Archivio mensile:Marzo 2012

87. Per sempre

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da qui

Sei confusa. La casa è piccola, ci sono foto e disegni che non riesci a interpretare: un uomo con un bambino in braccio, entrambi col volto velato da una macchia luminosa; due personaggi seduti in posizione yoga; un uovo bianco in una buca nera. L’uovo! Cosa ti ricorda? L’origine, il punto da cui nascono le storie, forse anche questa che stai vivendo tu, sul punto d’interrompersi ieri e invece ancora qui, tenace, irriducibile, non per merito tuo, ma dei vigili-strisce gialle e dell’uomo dalla pelle olivastra che ti ha portato a casa sua, immersa in poster di donne velate, di moschee dai soffitti traforati, di strade piene di macchine sventrate e cadaveri sparsi sull’asfalto. Continua a leggere→

Monologo della/alla pecorella

Il tormentone della barba e della maschera, come lo presenta Paolo Griseri su La Repubblica, altrimenti noto come “Sermone della Pecorella” è l’ennesimo specchio torbido di un’Italia che non è cresciuta, e che dal pasoliniano discorso su Valle Giulia a oggi ha continuato a ripetere gli stessi balletti sulle medesime note.
La storia del nostro paese, soprattutto quella moderna, è una storia nella quale Stato e Popolo da sempre vivono in antagonismo, cercando di fregarsi l’un l’altro il piatto da cui invece dovrebbero entrambi mangiare.
Diversa è la storia d’altri paesi, paesi che oggi ci guardano senza capirci, paesi che in alcuni casi Continua a leggere→

La compagna di classe

di Andrea Leone

«La nuova studentessa è bellissima e proviene da una delle più antiche famiglie aristocratiche della nostra regione. La nuova studentessa è ricchissima. La famiglia della nuova studentessa possiede tre castelli nella regione tedesca di Wuttenberg, e molti palazzi e terreni in Toscana. Sembra che la sua famiglia sia imparentata con la famiglia Hohenzollern, una delle più note famiglie tedesche. La nuova studentessa viene da un istituto per allievi superdotati e già nelle prime settimane nella nostra scuola ha dimostrato tutta la sua genialità, avendo messo in imbarazzo con le sue domande molti dei nostri professori. Continua a leggere→

Ciao, Lucio

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da qui

Vai via in silenzio, senza disturbare.
Hai galleggiato tanto nella luce
dei lampioni, come fossero stelle:
navighi sospinto dalle lenzuola
spiegate come vele,
come se il mondo fosse un mare aperto,
profondo, che rivela i suoi tesori
soltanto a chi è capace di cantare
guardando dentro gli occhi della gente,
la barba rada, gli occhialetti tondi,
il sorriso difficile ad aprirsi
per l’innata abitudine
di non fare finta, d’essere solo
quello che sei, triste o felice,
amaro, dolce, cinico, romantico,
pirata docile alla rotta fragile
del cuore, sguardo di bambino perso
nella bellezza inutile del mondo,
visibile soltanto
a chi sa rompere gli schemi, a chi
sa fregarsene delle convenzioni,
e naviga a lenzuola ormai spiegate
nel buio dell’impresa più difficile,
come se fosse l’ultimo concerto,
l’addio di uno morto senza folla,
per darle appuntamento
oltre le piazze e i vicoli,
dove la sera è dolce,
e si capisce che le tue canzoni
erano miracoli.

Cirano sempre

[youtube=http://youtu.be/0yYm2c4cPHk]

da qui.
Questo di Guccini mi sembra un buon commento, nel senso migliore del termine, al testo di Edmond Rostand, che in originale potete trovare qui, e che vi riporto nella traduzione di Mario Giobbe (Mondadori 1985). Il Cyrano è stato rappresentato per la prima volta, con enorme successo, al Théâtre de la Porte Saint Martin, a Parigi, il 28 dicembre 1897. È interessante notare che non solo nel testo di Guccini vi sono allusioni ai tempi nostri, ma anche nel testo di Rostand, ancorché ovviamente non volute, e quindi più interessanti.
(Il testo di Guccini, ad esempio, qui.)

Edmond Rostand
CIRANO DI BERGERAC, atto II, scena VIII
. . . . .
Cirano:
. . . . . Orsù che dovrei fare?…
Cercarmi un protettore, eleggermi un signore, Continua a leggere→