Lamento per Belgrado

di Antonio Sparzani

Nulla sapevo di Miloš Crnjanski prima di leggere questo libro (citato anche qui), curato e introdotto da Massimo Rizzante: fa parte della bella e assai curata collana, Il labirinto del mondo, della casa editrice Il ponte del sale. Lamento per Belgrado, si chiama, e l’autore è di Csongrad, dalle parti del mitico Banato, la stessa terra d’origine di Mileva Mari?, la prima ? e più vera, direi io ? moglie di Einstein. Terre di mescolanze di popoli e di stirpi: come ricorda Rizzante “in Vojvodina si riconoscono ventisei gruppi etnici e sei lingue: il serbo, il croato, l’ungherese, il rumeno, lo slovacco, il ruteno. In uno spazio concentratissimo, la massima diversità: la piccola Vojvodina, situata in questa parte dell’Europa, a causa delle sue differenze è la quintessenza di tutta l’Europa.

La quintessenza, uno dei nomi di quella sostanza eterea distillata da ogni possibile crogiolo alchemico, costituente base della pietra filosofale; qualcosa che è dappertutto e in nessun luogo, come chi si sente esiliato ovunque e ovunque cittadino del mondo, come sembrava sentirsi Crnjanski.
All’inizio dell’introduzione di Rizzante, che non tenterò neppure di riassumere, operazione impossibile dato il tono sempre piacevolmente in bilico tra autobiografia, storia letteraria e divagazione inaspettata, si incontra la strana parola sumatraista: così racconta Rizzante, in diretta da Novi Sad:

Marija mi chiama al suo tavolo. Vuole leggermi una poesia, Sumatra di Miloš Crnjanski, la cui prima redazione fu scritta in una camera di albergo nel 1920, proprio qui a Novi Sad. Alexander, che un anno prima a Parigi mi aveva letteralmente soggiogato con le vicende del suo grande connazionale, mi segue. Ecco la versione che allora, grazie all’aiuto di Marija e Alexander, trascrissi e che ancora conservo:

Ora che siamo privi di preoccupazioni, sentimentali e leggeri,
pensiamo: come sono silenziose, sotto la neve,
le cime degli Urali.

Se siamo tristi per il pallore di un viso,
che una sera abbiamo perduto,
lo sappiamo: da qualche parte, al suo posto,
scorre un ruscello imporporato!

Un amore, all’alba, in un paese straniero,
avvolge la nostra anima e la stringe,
nella pace infinita di mari azzurri,
dove il corallo abissale rosseggia
come le ciliegie della mia terra natale.

La notte ci svegliamo, e sorridiamo
alla Luna e al suo arco argentato,
accarezzando teneramente con la mano
le colline lontane e i monti innevati.

Sumatra è, secondo gli studiosi, un manifesto della poesia modernista serba.

L’arte poetica che Crnjanski incarna e intende disperatamente praticare e sempre ancora raffinare
possiede ? scrive Rizzante ? caratteristiche comuni a tutta l’arte modernista europea: rifiuto del realismo, dell’utilitarismo, del populismo, del sociologismo (malattia endemica, soprattutto nei Balcani); senso dell’assoluto, del tragico, ma controbilanciato dal senso del grottesco e dall’ironia; rottura formale con il passato (verso libero, sconvolgimento sintattico, melodizzazione del ritmo, spostamenti semantici attraverso un uso spiazzante della punteggiatura); derisione nei confronti della critica accademica che la taccia di oscurità, decadenza, delirio onirico, settarismo.

La lettura di Crnjanski è spiazzante, scelgo qualche esempio:

JAN MAJEN i moj Srem,
Paris, moji mrtvi drugovi, trešnje u Kini,
prividaju mi se još, dok ovde ?utim, bdim, i mrem,
i ležim, hladan, kao na pepelu klada.
Samo, to više i nismo mi, život, a ni zvezde,
nego neka ?udovišta, polipi, delfini,
što se tumbaju preko nas, i plove, i jezde,
i urli?u: «Prah, pepeo, smrt je to».
A vi?u i rusko «Ni?evo» —
i špansko «Nada»
.

JAN MAYEN e il mio Srem,
Parigi, i miei compagni defunti, i ciliegi in Cina,
m’appaiono di nuovo, mentre qui taccio, veglio, e muoio
e resto supino, freddo, come un ceppo nella cenere.
Solo, noi non siamo più noi, la vita, e neppure le stelle,
ma mostri, polipi, delfini,
che aleggiano su di noi, e nuotano, e cavalcano sulle onde,
e urlano: «Polvere, cenere, morte, nient’altro».
E gridano in russo: «Ni?evo» —
e in spagnolo: «Nada».

