Io ci sarò, con tutto il mio entusiasmo
nel plotone d’esecuzione, fronte a Baricco.
Se occorre, sarò l’uomo del colpo di grazia,
perchè, che lo si creda o no, spingo alla carità.
Magari è una brava persona, magari striscia
soldi per i poveri. Però, lettori, anche mio zio
è una brava persona, ma non è uno sporco
criminale nazista della nostra letteratura.
Vorrei Enrico Mattei risorto mettere
a posto l’editoria, costruire marchi
in Algeria, Tunisia, Sicilia, sì, accanto
ai fuochi dei giacimenti. Libri forse
fatti con il sangue dell’oro nero,
il sudore delle miniere, l’estro di una
vita difficile. L’intelligenza della salita.
Vorrei la maggior parte degli agenti
e dei librai-star messi al sicuro al muro.
Non quello del pianto, quello del piscio.
A dare il comando per farli pisciar sotto
sarei io, in persona, con pistola giocattolo.
Del suicidio di Pavese non me ne frega
metà cazzo. L’altra metà punta la figa.
Brigata Guido Morselli PRESENTE!
Brigata Luciano Bianciardi PRESENTE!
QUALCHE MINUTO DOPO
Siamo bolliti in una nebbia che taglia
col machete degli editor più grezzi.
Tipetti basculanti sulle sedie pellate.
Thomas Bernhard piace agli scrittori,
ha fatto dei gran libri in mezzo
a strudel marciti di maniera.
Nei suoi occhi brillava demoniaco
il cuore degli austriaci, che dei deutsch
sono i più scaltri, i più infidi, come Hitler
comanda, e comandò.
Duerrenmatt mi fece amare il giallo
che era giallo a metà, era scrittura
di genio. Ora il giallo è per mozzi
di zattera, affoganti nell’ultima
spiaggia odisseica da reality.
Udita da vent’anni la stronzata
galaxy che il giallo e noir dipingono
i nostri mali sociali, come se tutti
indagassero con la pistola in mano.
Come i pazzi che si menano l’uccello
nei parchi.
Hemingway che noia, se non in Fiesta,
Morte nel Pomeriggio, Di là dal fiume…
Altrimenti non la noti la grossa differenza
con chi scrisse la Love Story.
La tristezza di Pasolini, romanziere
che mai giunse alla prosa vettoriale
di Testori. Nella poesia Pasolini
dove lo trovi? uno più sporco e feroce
e raffinato, più amabile di graffi
e pugni di vero sporco amore?
Certi dicono che sia enfatico, come se
la poesia dovesse per forza raccontare
il buiolo pulito, la mutanda inamidata,
i miti alpini, le fantasia d’arcadia.
Bella la cara Merini, a volte da non resistere.
Facile da capire nelle sue lotte crude di pane,
le sue parole erano amaro miele della donna,
che puoi solo ammirare ferito dal suo caos.
Di tutti i poeti dell’ordinanza, che dettano
al superio con la misura, senza metterci
che forme d’un astio solo sopito, non so farci.
In Germania fu Boell a creare il varco,
evadere nel Dio era l’unico salvataggio
e la vergogna: era una lotta sfatta.
“E non disse nemmeno una parola”.
Quale romanzo può dirsi d’amore
se non si tiene anche per poco
a quel titolo così di solitudine?
Due sposi negletti dalla fame del dopo
una guerra perduta, lo scampo era la vita.
Non sopporto la punta del cesello
che discrimina la fame dalla forza.
Siamo i figli di quel Balzac
delle “Illusioni perdute”, che son
certezza, almeno. Che c’illuda
di un’illusione d’accarrezzarsi.
Almeno. No, non è poco.
[Continua.]

![pasolini[1]](http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2010/08/pasolini1.jpg)
Folgorante!
un incipit degno di un poema.
“come se
la poesia dovesse per forza raccontare
il buiolo pulito, la mutanda inamidata,
i miti alpini, le fantasia d’arcadia.”
finalmente ,bravo!!!!
un saluto
c.
bellissime Franz.
azz
Un bravo di cuore al caro Franz, anche se non per tutto. Forse una debolezza della critica che decade in rabbia senza una canalizzazione acuminata. Il proiettile ha bisogno di una punta che laceri, altrimenti s’infrange senza ferire.
