squadrate e finestroni a sesto acuto. Continua a leggere→

2. Un muro

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In fondo c’è il muro: una massa bianca e beige con macchie grigie e verdi, ciuffi d’erba che nascono dalla pietra chissà come. I blocchi sono in forme e misure eterogenee, più larghe verso il basso, fino a ridursi a piccoli mattoni nella parte che lascia intravedere chiome rotonde o appuntite di alberi al di là. Continua a leggere→

1. Fuoco

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Vista da sotto, la basilica è altissima: i lastroni in pietra grezza contrastano con la facciata ornata da finestre incavate e disegni stilizzati. Ad accentuare la varietà del quadro si aggiungono le palme svettanti contro il cielo cobalto. E’ un sabato pigro in cui sembra che nulla debba muoversi, perfino il silenzio fatica a dispiegarsi, s’infastidisce per un refolo di vento. Continua a leggere→