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“SONO DIO”, DI GIACOMO SARTORI

Recensione di Luigi Preziosi

sonodioL’ultimo libro di Giacomo Sartori, Sono Dio (NN Editore, Milano, 2016), sorprende sia per il tema sia per la cifra stilistica scelta per trattarlo, entrambi inconsueti per l’autore. Il titolo non nasconde un’iperbole o un’affermazione paradossale: dalle profondità dell’universo è dio stesso che parla. Racconta di sé, senza intermediari o rivelazioni che lo rendano comprensibile all’umanità. Contempla l’universo, con particolare interesse per la bellezza delle stelle, e si compiace della varietà infinita di forme con cui la vita si dispiega ovunque. Un po’ meno compiaciuto è il suo sguardo quando si posa su quel minuscolo dettaglio del creato che è l’uomo, di cui, nella sua sconfinata capacità di discernimento, coglie con precisione le imperfezioni, i limiti e le miserie. Le sue ricognizioni generano spunti per monologhi sconfortati sull’umanità, eccessivamente intenta ad attività non solo banali, ma anche deleterie per l’ordine cosmico, utili ad appagare egoismi voraci e irrefrenabili. Le conseguenti perversioni dell’uso del denaro, della tecnologia e della genetica che gli tocca osservare sono tali da farlo dubitare (contraddizione in termini, sia chiaro, l’onnipotente non può dubitare…) non solo della propria infallibilità ma anche del suo amore per le sue creature (il che ce lo rivela non proprio come il dio dei cristiani). Continua a leggere

Giacomo Sartori, Sono Dio

di
Roberto Plevano
Cover_Sartori_web

Sono citazioni impegnative, quelle che Giacomo Sartori pone in esergo al suo ultimo romanzo, Sono Dio (Enne Enne Editore, Milano, 2016). Leopardi, Carl G. Jung e due filosofi francesi contemporanei, non notissimi in Italia, Marcel Gauchet e Frédéric Lenoir, danno un compendio per cenni del discorso della modernità su Dio: l’eclisse del sacro, la secolarizzazione, il disincanto.

Temi spinosi, dal punto di vista limitato e parziale del genere umano. Dal punto di vista però dell’eterno e dell’infinito, cioè Dio, il Dio della rivelazione monoteista semitica, che è totalità delle totalità, e creatore onnipotente, sono quisquilie, trascurabili rognette di una porzione minuscola del creato, che non pare nemmeno proprio ben riuscita, e sarà presto annichilita, così informa il narratore, che, superfluo dirlo, è un narratore onnisciente – come potrebbe essere altrimenti?
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