Ma mi piace assai, il complesso.
Un caro saluto.
mdp
Sì, belle, anche se il porsi con entusiasmo entro un plotone d’esecuzione mi disturba l’immedesimazione (ho come l’impressione che le uccisioni a freddo di là non vengano perdonate.)
grazie ancora!
sono d’accordo con marco – che saluto con simpatia ricordando macerata! -;è uno scaracchio, anche questo. dovuto anche alla velocità di esecuzione; ho scritto il tutto in tre “sedute” fatte di notte, a una velocità tremenda. (E si vede, potrebbe dire qualcuno!:-)
io scrivo quasi sempre velocemente, ma qui sono andato ancora più velocemente che per la narrativa. magari non vuol dire nulla, ma sentivo che doveva proprio andare così. molto imperfettamente, sporcando il tutto anche con dei giudizi che per molti possono sembrare della stronzate galattiche, e magari lo sono davvero. ma questa è un’invettiva, che ha il suo cuore, secondo me, proprio nell’esserlo. per il resto, per colpire davvero è come dice marco; o forse no, o forse siamo, qui, in una strana “via di mezzo” – paradossale se si pensa a una invettiva!
carissimo elio, ti posso capire. ma questo è un gioco un po’ crudele, e un po’ forse lascia il tempo che trova, o lo lascia del tutto.
solo che se sei incazzato puoi dire di tutto anche a chi ami, figuriamoci a chi non ami. tutto qui. ti abbraccio. (e saluti da ernesto.)
Faccio mia questa:
“ho scritto il tutto in tre “sedute” fatte di notte, a una velocità tremenda. (E si vede, potrebbe dire qualcuno!:-)”
saluti. gigio
Caro Franz, grazie di aver parlato di tanti letterati che amo e in particolare di Pasolini. Su quest’ultimo voglio offrire un mio contributo ( vds. sotto) , che è tratto da un lungo articolo che feci qualche tempo fa. Spero che possa , in qualche modo , incuriosire, interessante, essere utile per una dialettica.
Ciao.
Un abbraccio
Augusto
——————————
Me ne parlò uno che abitava in quella degradata periferia romana degli anni ’50, dipingendomelo come una specie di mostro infernale , che faceva orge con “i ragazzi di vita” ,( “Sono come uno schiavo malato, una bestia / vagavo per un mondo che mi era assegnato in sorte// Lavoro tutto il giorno come un monaco/ e la notte giro , come un gattaccio in cerca d’amore…”) , ma lui – ci teneva a dirlo – non si era prestato. Poi , verso la fine degli anni ’60 , dopo gli scandali dei suoi romanzi “Ragazzi di vita”, “ Una vita violenta”, i processi subito per offesa al buon costume e alla morale ( “La ricotta” ) e altri testi teatrali o letterari che avevano fatto di lui il personaggio letterario più conosciuto, lo incontro sul piccolo schermo della Tv in bianco e nero. Paolini è piccolo di statura , è magro, col viso affilato, scavato, ha una voce malata , ha la voce fievole di chi veglia da tempo , la voce di chi protrae un lavoro al di là della sopportazione. A vederlo come lo vedo io non è il Pasolini cupo, corrosivo, violento, denunciatore , polemista ; anzi appare mite, umile, “passivo come un ucello che vede/tutto, volando, e si porta in cuore/ nel volo in cielo la coscienza/ che non perdona”
E in lui mitezza e umiltà sembrano quasi il presagio di una sconfitta. M’avevano detto che era definito-indefinito, come il suo nodo di passione e di visceralità , la sua ideologia di profeta del seicento, tutto libidine e santità, servilismo e rifiuto radicale , il suo essere “barocco che ridiscende a dare irrealtà agli uomini, e la sola realtà è la solitudine”. Quel nodo di sofferenza voluta, implacabile, e di esasperazione inutile , di ribellione, di accettazione, di consolazione, di forza oscura e di illuminazione; quell’insieme di sentimenti opposti o diversi e compresenti ch’egli riconduce tutti alla matrice comune “dell’amor di vita” che forma la sua vitalità , ma che a noi si rivelano solo quando è provocato e soffre, e geme, e cerca ancora e sempre, implacabilmente
, un nuovo amore , un nuovo corpo d’amare ( “Solo l’amare, solo il conoscere/ conta, non l’aver amato/non l’aver conosciuto. Dà angoscia/ vivere di un consumato /amore. L’anima non cresce più”)
