La parola ai poeti. Lina Salvi


Ho sempre pensato che la poesia in me sia nata per caso, anche se man mano che la scrivo mi rendo conto di cercare di portare alle luce reperti già esistenti, sedimentati da tempo. In ciò mi conforta il pensiero di Giuseppe Ungaretti, il quale, in un’intervista Rai del 1961 si limitò a spiegare come fosse nata la sua poesia per il pubblico,
ma non per lui; alimentando il suo mistero insondabile, pur sempre insostituibile ed affascinante.

La città al centro per me fu Milano e alcuni ambienti letterari. Il dialogo e l’ascolto di altri poeti di provata esperienza è stato fondamentale, non per avere un “posto da qualche parte, ma per capire i limiti della mia scrittura. 

Furono anni entusiasmanti con i primi testi pubblicati  su riviste letterarie, all’epoca solo cartacee; definisco la prima plaquette nel 2003, quando il fenomeno dei social e dei blog iniziava il suo corso.

Se oggi la rete offre numerose opportunità di letture e condivisione, ritengo che il rapporto con un buon libro, sia insostituibile per amare l’opera di un autore. Scrivere è un’esperienza segreta e delicata che richiede tempo e spazio di essere raccontata. La stessa esperienza dovrebbe ri-viverla il lettore per cercare di acquisire ciò che l’opera rimanda, o di arricchirla di suggestioni proprie.

Mi ostinerei a pensare che la poesia sia, dunque,  necessaria al mondo, ovviamente non parlo della mia. Che un testo può aprire squarci di luce, e orizzonti sia in chi la scrive, sia in chi la legge. Tuttavia, la velocità a cui siamo sottoposti, lascia poco spazio ed è sempre più difficile narrare la contemporaneità per essere testimoni del tempo. Penso che la poesia, pur essendo molto scritta, pensata e tradotta, mantenga il suo alone di utopia, non trovando, se non a fatica,  adeguati spazi di diffusione e di pubblico.

La poesia dovrebbe essere notizia della vita per farsi e farci comunità, ma resta nella sua nicchia segreta.

Oggi, nel totale disincanto e alcuni libri pubblicati, continuo a scrivere, con tempi molto dilatati. Credo molto nel lavoro di revisione, mi piace dire – di scavo,  che ogni autore dovrebbe perseguire.

*

Da  Negarsi ad una stella (Dialogolibri, Olgiate Comasco 2003)

   

      …dalle città a nord
le finestre di terra
fameliche ululano, contro
pallidi orizzonti.
L’imposta trattiene
l’ombra, la nervatura
dei colli stremati
dai combattimenti
il loro dissenso
assurge controvento
elevate trasparenze

l’illeso invisibile

da Abitare l’imperfetto (LaVitaFelice, Milano 2007)

La messa è finita
raccogli dunque il tuo pane
l’epifania del lago, i battelli
battezzati, un nome solo
a memoria.

La parola non è che
un corpo innaturale
pelle avida di sale.

da Socialità  (Edizioni d’if,  Napoli 2007)

Per il carnevale di quell’anno
nonostante il mio disappunto
mi calarono addosso un abito
di carta crespa. Quale maschera
più desiderata? Dame agghindate
fate con bacchette magiche
cavalieri idioti o poco valorosi?

La strega, la strega, si brucia
la strega! Invocavo il fuoco rosso
orgoglioso; le ceneri cangianti
dei nostri involucri grotteschi
chè volassero fino al cielo.
Nella notte con la mente delirante
mi rannicchiavo nell’angolo
in fondo alla stanza.

Quali fossero le ragioni

per le quali, di volta in volta, il fuoco
esorcizzante dominasse la piazza, altri
ben più informati ne hanno parlato-
dell’amore per il superfluo lasciato
all’impeto delle fiamme.

da Dialogando con C.S. Edizioni della Meridiana, Firenze 2011 – Premio Sandro Penna 2010

(Visioni in prosa)

Con note di improvvisazione si da il via alla musica. Private le mani, dell’ostinazione.
Smarrito il silenzio lo spazio percorso, non il suo senso.
Seduto a cavallo, come un cane.
Nei giochi di bambini era cercare il padre, di famiglia qualsiasi.
Nella notte, percosse.

Dizione.

Perdizione. Non sono rovina le forme tutte di perdizione, dell’anima dannazioni.
Nell’al di là con moto costante, a perdifiato.
Sprecare l’occhio malato. Oltre il contingente ridestarsi nella ragione squarcio.
Avaria.

da Del deserto (puntoacapo editrice, Pasturana, 2017)

Del deserto non ho voglia
della sua violenza calma
cavalcate ai margini del cielo,
nel deserto già ci sono:
ahlan wa salan*,
nel deserto popolato  di uomini
buie città,  annuvolate,
assediate di ogni specie animale,
alberi con rami tondi, bocche infuocate.
Della tundra, nel polare,
che dico?  Se non quel volteggiare
in aria, terra,  affondare
il piede in una zolla
del viaggiatore la sua ombra
così lunga, così distante.
=

*(saluto di benvenuto)

Lina Salvi nasce a Torre Annunziata (NA), vive in provincia di Lecco. In poesia ha pubblicato, oltre che su varie riviste letterarie, rassegne antologiche e siti web: le seguenti raccolte: Negarsi una stella, Dialogolibri, Olgiate Comasco, 2003, (con prefazione di Giampiero Neri), Abitare l’imperfetto, La Vita Felice, Milano, 2007, (con prefazione di G. Fantato), Socialità Edizioni d’if, Napoli, 2007, (Premio Mazzacurati Russo); Dialogando con C.S. Edizioni della Meridiana, Firenze 2011, (Premio Sandro Penna) con prefazione di Elio Pecora; Lettere Dal deserto, con un’incisione di F. Giudici, per la collana Fiori di Torchio, curata dal Circolo Seregn De la Memoria, Seregno 2014; Del Deserto Puntoacapo Editrice, Pasturana, 2017  (con prefazione di Elio Grasso). Più volte finalista, segnalata o menzionata in premi nazionali, ha vinto il Premio Festival delle Arti, Donna e Poesia 2007, Sandro Penna 2010 e Astrolabio 2017 nella sezione inediti. Di prossima pubblicazione una nuova raccolta per Il Leggio Editore, nella collana Radici.

Organizza e cura la rassegna di Poesia:  Orto in Poesia  in provincia di Lecco. 

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