Archivi tag: Salva L’Anima

53. Di chi

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Vorresti cominciare da capo: è come se ci fosse qualcosa che ti sfugge, come non fossi tu a tenere le fila del romanzo, ma qualcun altro proponesse i temi, le scene, persino il linguaggio da adottare. La trama finisce col perdersi lungo una strada con il sole a picco, come se il tempo si fermasse, o dovesse tornare lì, per qualche ragione misteriosa. Continua a leggere

52. Equilibri

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Era un po’ che non veniva; te la ritrovi là, gli occhi nerissimi, come avesse combattuto l’ultima battaglia: avrà fatto la notte? Quanti pazienti sono morti, questa volta? E che significa morire se sei dall’altra parte, coi tubi di flebo nelle mani, la pasticca che scivola per terra e rotola al di là della tenda, e non la vedi più, come il senso della vita? Continua a leggere

51. Sguardi

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Viaggiando sulla litoranea, ti rendi conto che nessuna foto potrebbe renderne i dettagli: le pieghe dell’acqua, l’ombra delle foglie sulle case, le ferite dell’asfalto così simili alle tue ferite. Corri, corri, come inseguissi le immagini che nessun apparecchio digitale potrebbe immortalare nella forma in cui emergono dentro: solo uno sguardo umano può rendere umana la memoria. Continua a leggere

50. La mano

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Perché non metti le inferriate? Non ci abbiamo pensato, qui si vive pericolosamente. E’ vero che sono tornati? Sì, hanno sfondato la porta, Giovanni ha messo dei bulloni. Ma i bulloni non bastano, un poco di buon senso! Si vede che non ci è abituato; non vuoi spaventarlo, gli dici che è normale, se si accettano i poveri più poveri. Continua a leggere

49. Tritolo

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Ti chiedi se sia possibile – ne parlavi con Flaminia – che i tuoi dolori, la malattia che senti avanzare lentamente, siano il prezzo da pagare per una salvezza misteriosa, perché la Chiesa emerga dal labirinto in cui vaga da qualche tempo a questa parte, dalla perdita dell’entusiasmo e della libertà, dalla compromissione coi poteri. Continua a leggere

48. Qui dentro

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Perché ti ostini? Lo capisci che è una guerra persa in partenza? Ti faranno fuori. Vuoi dire come l’altro? Non ho detto niente; hai mischiato le carte, non potranno perdonartelo. Il ventilatore fatica a sputare quattro fili d’aria. Lela gioca con Liubìsa, sollevando polvere secca. Continua a leggere

47. Il suo nido

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Difficile trovare pace: da quando sei qui non fai altro che rispondere al telefono e alle mail, ascoltando problemi, tragedie, gente moribonda, progetti che necessitano di un’approvazione, Mihaela che resiste disperatamente allo sgombero e ha bisogno del tuo amico avvocato, ma ha perso il numero di cellulare. Continua a leggere

46. Occhio di pantera

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Perché hai l’impressione che sia tutto un sogno? Cos’è questo monte a picco sul mare, dove le barche lasciano una scia che pare di stelle e dove tutto intorno c’è l’odore di Flaminia, il colore del biglietto rosa che tieni sempre aperto sulla scrivania, come se soltanto lì potesse trovarsi la risposta a ogni possibile domanda? Continua a leggere

45. Alle porte del cielo

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Vorrei cambiare il mondo, lo capisci, Claudia? Vorrei cambiare il mondo. Ti guarda con gli occhi troppo neri, il sorriso che si spegne appena nato. Dicevano che sarebbe arrivato un po’ di fresco, e invece fa due gocce di pioggia e tutto è come prima, addirittura peggio, se possibile. Continua a leggere