In quegli anni viveva , con la madre , a Ponte Mammolo , e poi vicino al carcere di Rebibbia . Erano anni terribili, in un mondo degradato e atroce ( “ero un disoccupato disperato, di quelli che finiscono suicidi”) . Intanto il padre , tirannico e temuto tenente di fanteria , era tornato dalla prigionia, e ciò aumentava i suoi problemi: “Passionale, violento di carattere, – scrive di lui il figlio – era finito in Libia senza un soldo e così aveva cominciato la carriera militare , da cui sarebbe stato deformato e represso fino al conformismo più definitivo…Aveva puntato tutto su di me, sulla mia carriera letteraria, aveva intuito, pover’uomo, ma non aveva previsto, con le soddisfazioni , le umiliazioni. ” Col padre ci saranno sempre scontri, dissensi, incomprensioni. Mentre verso la madre , a cui dedicherà alcuni dei versi più sconvolgenti della letteratura italiana , il suo stato d’animo fu sempre quello di un “disperato amore”, qualcosa di implacabile e di tragico.
“…Ho un’infinita fame /d’amore, dell’amore di corpi senz’anima/ Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu / sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù” .
Dirà Dario Bellezza, omosessuale come lui , che Pasolini è morto per colpa della madre. Perché non è concepibile che un uomo di 53 anni ( l’età in cui fu assassinato, ad Ostia , nel 1975), non abbia una casa dove far l’amore, e sia costretto a seguire “i ragazzi di vita” nei più sordidi luoghi . C’è qualcosa che non funziona – continua Bellezza -, ha una psicologia regredita , è ancora mammista. Aveva ragione Arbasino quando lo accostava al Pascoli , che aveva il culto della mamma e delle sorelle.
“Forse era questa non-libertà – ribatte Camon – che gli dava continuamente una carica di tensione, di all’erta, di aggressività, di violenza, di ricerca, di iniziativa, che si riflette anche nella sua scrittura, una scrittura che ho definito “fallica”, a differenza di quella di Arbasino e Penna che è una scrittura “afallica”.
Pasolini – dice Bellezza – faceva troppe cose, film, romanzi, saggi, testi teatrali, e questo mi dava fastidio. Ha finito col non trovare soddisfazione in nessuna delle cose che faceva. Perciò credo che di lui resterà soprattutto il personaggio. Dirò di più, Pasolini barava: i maestri li vogliamo puri e innocenti, diceva, mentre lui era impuro e non innocente , “perfetto e cieco” come diceva Fortini.
Il senso profondo di rimpianto per l’autenticità di un mondo preindustriale e contadino perduto , la sua filippica contro i nuovi italiani e l’era del consumismo nasceva da ragioni molto basse, perché i “ragazzi di vita” non andavano più a letto con lui. L’opera di Pasolini è troppo legata all’attualità , perciò va butttata presto. Quella morte violenta non è a caso, è la conclusione legittima e unica . Lui ha voluto quella morte lì. L’ha cercata, l’ha prefigurata , l’ha individuata, l’ha anticipata, l’ha raccontata, e alla fine è avvenuta. L’ipotesi della morte politica ( lui ucciso da un gruppo di fascisti) è del tutto artificiosa.”
E tuttavia c’è qualcosa di implacabile e di estremo nel pensiero e nella scrittura di Pier Paolo Pasolini, -ha detto Audino – una continua tensione intellettuale che non lascia angoli bui, che traccia radiografie di spazi interiori e esteriori, politici , storici, sociali, ma anche psicologici e comportamentali . Questo ha reso Pasolini ostico e indigeribile, antipatico e molesto persino a quell’intellettualità di sinistra che ora lo santifica, esaltandone la visione profetica , ormai innocua , ma spostando in secondo piano la durezza delle lettere luterane in cui – nell’ultimo periodo della sua esistenza , il giornalista –scrittore scandalizza con i suoi articoli d’assalto , le sue proposte e le sue analisi , argomenti scottanti come l’aborto , il nuovo fascismo, la civiltà contadina morente , il potere dello sviluppo , tutti argomenti che risuonano come orribili sintomi entro un perfetto silenzio. Gli appelli disperati e utopici echeggiano, ma nessuno li intende e i loro stessi provocatori suggerimenti , le loro tremende nostalgie , i loro paradossi, sono tutti per definizione impraticabili. Questi scritti chiudono la carriera pasoliniana con una parola impossibile, con un’enunciazione che non crede neppure più in se stessa , con un affannarsi attivistico che nasconde dentro di sé la coscienza della propria inutilità.
