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Viktor Šklovskij, Zoo o Lettere non d’amore. Un ritrovamento

Devo decidermi a portare via gli scatoloni dalla casa dei miei, non posso più aspettare. Per anni, decenni, ho procrastinato, e la pila è diventata un grottesco monumento della mia pigrizia. Vecchi vestiti, oggettini, una collezione di pipe (e chi fuma più la pipa oggi?), penne e matite, ciclostilati ingialliti (i ciclostilati!). Soprattutto libri, la mia piccola biblioteca di ragazzo. I libri non invecchiano come i vestiti, non ingialliscono come i volantini e le rivistine ciclinprop. La loro carta con il tempo vira piuttosto sul tono latte panna delle latterie di paese – quando c’erano i paesi – piccole botteghe di bianco piastrellate, bottiglie di vetro, i contenitori di latta allineati sul pavimento, mestoloni, secchi e imbuti ramati, l’odore pieno che pareva depositare sul palato qualcosa di asprigno ma senza durezze. Anche i libri col tempo distillano un odore, ma tenue, un po’ dolce, come di pianta di vaniglia essicata. Depositano col tempo qualcosa. Le latterie sono andate, le biblioteche resistono. L’ultimo fronte. Continua a leggere