Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia. Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità. Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.
Una felicissima invenzione risiede al centro di Dante in love di Giuseppe Conte (Giunti editore), indirizzata a ristrutturare poeticamente il tema d’amore caro all’autore: è il fantasma o, meglio, l’ombra del Sommo Poeta costretta ormai da 699 anni a scendere una notte sulla terra per espiare l’eccessivo amore per la poesia e la bellezza terrena, in una solitudine che ora è colpa e destino.
La ricerca di una donna in carne ed ossa che possa ricambiare l’amore che l’ombra di Dante prova per lei – unica possibilità per porre fine all’estenuante viaggio dall’eternità nel tempo – trova sullo sfondo Firenze, la città dove si uniscono, talvolta anche con scontri, proprio la dimensione terrena e quella spirituale. Qui, l’ombra di Dante è costretta ad aprirsi al frastuono della storia e ad appurare che la terra non si rigenera mai.
Nessuno più dell’Alighieri è adatto alla funzione di cantore di quell’accoratezza che contemporaneamente è di ogni tempo e fuori dal tempo, di quella protesta per il vuoto che ci sovrasta, segnando con lo sguardo tutti gli avvenimenti che hanno costretto la sua gente a lotte fratricide e congiure, fino ad arrivare alle morie, alle epidemie e ai potenti di oggi che, proprio come ieri, non riescono ad avere presa sul disordine della società perché accecati dalla passione politica.
E se il Dante terreno aveva compreso quanto fosse più giusto coltivare la passione d’amore e la bellezza intesa come materia “che prende su di sé tutte le vibrazioni e i terremoti dello spirito“, quello ultraterreno ora si trova a camminare sul discrimine tra l’ineffabile e il tumulto della vita, in un crescendo di desiderio che, per chi non possiede carne e sangue, si rivela “una sensazione di sommovimento, tremore, elevazione, un turbamento feroce perché consapevole che nessun piacere potrà mai appagarlo“.
Questa vita di ombra sulla terra che dura ormai da 700 anni, quasi inaspettatamente vibra all’incontro con Grace, una giovane straniera che ben presto diventa la Beatrice terrena e che, per la prima volta, dà l’impressione a Dante di percepirne la presenza.
Da qui prendono il via vicissitudini nuove e frizzanti, caratterizzate da una vigorosa messa a fuoco del carattere di Grace con quel tanto di inespresso e sottinteso tipico dei sentimenti che “vanno da un eccesso all’altro, si ingarbugliano, si contraddicono” perché “sono fuoco e cenere, vento e polvere, rose e letame”.
Libro “di fantasia e di visioni“, “Dante in love” è pervaso da un sentore di favola in cui lo spirito del Sommo Poeta, alienato soprattutto da se stesso e perduto nei foschi territori dell’inappartenenza, viene reso da Conte con mano leggera, con il gusto particolare di quell’ansia dolce e amara di chi continua a rifuggere una realtà certamente intrigante ma in cui non può trovare pace.
Fino a quella preghiera, blasfema ma così vera, che Dante recita in nome di un amore a cui essere fedeli, sempre, anche a costo di perdersi: “Lasciami così, Signore dell’Universo, a fianco di questa giovane straniera che dorme, per amarla come può amare un’ombra innamorata“.
E’ l’azione fulminante dell’Amore, dell’essere “in love“, unica condizione in cui si può davvero parlare all’anima, forma di energia che “neppure il vento e il sole ne posseggono una più forte“.
E se l’Amore appare a Dante, Dante appare a Conte, nella vita sotterranea della sua poesia: perché “l’essenza, il motore, il centro vitale della poesia e Amore. Il Dio ispira, muove le energie della mente e dell’anima, e il poeta con la sua penna trascrive il suo dettato interiore, aderisce a lui, gli si tiene stretto, gli è fedele“.
Piace, nel racconto di Giuseppe Conte, il sapore della passione che si fa poesia, contemplata come energia attiva, indomabile, capace di tornare a risplendere sulla realtà animando le vicissitudini dello stesso Conte che, ancora una volta, decide di affidarsi a questa “ragazza eretica, sfrontata, innamorata” per uscire dall’Inferno e vedere un “tenue raggio dorato“.
Un po’ come accade con la primavera, quando ci appare con la sua promessa di resurrezione, e “gli alberi, l’erba, le nuvole, le onde” diventano “capitoli effimeri del Libro di Dio“.
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Giuseppe Conte (Imperia, 1945) ha pubblicato raccolte di poesia, come “L’Oceano e il Ragazzo” e “Ferite e rifioriture” (Premio Viareggio), oggi tutte raccolte nell’Oscar “Poesie 1983-2015“, saggi e libri di viaggio tra cui “Terre del mito“, e romanzi, da “Primavera incendiata” a “Fedeli d’amore“, da “Il terzo ufficiale” (Premio Hemingway) a “La casa delle onde” (finalista Premio Strega) e a “L’ adultera” (Premio Manzoni). Nel 2018 esce per Giunti il romanzo “Sesso e apocalisse a Istanbul“. Traduttore di Shelley, Whitman e D.H. Lawrence, grande viaggiatore, cultore appassionato del mito, è impegnato da decenni nella difesa della natura e nel confronto con il pensiero dell’Oriente e dei mistici dell’Islam. Ha tenuto letture e conferenze in 33 paesi del mondo. Ha vissuto per lunghi anni in Francia. Attualmente abita in Riviera. Pagina Facebook: Giuseppe Yusuf Conte. Sito: www.giuseppeconte.eu
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