ciao gigio, mi fa piacere questa cosa della velocità che hai anche tu!
carissimo augusto, ho letto una volta sola: complimenti davvero. non sono d’accordo su molte cose, su altre sì, bellezza ha detto davvero delle castronerie…
rileggo domani (cioè oggi) a mente più fresca.
ma dico solo una cosa, per ora: che pasolini rappresenti nelle sue opere l’attualità – per cui, se ho capito bene, è uno destinato a invecchiare non sono per nulla d’accordo. nel senso che il complesso delle sue contraddizioni e dei suoi “errori” sono tremendamente, come dicono quelli della moda, “Uptodate”. le contraddizioni siamo noi, in definitiva. in questo pasolini è acconcio alla natura umana nel suo complesso. in questo, a mio parere, è universale. nel pieno della sua opera.
certamente è stato in certo senso un reazionario. insomma, a suo modo.
ma il nodo di pasolini è nelle sue cocenti contraddizioni. da’altra parte io personalmente diffido, nell’arte come nella vita, della “coerenza.”
la coerenza è anche pericolosa, la storia insegna. a dopo!
Ricambio l’abbraccio e un caro saluto a Ernesto.
d’accordo, Franz, in certi casi , sulla coerenza.
secondo me Pasolini rimarrà come poeta , perchè è uno che ha amato lottato e sofferto, e in fondo questo hanno sempre cantato i poeti.
Un abbraccio.
Augusto
Caro Franz, forse t’è sfuggito, ma in molti tratti il piglio di questa tua poesia/invettiva/commento, somiglia moltissimo al Pasolini degli Epigrammi e di molta sua poesia “ideologica” di Trasumanar e Oreganizzar e di Poesia in forma di Rosa, impregnate della forza e vis polemica (perdona la ripetizione) di “Passione e Ideologia” o delle Lettere Luterane (mutatis mutandis, chiaramente)…
In molte cose siamo d’accordo e in molte altre no, ma mi piace molto il cipiglio e la forza (due caratteri della tua “cifra stilistica”) con cui dici la tua. I miei comPlimenti.
salvatore, è per me ovvio che pasolini mi ha influenzato molto, soprattutto negli ultimi anni, quando ho cominciato a scrivere poesie con più convinzione. ma mi ha influenzato, appunto, perchè, fatte le più che debite proporzioni, l’ho trovato affine in questa forza. ecco perchè certe cose scritte da augusto, o riferite dallo stesso – per esempio ribadisco che bellezza – dico senza riguardo – ragionè da “checca isterica”. altrimenti non si spiega un giudizio così uterino ne senso peggiore – o cretino, che è meglio dire.
pasolini nella rabbia, nell’invettive, c’è sempre. era disperato? mah. forse molto meno di tanta gente.
non ho il culto di PPP. sono d’accordo con augusto, e con altri: fu soprattutto grande poeta.
come cineasta però seppe inventare, non sempre con sufficiente umiltà. partì con buoni mezzi (alfredo bini) e questo lo aiutò. ma se mi vengono a dire che il tale regista di B movie è più bravo pechè faceva i film con poche lire allora dico che in costoro c’è qualcosa che non va… l’ignoranza esibita andrebbe punita.
con salò andò al limite della sopportazione dello spettatore, non sempre in senso funzionale.
a me piace molto accattone, a mio avviso una premonizione. ma ci sarebbe da dire tanto, e tu augusto ne sai mille volte più di me, così salvatore.
