Nelle mani

di Franz Krauspenhaar

Ti svegli con la rabbia e vorresti
una scure per amica, sei solo.
Unico rappresentante al mondo,
unico venditore di stracci, come
il padre di Kirk Douglas, per ghetti
rumorosi e sporchi, di polvere nuda.
Tu, uomo bianco appeso al filo rotto
di un’immensa, sconcertante, fissa
idea di successo, barcameni le ore
del giorno in spirali di parole zitte,
circolanti tra pensiero e azione
su corrente scrittura elettronica.        
Hai il mestiere nei palmi, mangi
la polvere di tante ore represse,
stingi le tue notti e le fai bianche.
Rumini vendetta su chi non prese
il tuo amore, poi lasci perdere, fluire
in parole nuove, tutto si consuma
nel calore ottonato delle frasi.
Hai in queste inizio e fine. Tutto, sì,
in questo rito di fatiche, si compie.
Il resto è mangiare, lavarsi, uscire
distrattamente, parlare pensando
ad altro, ad altri mondi, ad astri.
E’ il morbo che ti consuma fino
a spegnerti, per poi riaccenderti,
che ti mangia vivo fino allo zenit,
spolpandone il tempo che rimane
dalle ossa. Attaccato a ore e giorni
sognati in piena veglia, ti muovi
nella nebbia serrata di una strada
che ti porta a nuove pagine, semi
gettati per non morire davvero,
al momento del trapasso. Così:
vuoi trattenerti nel mondo, ancora
essere postero dopo l’ultima fuga,
sperando che i tuoi figli non tremino
di fame, di sete, di abbandono.
L’oggi non c’è, tu credi. Tu vivi solo
nel passato, come Norma Desmond,
come von Stroheim. Sei nel viale
del tramonto, e però tendi all’alba
d’ogni nuova idea, progetto, e sogno.
Sei un illuso professionale, aduso
a peccare da una mania che ti nutre.
Hai il mondo nelle mani. E sì, lo sai.

6 pensieri su “Nelle mani

  1. carla

    io mi ricordo bene solo di Kirk Douglas
    nel duello sotto il sole cocente…
    i fantasmi sono sempre in agguato, quando abbassi la guardia.
    io apprezzo sempre le cose dettate dal sangue.
    e dall’esigenza di uscirne, di uscire dal ghetto che l’uomo sa bene come costruire.

    Rispondi
  2. mauro baldrati

    Caro Franz, toccato da questi tuoi versi, grazie. Noi siamo dei vagabondi, vogliamo essere dei vagabondi, il mondo fermo, pianificato, organizzato e definito non fa per noi. Siamo come Suttree, viviamo sulle rive di un fiume, in una baracca provvisoria e ammuffita. Ogni tanto abbiamo bisogno di lasciarci andare alla deriva, di sprofondare nel nulla e nell’inutile, di perderci; a volte siamo investiti da una frase di Henry Miller: “Io non sono umano!”; eppure lo siamo, dobbiamo imparare a esserlo, perché non abbiamo scelta; esserlo, imparare a esserlo, è anche un modo per mandare affanculo il mondo che sprofonda nella melma.

    Rispondi
  3. renatamorresi

    l’altro giorno parlavo con una brava autrice che mi ha detto “non mi basta mai, voglio di più”, e il suo candore, la sua voglia, erano folli, erano belli. e la sua illusione e la nostra decadenza tutta umana, mi è parso, erano vicine.

    un saluto caro franz,

    rxx

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *