Domenica mattina vado alla Fiera del Libro di Torino incontro prima un piccolo editore che mi dice c’è una crisi pazzesca c’è un calo drammatico di presenze poca gente che si ferma agli stand meno ancora che comprano poi parlo con uno dei direttori editoriali della major XY che mi dice ma no a noi risulta un aumento di presenze siamo soddisfatti ci sono segnali di ripresa,
magari hanno ragione tutti e due, nel senso che la crisi anche qui mica è democratica picchia duro soprattutto sui piccoli,
ecco, la crisi, questo Golem-Gollum che ci tiene costantemente per mano pare aleggiare su qualunque conversazione in Fiera senza risparmiare i convegni figurarsi quello sul tema del lavoro,
tutti gli anni alla Fiera del Libro fanno il convegno sui narratori del lavoro più o meno con gli stessi ospiti, Continua a leggere
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L’ultimo giorno felice, di Tullio Avoledo
“Facendosi la barba, quel mattino, Francesco Salvador si era tagliato due volte. Non gli capitava spesso. Quel giorno era più nervoso del solito. Anche se ancora non lo sapeva, quello sarebbe stato l’ultimo giorno felice della sua vita”. Al sesto romanzo in 5 anni, Tullio Avoledo è arrivato a un grado altissimo di concentrazione di senso e significato nelle parole. Capace di storie le più fantasiose e fantastiche, fin dall’esordio dell’Elenco telefonico di Atlantide (Sironi, 2003), il giurista Avoledo è in realtà il narratore fornito della logica più acuminata e sarcastica che si legga oggi in Italia. Niente, nei suoi romanzi e neppure in questo L’ultimo giorno felice (Ambiente, pagg. 234, 10 euro) sfugge a un rigore che con troppa facilità si attribuirebbe al mestiere di giurista – e difatti il risvolto di copertina fa cenno ai suoi due mestieri precedenti: copywriter e giornalista. Continua a leggere