dunque rimarrà come poeta ma anche come regista di alcuni grandi film: per me Accattone, il mediometraggio La ricotta, Mamma Roma. Accattone, scrissi in un pezzo anni fa, è la prosecuzione con altri mezzi dei due romanzi sui ragazzi di vita. una trilogia composta da due romanzi e un film.
pasolini è grande nel suo cimentarsi, nel suo essere un dilettante, un maestro di scuola che aveva fatto il grande salto per la sua genialità. nel cinema ha trovato il pane ma ha fatto bene lo scandalo, cioè ha unito bene artisticità con vendibilità. o almeno così penso io.
il romanziere… come dico nell’Escursione, Testori era più avanti: un misto di Gadda e Céline, come scrisse qualcuno.
ma certo era un romanziere che oggi forse ce lo sogniamo. o forse no, comunque fece bene il suo. su Petrolio che dire? che non l’ho letto. ma dai pezzi letti, da quello che si è detto e scritto, ho idea che si sia trattato di un errore. non perchè incompiuto, ma perchè non aveva senso scrivere un romanzo così lungo. a mio avviso, non ha più senso da parecchi decenni.
grazie ancora.
mi scuso, riscrivo il primo paragrafo perchè incongruente.
salvatore, è per me ovvio che pasolini mi ha influenzato molto, soprattutto negli ultimi anni, quando ho cominciato a scrivere poesie con più convinzione. ma mi ha influenzato, appunto, perchè, fatte le più che debite proporzioni, l’ho trovato affine in questa forza. ecco perchè certe cose scritte da augusto, o riferite dallo stesso – per esempio ribadisco che bellezza – dico senza riguardo – ragionò da “checca isterica”, non mi trovano d’accordo. altrimenti, riguardo a bellezza, non si spiega un giudizio così uterino nel senso peggiore – o cretino, che è meglio dire.
Caro Franz, non è che io abbia il “culto” di Pasolini – e so che forse non ti riferisci a me, ma lo dici in generale per criticare un atteggiamento….fideista, acritico – ad ogni modo sono io che lo preciso – Lo leggo e rileggo perchè secondo me PPP costituisce uno snodo significativo nell’evoluzione delle nostre lettere/arti negli anni 1949-1975.
Condivido perfettamente il tuo giudizio e vedo che concordiamo anche sugli stessi film (però aggiungerei anche Che cosa sono le nuvole, La terra vista dalla luna e la Sequenza del fiore di carta, brevi e geniali). Sono anche d’accordo che PPP fu essenzialmente poeta.Ma aggiungerei che fu , con caratteri anticipatori e tradizionali allo stesso tempo, intellettuale”umanista” in senso classico :c’è un suo brevissimo cameo nei Racconti di Canterbury, dove lui stesso si raffigura nei panni di Geoffrey Chaucer mentre scrive i racconti nella sua “cameretta”. Quello della cameretta e dello studio è un concetto/immagine che ritorna più d’una volta anche nelle sue poesie. Sì, come romanziere credo abbia dei limiti , nel senso che deve molto a Gadda, quanto a originalità e inventiva, e rimane essenzialmente legato a moduli neorealistici. Andrebbero riletti e rivalutati i romanzi giovanili (Il Sogno di una cosa, Amado Mio.. per capire quanto la grande cultura decadente abbia influenzato il suo sostrato ideologico).Ma Petrolio , che purtroppo rimane un grande meraviglioso brogliaccio, stava per costituire una “svolta” anche sul piano estetico, oltre che esplosivo e anticipatore sul piano dei contenuti…esso ci porta pari pari nella realtà dei nostri tempi in ogni senso, ma con….trentacinque anni di anticipo.
