[foto di Dino Ignani]
Appunti (seri e provocatori) sulla Poesia
Del Paradiso non so dirvi nulla. Non ci sono mai stato.
Voyages and Travels of Sir John Mandeville
In una parola, la mia opera è digressiva, e progressiva
a un tempo.
Sterne, Tristram Shandy, vol. I, cap. XXII
L’egoismo del poeta è una dannazione che conosce solo salvezze apparenti.
Enzo Siciliano, su Lord Jim
Appropriandomi di quel che Truffaut scrisse di Hitchcock, dirò che i segreti di fabbricazione non andrebbero mai divulgati e che all’autore, come personaggio hitchcockiano, la spiegazione ripugna. D’altra parte, ricordo che Dante, considerando la poesia una pratica responsabile, intimava al poeta, all’occasione, di saper “aprire per prosa”; cioè, di saper dare ragione di quel che aveva scritto.
La fonte del canto è nella commozione,
ovvero nel sommovimento che suscita un’emozione,
la quale non è solo e banalmente del cuore,
ma prima ancora deve esserlo del pensiero.
Una poesia può nascere dal lampeggiare dell’intuizione
di uno stato d’animo, ma quell’intuizione
sarebbe destinata a restare “mero sentimento”
se le parole, che ne sono la trama e l’ordito,
ovvero il tessuto del pensiero, non la vestissero.
Che la Poesia non si fermi al sentimento, suggerisce
Croce, ma ne sia il “superamento contemplativo”.
Il più delle volte la Poesia si esercita sulla realtà;
ma si tratta di una realtà trasfigurata dalla luce
della memoria, una realtà (parafrasando Adorno)
libera dalla menzogna di dover essere verità.
Teoria, speculazione e soprattutto invenzione,
ovvero Poesia, aumentano la realtà,
reinventano la memoria, l’anticipano nel futuro.
Non è necessario che una poesia sia portatrice
di un messaggio, se essa stessa è il messaggio.
Come l’oracolo di Delfi, secondo Eraclito,
non dice e non nasconde: significa.
A corollario, va detto che è inutile cercarvi
ciò che è vero e ciò che è falso.
Non esiste unicità in queste due categorie.
Una poesia è fatta di immagini, di suono;
a volte arriva al poeta per vie non conosciute.
Non può esistere una logica che affermi
che una poesia deve essere logica.
Ma non vuol dire che debba essere astratta.
Nei versi si può riconoscere una porzione di realtà.
A volte è la realtà del poeta, a volte di altri.
Scrivendo si rielaborano esperienze vissute.
Io parlo di “situazioni, affezioni, avventure
storiche del mio animo” scrive Leopardi.
Si scrive sempre a partire da qualcosa che ci accade.
Ma è regola di delicatezza (annota Kierkegaard
nel suo diario), quando si scrive
utilizzando gli avvenimenti della propria vita,
non dire mai la verità, ma tenerla per sé
e lasciarla soltanto rifrangersi sotto angoli diversi.
Ogni poesia, anche la più mediocre,
cerca poi un interlocutore:
colui che vuole consolazione o emozione,
consolazione dell’anima, emozione del pensiero.
o che spera o crederà di riconoscersi nei versi;
è solo quando lo ha trovato che quella poesia
acquista valore,
perché ha raggiunto il suo scopo: dire, emozionare.
La Poesia non ha una funzione salvifica,
ma spesso aiuta il lettore, il possibile interlocutore,
a capire i propri sentimenti.
La stessa cosa raramente vale per il poeta,
il quale, quando una poesia è finalmente conclusa,
rischia di sentirsi ingabbiato
dal meccanismo che ha creato (o soltanto costruito).



Ho letto con piacere e mi sono ritrovato in molti di questi “appunti”.
La poesia per me è come disse qualcuno sulla fotografia “: è l’attimo fissato nel tempo”. Quel tempo che ci sfugge è che non ci da mai la possibilità di ingabbiarlo in nessun modo… la poesia resta è cementa lo stato d’animo di quando l’hai scritta.
Disamina sulla poesia da parte di un vero poeta.