44. L’appeso

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Ti chiedi se un romanzo possa servire mai a qualcuno. Ti senti stupido, nella stanza con quaranta gradi, le pale del ventilatore sempre sul punto di cadere in pezzi, il poster di Taormina a ricordarti di uno spazio e un tempo in cui hai creduto di essere felice. Oggi metti tutto in discussione, dopo l’ennesima giornata storta: sei un illuso con la gente, immagini ancora che il vangelo possa cambiare la vita alle persone. A cosa serviranno le righe nere che tessi ormai a fatica, col mal di testa che ti opprime, le dita in cui pare condensarsi la pesantezza insostenibile di un agosto che non vuol finire? Salva L’Anima: ci credi ancora nel titolo che si è quasi imposto nel momento in cui hai pensato che il destino dell’amico, immobile nel letto, potesse rivelarsi il tuo? Non sarebbe più bello Chiaraluna, il filo fragile di una speranza che non accetta di morire? Pensi che il romanzo sia oscillare tra una morte e l’altra, il guizzo di vitalità minacciato dal caldo, le contrarietà, la malattia. Forse la felicità è il respiro rotto di un istante, in bilico tra un passato che non torna e un futuro che senti sfuggirti tra le mani. Guardi la Piazza dei Miracoli, il poster appiccicato con lo scotch tra Isolabella e la copia di Van Gogh: il miracolo è sedersi ancora qui, con la bottiglia d’acqua diventata calda, il pacchetto di Winston pronto a consolarti per un attimo e a rovinarti per sempre la salute, il quaderno degli appunti dove segni, passo dopo passo, le scene e i personaggi, e ogni tanto lo riapri e ti ricordi di Savin nella cella di Rebibbia – che fine avrà fatto? saprà che le hai provate tutte per parlarci? -, Anita, l’editore, che ti chiede a che punto sei arrivato – a buon punto, abbi pazienza, con tutto quello che ho da fare -, Arturo, costretto a ripetere le analisi – la vita è un esame ininterrotto? verrà mai il momento in cui ti puoi fermare, riposarti, sicuro di qualcosa? Tenti di riportare alla memoria la musica che ti cantava dentro, camminando lungo il viale mentre lui parlava, parlava, e ti si allargavano i polmoni, e vedevi i colori per la prima volta, e ti chiedevi che ho fatto fino a ora, per quale maleficio sono stato tenuto prigioniero? Prendi in mano il biglietto, lo leggi e lo rileggi: che la felicità sia trovare ogni volta le parole Flaminia, a te lascio in eredità il cuore del mio cuore, lo pongo nel tuo cuore, per sempre? Il romanzo esiste solo al contatto incandescente con la riga e mezzo di caratteri neri su un foglio di colore rosa, è il filo agganciato all’ultima chance a cui hai appeso la tua vita, sapendo che se dovesse spezzarsi pure questo non avresti più la forza di rialzarti. Rimane il poster di Van Gogh e l’ultimo dei dubbi: che a tagliarti le gambe sia la mania di star fuori dagli schemi, che la scelta giusta sia quella di Francesco, concentrato sui trucchi delle scuole di scrittura, che il mondo sia dei furbi, di coloro che si piegano ai gusti della gente, che sfornano prodotti prevedibili, pronti a soddisfare il palato di lettori-automi telecomandati. Il cuore del mio cuore: ti vedi ancora nella baia di scogli bassi, scendi con prudenza la scaletta in ferro, e lui ti dice buttati! e sorridi, appeso al baratro del tempo e dello spazio, con le pale del ventilatore che sputano l’ultimo sbuffo di aria calda, prima di riuscire a fermarsi e riposare.

43. La porta è aperta

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Dicono sia l’ultima settimana di caldo insopportabile. I ventilatori danno un refrigerio quasi inesistente; ogni tanto, un refolo di vento alza la polvere secca e te la sbatte in faccia. Li vogliono buttare fuori un’altra volta; ho parlato con Mihaela, era furiosa; l’azienda che li vuole sloggiare è municipalizzata, bisogna parlare con qualcuno. Continua a leggere

42. L’altra parte del cielo

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Quante volte correrai per questa strada che hai imparato a memoria, di notte e di giorno, di cui conosci le auto parcheggiate, sempre le stesse, perché la gente torna, come te che non puoi fare a meno dell’asfalto della litoranea, con la linea bianca continua che è come la tua vita, ogni tanto si spezza, per uno screzio, per una incomprensione, ma poi è così dolce, sa farsi perdonare, ti sussurra parole nell’orecchio, con l’odore di Ceres che ti penetra il midollo, ti fa perdere la testa, se mai ce l’hai avuta sulle spalle. Continua a leggere

41. Almeno questo

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E’ un incubo, un incubo. Calmati, mi preoccupi quando fai così, alla tua età ti può prendere un infarto. Alla mia età? Non sono mica vecchio. Cerchi il suo sorriso, vuoi credere che stia scherzando; ti senti ancora giovane, con la missione che ti è stata affidata, gli ideali in cui confidi, nonostante tutto. La baracca è un braciere in cui capisci di non poter resistere, nell’agosto dei cicloni africani. Continua a leggere

39. La faccia grigia

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Cos’è, cos’è che ti prende ogni volta che senti una sirena, che arriva qualcuno e ti dice: si è sentito male, l’hanno portato in ospedale? Cos’è quel nodo alla gola? L’immagine che torna, lui che suda, la sigaretta che cade dalla mano, mentre siete a tavola, Continua a leggere

38. La barca

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Dopo le due messe del mattino sei già esausto. Cerchi di radunarli per il pranzo, sei costretto a sentire le notizie del telegiornale, non sanno farne a meno; non vedi l’ora di finire, per rimanere solo, per bere in santa pace il tuo caffè e accenderti una delle Winston che hai nascosto nel mappamondo all’angolo d’ingresso della sala. Continua a leggere

37. Gara di bellezza

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Mi aiuti? Da quando frequento la scuola di scrittura non riesco a mettere due frasi in croce. Che cosa t’insegnano? A preparare il progetto del romanzo, a costruire i personaggi, a dosare i dialoghi con la narrazione. E hai imparato? Continua a leggere

36. Ponti

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Ne vengono? Sì, ne vengono. Sono molto cordiali, sai com’è, il bacino di elettori, a volte un uomo di Dio può più di mille laici. Per loro esistono, gli uomini di Dio? Sono i voti che esistono, per loro. Guardi i ponti con le macchine che scorrono: t’incantano, ne sei sempre stato innamorato, passeresti ore a contemplarli, come fossero i custodi di un segreto decisivo. Continua a leggere