Ovviamente non saremo mai d’accordo sul fatto che PPP sia stato un “reazionario”. Purtroppo , come dire, sulla “pellicola mediatica” è rimasta impressa questa falsa immagine, dovuta soprattutto alla maniera paradossale con cui soleva polemizzare. Ma non voglio ripetere cose abbondantemente esposte altrove. Io penso esattamente l’opposto: che PPP sia stato un anticonformista, un anticipatore , un vero “intellettuale critico”, impopolare e sgradevole nell’esercizio della funzione critica nel denunciare i “caratteri” della “società di massa” prodotti dalla Borghesia e da questa ad essa impressa, un pilastro del quale era (ed è) la cancellazione – a livello socio-ideologico- dell’alterità e sub/alternità del “popolo” o delle classi popolari. In ciò PPP è stato assolutamente lucido, rivoluzionario e non reazionario.
caro salvatore, non volevo certo riferirmi a te come cultore di pasolini. ma a coloro che l’hanno santificato perdonandogli anche le cose – mi permetto di dire- più sporche. c’è anche un privato nella vita di un artista, anzi c’è soprattutto un privato che si rovescia in pubblico.
ma non è un giudizio etico, è proprio un giudizio morale. non dobbiamo scandalizzarci insomma se un religioso è un pederasta e un uomo della strada no. è questione che si fa sesso con individui non ancora formati. ma forse deliro, non ho sicurezze quasi su nulla, bisogna, credo, cercare di mettersi nei panni degli altri, cristianamente.
pasolini era un laico con una forte componente cristiana che lo muoveva anche nelle sue stridenti contraddizioni. aveva il cristianesimo dentro di sé, perchè aveva capito che “non possiamo non dirci cristiani”, che l’ateismo è rispettabile ma è fonte di una disperazione di cui non ci si accorge nemmeno. è una negazione piuttosto urticante per tutti. divago, e però in pasolini c’è la grande umiltà della ricerca, che costa fatica, che è anche disperata, ma in maniera costruttiva. dico cose che penso rendendomi conto di poter parere – mentre parlo di umiltà- tutt’altro che così.
comunque: per reazionario (e mi scuso per averlo definito così senza spiegare cosa intendevo, ma i blog sono anche valida approssimazione) volevo dire che il suo sostanziale sogno a un mondo originario era in contradddizione con lo svilupppo inevitabile. La sua lotta di segno contrario era velleitaria in parte, anche se oggi, dopo tutti questi anni, ancora ne parliamo, ma sempre come per un sogno. e lui lo sapeva bene. non si faceva illusioni.
la sua grandezza stava a mio avviso nel dire senza speranza, ma comunque nel dire. nel non soggiacere alla comoda rassegnazione. in questo senso, come intellettuale ed essere umano è stato a mio avviso straordinario.
un grand’uomo, pieno di meravigliose e umanissime contraddizioni. un peccatore che non aveva mezze misure, come in tutto.
se vogliamo citare il nome di un intellettuale che fosse il contrario dell’ignavo, quello era PPP. forte anche di un coraggio fisico non indifferente. uomo d’azione oltrechè di pensiero.
su Petrolio mi rimetto al tuo giudizio. ammetto di avernel letto stralci, anche se il romanzo moderno – dico stavolta in generale – ha bisogno di meno pagine anche per raccontare storie così complesse perchè bisogna fare i conti, sempre di più, con un pubblico che non ha tempo. i libri vanno letti, non solo devono essere oggetti di un’analisi critica, da addetti ai lavori.
questo è quello che penso. ma, ripeto, Petrolio non l’ho letto e dunque mi rimetto al tuo giudizio, anche per stima e fiducia, ovviamente.
ps: mi scuso per i refusi, le frasi un po’ “ondulate”, ho scritto di getto e sono un po’ stanco.
Nulla quaestio. Rispetto la tua stanchezza e magari ne riparliamo in altra occasione,perchè sulle contraddizioni di PPP e sulla sua componente cristiana (così come quella marxista e decandente) dici cose interessanti e da me condivise. Aggiungo che queste tre componenti sono stati il terreno della sua inesausta e ossessiva ricerca di una sintesi…la sua morte ha impedito di farcene intravedere gli esiti: infatti siamo qui che ancora ne parliamo.
PS Quanto a PETROLIO Il guaio è che PPP è stato ucciso prima che potesse dargli una forma definitiva. L’impressione che si ricava dall’immane brogliaccio ( su cui hanno lavorato d'”aggiustamento” i curatori) è che vi fossero due o più abbozzi…Chissa cosa ne avrebbe tratto fuori…
Del resto anche tu, a proposito de L’INQUIETO VIVERE SEGRETO, dici che lo hai tirato fuori da un “malloppo” di più di cinquecento pagine, se ricordo bene (vado a memoria, sena verificare).