Fino in fondo
Credi che non abbia dubbi? Che non sia angosciato dall’idea che tutto finirà, che questo corpo, come il tuo, sarà corrotto lentamente dal tempo spietato, che l’affetto, i sogni, l’infinita catena della gioia e del dolore, e tutto quanto ci ha tenuti sul filo del rasoio nella tenace speranza di un riposo, ogni risata, ogni pianto, ogni fiato sospeso, siano destinati a spegnersi in un silenzio senza volto, finita la felice e terribile avventura che chiamiamo coscienza? Eppure so, e stamattina l’ho ripetuto a bassa voce mentre il mondo si svegliava pigramente intorno, eppure so che in qualche luogo, in qualche modo, riprenderemo il filo, sorrideremo come allora e ci diremo l’un l’altro: Lo sapevamo, hai visto? Qualcosa, contro tutto, ci prometteva questo, e la vita, anche piangendo e bestemmiando, mantiene le promesse fino in fondo.
(Da Pret(re) à porter)
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In un crinale di follia, nella minestra serale d’una vecchia, nel fiato mancante d’una corsa, nella sontuosità d’un letto di cartoni… Ecco, lo scrittore può avere questa capacità, di comprendere tutto sapendo essere tutto, e ovunque: uomo, animale, pianta, minerale. Ciò nelle espressioni più alte non può non sancire una maggiore prossimità al Dio o all’Assoluto a cui ci si rivolge da millenni, alla sua perfezione ideale, alla sua ubiquità e onniscienza, alla sua creatività incessante e imperitura; lo scrittore, naturalmente, coi suoi limiti, la sua fragilità e finitezza. Verità, giustizia, bellezza: le prime due che sono anche la terza, ché un’umanità giusta, saggia, consapevole e altruista è anche bella, così come brutta ci appare spesso quella attuale, responsabile o corriva delle molte ingiustizie compiute da piccoli e grandi (pre)potenti.
Quando poi la prossimità a Dio è anche imitatio Christi, come nel caso di Fabrizio Centofanti, scrittore e sacerdote, sulla pagina è dato cogliere una tensione particolare. “Ogni atto di bene è una luce che si accende sulla tenebra nel caos originario. Collaboriamo a un’opera preziosa: perché perdere tempo? Il peccato è negare che, gesto dopo gesto, assecondando l’energia che Dio ha donato al tutto, possiamo costruire il paradiso che vedevamo all’inizio della storia, ma che ora scorgiamo profilarsi all’estremo limite di essa, come sbocco finale di una tensione verso ciò che non è più imperfetto. Amo questo mondo che ha fatto di me una persona responsabile. Amo chi mi ha graziato con offerte di vita, rendendomi persona libera. Libero è solo chi ha ricevuto doni, senza che si chiedesse un contraccambio. Libero è chi lascia spazio al Bello, al Bene, al Vero.” (Evoluzione).
Ci domandiamo allora con Riccardo Ferrazzi, nella sua postfazione a Pret(re) à porter, edito da Effatà, “Che senso avrebbe incapsulare Fabrizio Centofanti e il suo ultimo libro negli schemi di una scuola critica…” Perché l’aspetto distintivo rispetto a tanti altri libri “non è una cifra stilistica, ma un atteggiamento: l’autore si schiera. Entra nella testa e nel cuore delle vittime, legge il mondo con i loro occhi, senza pretese di obiettività, senza dare spazio alle ragioni degli altri.” “Fabrizio Centofanti” scrive Tiziano Scarpa nella sua introduzione “ è uno scrittore cristiano, o meglio, è un cristiano scrittore, e dunque è un genere speciale di cristiano.” E “…La scrittura è la zona di affondo nell’impasto di vita e eternità, è la sua zona isterica.” Perché “beati i miti”, certo, ma per esprimere la propria umanità, la propria vocazione e il proprio destino fino in fondo – con le sue istanze talvolta gravosissime, nel dono quotidiano di sé, nella coerente rappresentazione sulla pagina del mondo veduto e percepito, nell’affermazione e difesa dei propri valori e della propria fede, come nel caso di Fabrizio – bisogna portare la “spada” dei combattenti (“La verità è nel combattimento logorante, quello che Giacobbe sostenne una notte intera sulle rive dello Jabbok. La sorpresa è che l’angelo ti lascia vincere…” – Al centro del mondo). Non solo raccoglimento, dunque, ma esposizione, confronto, lotta, guardandosi intorno senza pregiudizi, con sguardo vigile e libero al contempo, proponendo apertura dove c’è chiusura, contenimento e regola là dove il dilatarsi incontrollato comporterebbe perdita di sé.
