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“Fuochi di Bengala e altre poesie”, di Krzysztof Karasek

Fuochi di Bengala e altre poesie, di Krzysztof Karasek (ed. Il Ponte del Sale, 2011) (a cura e per la traduzione di Leonardo Masi)

Recensione di Giovanni Agnoloni

I lavori letterari a cui ‘mette mano’ Leonardo Masi, raffinato polonista e musicista di cui già abbiamo parlato, su questo blog, si segnalano sempre per una profondità “diversa”. L’ultima volta ne parlammo riguardo alle poesie da lui tradotte per le Edizioni della Meridiana, Antimondo di Tomasz Ró?ycki, uno dei più importanti poeti polacchi dell’ultima generazione. Oggi guardiamo invece a Fuochi di Bengala e altre poesie, raccolta di liriche di Krzysztof Karasek (ed. Il Ponte del Sale), che in Polonia è un protagonista della vita letteraria fin dagli anni Settanta, quando faceva parte di un movimento poetico detto Nowa Fala (“nuova ondata”). Leonardo Masi, che ha tradotto e curato questa antologia di testi, è anche autore della postfazione al volume (mentre la prefazione è di Jaros?aw Miko?ajewski), nella quale ben tratteggia l’itinerario artistico di questo autore apparentemente così “strano”, perché fuori dagli stereotipi dell’intellettuale accademico (ex studente di educazione fisica, grande amante delle bevute), ma al tempo stesso di un’intensità di sguardo direi quasi ‘chirurgica’, perché capace di andare dentro al cuore del segreto emotivo dell’uomo. Continua a leggere

Lamento per Belgrado

di Antonio Sparzani

Nulla sapevo di Miloš Crnjanski prima di leggere questo libro (citato anche qui), curato e introdotto da Massimo Rizzante: fa parte della bella e assai curata collana, Il labirinto del mondo, della casa editrice Il ponte del sale. Lamento per Belgrado, si chiama, e l’autore è di Csongrad, dalle parti del mitico Banato, la stessa terra d’origine di Mileva Mari?, la prima ? e più vera, direi io ? moglie di Einstein. Terre di mescolanze di popoli e di stirpi: come ricorda Rizzante “in Vojvodina si riconoscono ventisei gruppi etnici e sei lingue: il serbo, il croato, l’ungherese, il rumeno, lo slovacco, il ruteno. In uno spazio concentratissimo, la massima diversità: la piccola Vojvodina, situata in questa parte dell’Europa, a causa delle sue differenze è la quintessenza di tutta l’Europa.

La quintessenza, uno dei nomi di quella sostanza eterea distillata da ogni possibile crogiolo alchemico, costituente base della pietra filosofale; qualcosa che è dappertutto e in nessun luogo, come chi si sente esiliato ovunque e ovunque cittadino del mondo, come sembrava sentirsi Crnjanski.
All’inizio dell’introduzione di Rizzante, che non tenterò neppure di riassumere, operazione impossibile dato il tono sempre piacevolmente in bilico tra autobiografia, storia letteraria e divagazione inaspettata, si incontra la strana parola sumatraista: così racconta Rizzante, in diretta da Novi Sad: Continua a leggere