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Per il carnevale di quell’anno
nonostante il mio disappunto
mi calarono addosso un abito
di carta crespa. Quale maschera
più desiderata? Dame agghindate
fate con bacchette magiche
cavalieri idioti o poco valorosi?
La strega, la strega, si brucia
la strega! Invocavo il fuoco rosso
orgoglioso; le ceneri cangianti
dei nostri involucri grotteschi
ché volassero fino al cielo.
Nella notte con la mente delirante
mi rannicchiavo nell’angolo
in fondo alla stanza.
Quali fossero le ragioni
per le quali, di volta in volta, il fuoco
esorcizzante dominasse la piazza, altri
ben più informati ne hanno parlato –
dell’amore per il superfluo
Lasciato all’impeto delle fiamme.

