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Qualche oziosa considerazione sull’arte

Quando capita di conoscere un artista, è meglio non intervistarlo. Se proprio non si può fare a meno di avviare una conversazione, meglio farlo parlare di donne, di cibo, di sport, di qualunque cosa ma, per amor di Dio, non di arte. Almeno, non della sua.
Quando era già vecchio e piuttosto suonato, Manzù presentò al pubblico la sua ultima scultura. Era una maternità, e bastava darle un’occhiata per sentirsi trasportare in un mondo di idee platoniche. C’era anche la tv: il solito imbecille schiaffò il microfono sotto il naso dello scultore e gli chiese quale fosse il significato della sua opera. Manzù, serio serio, rispose che si trattava di una donna che teneva in braccio un bambino.
Mai chiedere a un artista di svelare il segreto della sua arte. Come potrebbe rispondere? Non lo sa neanche lui. Continua a leggere

MODELLO POETICO: CATALOGO [ESERCIZI DI STILE]

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«Tutti i vizi, quando sono di moda, passano per virtù»: così, per Molière, autore e attore. Il tarlo dell’immagine è assillo/assioma anche per chi non recita – per chi redige. La versione pubblica della propria-persona-poeta. E si pretende [nel pullulare/paupulare di performance]: i poeti completi vestono completi da poeta. È credo «buono e giusto» somigliare allo scritto steso – è nel come [complessi di gusti, si stereotipa lo stile che sia: forma/foggia, abito/accento], il crimine. Perpetuato ai danni del carisma speciale, in nome della classifica speculare. La foga in voga è rogo: si chiede di dire «si vede – è poeta!».

«Limae labor et mora» – il precetto si declina per divise. Estetiche, estatiche, ça va sans dire. Continua a leggere