Questo libro di centoventisei racconti è dedicato a don Mario Torregrossa, sacerdote, maestro e amico insostituibile di Fabrizio, scomparso circa due anni fa. Il villaggio in cui/da cui si vive e si osserva il più vasto mondo è la parrocchia di S. Carlo di Sezze alla periferia di Roma: ventimila anime e punto di riferimento per giovani, extracomunitari e poveri. Un’umanità varia, pulsante, in continuo cambiamento al pari delle attese; quelle rivolte in particolare ai curatori di anime, a cui si chiede spesso l’impossibile, vale a dire, sostegno morale e materiale in massima misura; i giorni si fanno così vortici risucchianti e imprevedibili in cui, per sopravvivere, è necessario rompere barriere e schemi precostituiti, in una sfida continua: “Cerchiamo inconsciamente le sorprese, perché sappiamo che la vita è rompere gli schemi, uscire dai binari che l’abitudine dei giorni trasformerebbe in fossili muti se il vento dello Ionio non spalancasse le porte e facesse irrompere la novità che non ti aspetti..” (Al posto mio). Un compito gravoso e spiazzante, in cui ci si ritrova spesso soli e scarsamente compresi: “…quelli che dovrebbero aiutarti sono in giro per il mondo, in posti ameni. L’idea stessa ti solleva: ‘Stiamo riposando per voi’. Anche questo è solidarietà. Il problema vero è quando tornano: rigenerati, pieni di energie, pronti a notare ogni mancanza, mentre tu stai esalando l’ultimo respiro. Però non muori mai, sarebbe troppo semplice. E’ il bello del prete.” (Rose) “…Sento gli sguardi che mi sfiorano per le ragioni più diverse: chi si preoccupa per me, chi cerca spazi inaspettati, chi fiuta l’aria per capire cosa possa cambiare; io continuo a dare, come ho sempre fatto, ma mi accorgo che le forze a volte scemano, qualcuno potrebbe approfittarsene, e non c’è più il mio amico [don Mario] a discernere con certezza la sincerità dalla furbizia.” (Solo una promessa)
Questi racconti non sono però soltanto diario personale, ma narrazione di fatti reali o inventati (Io sono Obama, America, Sono un Rom, Mineo, Una serata diversa, etc.), riferiti per lo più alla cronaca; dove si sta nel mondo sapendo di essere di questo mondo, pur sognandolo migliore, pur sognandovi il ritorno di un Gesù redivivo: “Che bella sorpresa: Gesù è tornato, è venuto a vedere come procedono le cose. Deve adattarsi alle tecnologie, ai ritmi inediti, al tempo concentrato di comunicazioni e spostamenti rapidissimi…” (E’ come se ci fosse sempre stato). La vita è suzione di vita, amore che si riceve e che si rende (“Mi hanno detto che vivere è restituire l’amore ricevuto…” – Per ora); senza credersi dalla parte giusta, onnipotenti (“…se avverti un senso di’incertezza perenne, vieni con noi, fragile amico, qui c’è posto per te.” – Campo giovani); e senza ipocrisia: “Certi poveri fanno paura: gente dell’est dalla faccia affilata che ti ha visto aiutare gli altri e viene a chiedere soldi con aria inconfondibile…” (Da tanto lontano).
A lettura ultimata, resta di queste storie ricche di umanità e saggezza un senso profondo di gratitudine e ammirazione verso il suo autore, messosi in gioco fino in fondo con rigore e autenticità, con amore smisurato verso i propri simili, maledettamente imperfetti come lui. GN
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Fabrizio CENTOFANTI
Pret(re) à porter
EFFATA’ EDITRICE (2010)
Prefazione di Tiziano Scarpa
Postfazione di Riccardo Ferrazzi


“Mentre sto in silenzio, ripenso ai sonni persi, i sogni interrotti, la fatica di trovare pace nella trincea piena di sangue e frane delle ore che attendono il turno di essere vissute.”
(Il turno, Pret(re) à porter)
Grazie Giovanni
SM
Grazie: bellissimo libro, bellissima e davvero illuminate recensione.
Un abbraccio e un augurio per un Natale buono a tutti,
Roberto
grazie di cuore, Giovanni: la sintonia si tocca con mano, e conforta, soprattutto in momenti difficili come quello che sto vivendo.
un abbraccio grato anche a Stella e Roberto.
fabrizio
“e la vita, anche piangendo e bestemmiando, mantiene le promesse fino in fondo.”
(Da Pret(re) à porter)
Grazie Giovanni per la recensione. E grazie a Fabrizio, per questo libro affascinante che l’ha resa possibile.
Caro Giovanni, anche io ho letto questo libro speciale ed ho particolarmente apprezzato la passione e la sincerità che vi ho respirato.
Ho trovato meraviglioso come don Fabrizio non abbia esitato a mostrare anche le sue debolezza ed incertezze, donando a tutti un grande esempio di umiltà, e dimostrando così tutta la sua forza e costanza nella Fede, nell’Amore caritatevole, soprattutto verso gli ultimi e i deboli, e la sua profonda fiducia nella Provvidenza.
Una grande e bellissima umanità, manifestata anche nel dolore per la perdita dell’amato don Mario: abbiamo bisogno di sacerdoti così, che non ci fanno sentire giudicati, ma compresi!
Grazie Don Faber!
“Non sarò mai come te. Eppure mi hai dato qualcosa che non può finire, anche se sprofondassi nell’inferno.”
Da Pret(re) à porter
Vale
Grazie per questa nuova recensione che riporta in auge un libro gia’ ampiamente apprezzato nel blog ma non solo.
Effata editrice e’ tornata ad occuparsi della figura del sacerdote-maestro di don Fabrizio (la cosa gli avra’ fatto sicuramente piacere).
Un prete che mostra la sua fragilita’ come Cristo mostro’ le sue piaghe ed accompagna i suoi parrocchiani nelle difficolta’ camminandoci fianco a fianco e non bacchettandoli dal pulpito.
La fede e’ una certezza che lascia spazio agli interrogativi, altrimenti sarebbe adesione cieca che non rispetta l’intelletto dell’uomo.
Tutto parte dal sentirsi amati da Dio, ma la Chiesa con la sua accoglienza deve esserne la epifania (manifestazione) concreta sulla terra.
E la Chiesa e’ si’ la gerarchia ma siamo soprattutto noi.
Auguri A tutti per un Anno migliore
A.A.
“Amo questo mondo che ha fatto di me una persona responsabile. Amo chi mi ha graziato con offerte di vita, rendendomi persona libera. Libero è solo chi ha ricevuto doni, senza che si chiedesse un contraccambio. Libero è chi lascia spazio al Bello, al Bene, al Vero.” (Evoluzione).
Buon Natale, Don Fabrizio!
Giorgina Busca Gernetti
Grazie per i vostri interventi.
Un caro saluto a tutti.
Giovanni
grazie amici miei.
a voi e a Giovanni un abbraccio fraterno.
è la lettura che ho riservato ai prossimi giorni, quelli dell’attesa, so che colmerà l’attesa. Grazie e un abbraccio a Giovanni e a Fabrizio
è un onore, Anna Maria.
auguri per questi giorni di novità decisive (per l’anima).
buon natale fabrizio,il buono 🙂
bacio
la fu
buon natale a tutti
Grazie, Annamaria, Fabrizio, Funambola, cari auguri a voi.
Giovanni
Arrivo tardi a leggere, ma voglio esprimere “gratitudine e ammirazione” anche da parte mia, Fabrizio e Giovanni, per questo post bello e che fa bene.
Bellissimo .Grazie Fabrizio .
e grazie ancora da parte mia.
spero di riuscire a riprendere il romanzo:
sono sommerso da ogni parte,
ma la rosa non sfiorisce, anzi.
faber
“un senso profondo di gratitudine e ammirazione verso il suo autore” che neppure dorme per regalarci tutto questo!
Grazie grazie
Come dice Vinicio Capossela: non è il profumo, non è il colore, non è la bellezza, ciò che è importante è il dono che il fiore fa di sè.
SM
Le rose che ci lanci non sfioriscono mai, hai ragione don Faber, anzi ne fanno nascere continuamente di nuove, perchè sono ogni volta:
“il più bel fiore
quello che duri più dell’amor per sé
il fiore che da solo non specchia il rovo
perfetto dal dolore
perfetto dal suo cuore
perfetto dal dono che fa di sé”.
Grazie e speriamo di raccoglierle sempre tutte!!!
e grazie ancora.
ci sono rose che durano per sempre.
L’importante e’ non essere distratti per cogliere le rose al volo.
Ancor piu’ importante e’ non farle appassire subito, stringendole in mano senza alimentarle d’acqua viva e senza condividerne la bellezza con gli altri.
Buon Natale, don Fabrizio, a lei e alla comunita’ di LPELS.
A.A.
Dovrei rileggere questo brano tutti i giorni,per andare avanti. Grazie.
grazie cari.
le feste di Natale e di Pasqua, per un prete, sono una specie di ballo di san Vito.
Anche per noi altri le feste sono una specie di tour de force.
Per fortuna domani si torna in ufficio e per qualche giorno ci possiamo rilassare un po’.
E soprattutto niente dolci!
grazie e auguri, M&C!