L’originale Lament nad Beogradom è un poema di 120 versi in 12 strofe, ciascuna di 10 versi, disposte alternativamente, a sinistra e a destra, un dialogo tra le due anime dell’esilio, “quella ironico ? elegiaca e quella nostalgico ? idealizzante”. A sinistra infatti (come nella poesia riportata qui sopra) Crnjanski sperimenta un tono, un metro, più liberi e modernisti, mentre a destra il tono si fa lirico, il linguaggio meno cosmopolita, il ritmo e la rima più sorvegliati, la devozione per Belgrado più aperta ed evidente. Eccone un esempio:

Ti, me?utim, rasteš. uz zornja?u jasnu,
sa Avalom plavom, u daljini, kao breg.
Ti treperiš i kad ovde zvezde gasnu.
i topiš, ko Sunce, i led suza, i lanjski sneg.
U Tebi nema besmisla, ni smrti.
Ti sjajiš kao iskopan stari ma?.
U Tebi sue vaskrsne, i zaigra, pa se vrti,
i ponavlja, kao dan i detinji pla?
A kad mi se glas, i o?i, i dah, upokoje,
Ti ?eš me, znam, uzeti na krilo svoje.

Tu, intanto, ti ergi, con l’astro chiaro dell’aurora,
con l’azzurra Avala, in lontananza, come una collina.
Tu scintilli, anche quando qui le stelle si spengono,
e sciogli, come il Sole, il ghiaccio delle lacrime e la neve di un tempo.
In Te non esiste il non senso, né la morte.
Tu brilli come una vecchia spada dissepolta.
In Te tutto resuscita, e danza, e volteggia,
e si ripete, come il giorno e il pianto dei fanciulli.
E quando la mia voce, e i miei occhi, e il mio respiro si estingueranno,
Tu mi accoglierai, lo so, nel tuo grembo.

Non mi rimane che aggiungere che il libro si conclude con un articolato saggio di Božidar Staniši?, dal titolo Nel cerchio azzurro, infinito, un altro racconto di vita e di conoscenza legato a Crnjanski e ai mondi che questi continuamente evoca.

Il testo originale è Miloša Crnjanskog, Lament nad Beogradom, Garamond, Johannesburg 1962, una stampa successiva è uscita a Belgrado (Nolit) in un’edizione dell’epistolario del 1983.

8 pensieri su “Lamento per Belgrado

  1. fernirosso

    Ringrazio per l’attenzione riservata al testo, di cui sarà fatta un’ampia presentazione il 29 maggio prossimo venturo, al Teatro Ballarin di Lendinara-Rovigo.Sarà questa, infatti, l’opera che aprirà la serie di presentazioni ospitate all’interno della FESTA DI POESIA, MUSICA e ARTI “VERSO IL SOSLTIZIO D’ESTATE- 2010”,curata da IL PONTE DEL SALE.
    In quella data saranno letti testi del poeta, a cura di M.Rizzante e Bozidar Stanisic,sarà inoltre ospite Paolo Fresu e Bojan Z. Verrà comunque , a breve, segnalato l’evento in CARTESENSIBILI, a cui è stato fatto cenno nell’articolo. Speriamo di averla come ospite, dott. Sparzani,nel frattempo, un grande grazie per questa ospitalità generosa. fernanda f.(responsabile di cartesensibili)

    Rispondi
  2. sparz

    cara fernirosso dài, non chiamarmi dott. che non sono così sussiegoso. Verrei volentierissimo il 29, ma non ho ancora l’ubiquità e il 29/30 c’è la prima grande festa in carne e ossa — e non solo virtuale — di nazione indiana al castello di Fosdinovo (Lunigiana), e ovviamente non posso mancare. Della festa già accenna Biondillo in questa intervista, ma verrà ufficialmente annunciata a giorni; peccato la sovrapposizione, che fa sì che neppure io possa invitare te. Come sai, seguo e apprezzo le tue carte sensibili, anche se di rado commento.
    Grazie Anna Maria e Anna.

    Rispondi
  3. fernirosso

    Mi dispiace davvero per questa impossibilità di incontrarci a breve,ma ci saranno altre giornate diparticolare interesse durante il Solstizio. Penso di potre pubblicare entro pochi giorni la locandina degli incontri, sarà cosi possibile, forse, organizzare di trovarci…in mezzo a tanta festa.Ringrazio nuovamente tutti per la calorosa accoglienza al testo.fernanda

    Rispondi
  4. Giorgio

    Grande senso di libertà, di grandi spazi, nel crogiolo della storia. Bella scoperta, Antonello, grazie.

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *