Europiè 4. Due capocannonieri, mica uno.

Ieri, decisamente, non era giornata favorevole al colore azzurro. I nostri, come scolari diligenti ma di mediocre talento, s’impegnano e non riescono; i Blues di Domenech, come capita giustamente ai blues, vengono suonati. L’atmosfera è malinconica (è blues fratello!) e alla fine le lacrime si sprecano.
Ma andiamo per ordine.

Alle diciotto di ieri la Nostra nazionale si schiera. Ben cinque cambiamenti rispetto a quella inciollonita(1) dell’esordio, e cioé: fuori Barzagli e Materazzi, dentro Chiellini e Grosso; fuori Ambrosini e Ringhio, dentro De Rossi e Perrotta; fuori Di Natale, dentro Del Piero.
E via. E ci si attende sfracelli. Due capocannonieri in attacco, mica uno, Grosso che butta dentro traversoni, Pirlo e De Rossi che dialogano a centrocampo, i centrali difensivi che difendono. Non fosse per Camoranesi che gironzola per il campo senza saper che fare del pallone, sarebbe tutto rose e fiori. Va tutto benissimo, gli Azzurri sono carichi e fanno valere il loro potenziale tecnico e tattico. Certo, ci vuole anche un po’ di fortuna, e infatti Panucci devia la palla con le natiche e la manda a sbattere sul palo (il nostro palo). Attacchiamo, attacchiamo, attacchiamo. Grosso o chi per lui crossa e Toni cerca di pigliare la palla. E ogni tanto la piglia, infatti, anche se l’impressione è che, il più delle volte, non sappia che farsene. Attacchiamo, attacchiamo e attacchiamo, e infatti i rumeni tirano una punizione da trenta metri, e non fosse per Buffon…
Però il tema tattico è delineato, le geometrie impresse a caratteri di fuoco nel DNA dei nostri centrocampisti. Muscoli tesi allo spasimo, esseri umani trasformati in macchine per macinare gioco. Passaggi, finte, fughe sulla fascia. Donadoni ha dettato le direttive: vedete di metterla in area, e speriamo che Toni la butti dentro. Certo, ci ha provato anche Del Piero, ma sarà stato un errore; e infatti, dopo, Pinturicchio, forse rimproverato, gira alla larga dall’area e non tira nemmeno a minacciarlo di morte. E quando esige di calciare una punizione (e i compagni gli dicono: “Va be’, vai, se proprio ci tieni”), all’ultimo momento deve avere un ripensamento, perché alza la mira e cerca di acciaccare il venditore di bomboloni poggiato sul parapetto più alto dello stadio.
Attacchiamo e attacchiamo. Un solo grido, un solo idioma: palla a Toni. Che ci prova in tutti modi, ma niente, non entra. Insomma, alla fine si annoia pure l’arbitro, e quando Toni segna gli annulla il gol. Per principio, mica per il fuorigioco.
Fine primo tempo.
Secondo tempo.
Attacchiamo e attacchiamo. Il nostro attacco è mondiale. Del Piero e Toni, migliori bomber di Serie A e Bundesliga, mica la serie Dilettanti, quarantacinque gol in due. Vai, vai, passa, passa, tira, tira. Urlano e si incitano i giocatori in campo; urla Gattuso, urla Cannavaro, che gesticola con le stampelle. Solo Donandoni non urla, e sarebbe l’unico che in effetti dovrebbe. Un gran vociare, e in tutto questo vociare il povero Zambrotta si confonde e fa un passaggino di testa all’indietro. Ma c’è Mutu lì dietro, strisciato di soppiatto fin dentro l’area. E siamo sotto.
Via, all’attacco, i capicannonieri incazzati neri, le mezze punte con le micce innescate, i centrocampisti col coltello tra i denti. Caso vuole che tomo tomo, cacchio cacchio, salga pure Panucci, e che Chiellini gliela passi di testa. Sennò quando pareggiavamo?
Ok, pareggio, possiamo farcela, tutti all’attacco… Ops, rigore. Per loro.
Gli azzurri tutti percorrono a quattro zampe il perimetro dello stadio: chi strisciando la lingua per terra, chi fustigandosi, chi indossando cilici di fortuna.
E San Buffon compie il miracolo.
Il resto è illusione. De Rossi quasi segna, ma Lobont c’è sempre. Cornuto.
Niente. Si arriva alla fine. Uno a uno.

La sera
Olanda-Francia. Quattro pappine, mica tre. Noi, i sostenitori degli azzurri, ci sentiamo meno soli nella disgrazia. Grazie amici francesi. Peccato non poter dividere le spese per il viaggio di ritorno.

Prima di questo
Europiè 1
Europiè 2
Europiè 3

(1) Da “ciolloni”, vedi europiè 2

3 pensieri su “Europiè 4. Due capocannonieri, mica uno.

  1. Lino Basso

    ‘azz! l’avevo detto che era una bella rubrica questa: les blues giocano al calcio e les bleus suonano dalle parti del delta. e chi l’avrebbe mai creso…

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  2. alessandroseri

    Sì è una rubrica strepitosa, rosico d’invidia. Mauro conrinua fino alla fine dell’europeo anche se restasse orfano di tutti i blues d’europa

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