La parola ai poeti. Cristiano Poletti

Alcune parole

La mano e l’attesa: la mano tocca, sente, indica, stringe. Attendiamo con la mano ogni volta, infatti, di verificare vita e morte. San Tommaso insegna che la mano pretenderebbe addirittura di verificare la resurrezione della carne. Sarei orientato a considerarla, la mano, un’estensione dello sguardo essenzialmente, vero tramite percettivo del mondo: vorrei dire quasi uno strumento di religione, intesa nella sua accezione più terrena possibile, strumento cioè di verifica di quanto a lungo si è guardato con grande, acutissima attenzione, con lo scopo infine di unificarlo per sempre a sé.
Mano, attesa, sguardo: lo sguardo cerca sempre un punto, un punto di fuga, un punto di attenzione, un punto in un luogo. Cerca d’inquadrarlo e per farlo ha bisogno di darsi dei confini, di avere una cornice. Come dire, un quadro. Così come di confini e limitazioni molto chiare vive l’io. L’io è un episodio, un episodio che ha preso nome nell’arco della storia, ed è un luogo preciso, forse una casa; sì, una casa, o meglio un punto della casa, lì dove abbiamo una e una sola finestra per guardare. Riprendo volentieri un passaggio, mirabile, di una lettera che Hölderlin invia a Böhlendorff nel novembre del 1802: «Il temporale, non puramente nella sua massima manifestazione, quanto proprio in questo sguardo, come potenza e come figura (…) formante un modo del destino, il fatto che per noi è qualcosa di sacro, il suo impeto nel venire e andare, l’elemento caratteristico delle selve e il trovarsi insieme in una regione di differenti caratteri della natura, il fatto che ogni luogo sacro e la luce filosofica alla mia finestra è ora la mia gioia; che io possa serbare, come sono arrivato fin qui!».


Fin qui ho detto alcune parole, ma vorrei aggiungerne altre, a me particolarmente care: il lampo, lo scarto, lo scatto, il salto, la rottura, il versante, in particolare il versante più ripido della montagna, là dove può manifestarsi ogni dato (folgorante) di una visione. La visione e la sua profondità: penso così, inevitabilmente, alla storia, materia che mi è familiare da sempre. Mediante salti di tempo e nuove associazioni di fatti e idee, possiamo senz’altro portar luce su dettagli e destini prima oscuri. Anche qui: salti, rotture, scarti, lampi. Il tempo dà vita e distrugge, per parafrasare Luzi.
In questo correre e scorrere, allora, nascono di continuo alcune domande, in apparenza molto semplici: cosa fa una mano, una mano poggiata sul davanzale? E gli occhi, cosa fanno? Cosa guardiamo dalla finestra? Cos’è, alla fine, uno sguardo? Direi che il groviglio si risolve col dire che si tratta di una messa a fuoco, da intendersi come incendio e come focalizzazione, sapendo che ciò che si mette a fuoco è, in fondo, semplicemente l’esistenza. Ecco, tutto questo mi attrae, nella vita esattamente come nella poesia; e insieme a queste parole, dentro questa attrazione in forma di poesia, che dura da tempo e durerà nel tempo, penso ai destini degli umani. Tra questi c’è ovviamente anche il mio, ma conta poco, o nulla: so soltanto che si viene dai secoli e che ognuno, ciascuno di noi, consapevolmente o meno, incarna il corpo della poesia, ne costituisce ovvero una parte, ne rappresenta un lembo, un nervo, è organo-parte dell’organismo.
Un’ultima parola: materia. Che l’essere e ogni attività dell’uomo dipenda dalla materia… che ogni azione della natura sia materia, materia in sé sola… che tutto discenda da essa e il pensiero stesso sia in fondo soltanto funzione cerebrale… Questo mi porta a una personale ammissione, che è una riflessione oltre che una confidenza, di trovarmi sempre più, oggi, in una preghiera come forma del pensiero e di trovare in questa forma il centro della materia, lì dove si colloca Dio.

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Cristiano Poletti è nato a Treviglio (Bg) nel 1976. Laureato in storia, lavora all’Università di Bergamo. Ha scritto due libri di poesia: Porta a ognuno (L’arcolaio 2012) e Temporali (Marcos y Marcos 2019). Autore di saggi, ha scritto: L’opera multiforme di Dino Buzzati (L’arcolaio 2012); dei poeti, (Carteggi Letterari 2019); Libellula gentile, sulla vita e il lavoro di Fabio Pusterla (Marcos y Marcos 2019). Ha vinto il Premio internazionale Europa in versi 2020 e il Premio Letterario Internazionale Ceppodi Pistoia 2021. Dal 2007 al 2017 ha diretto Trevigliopoesia, festival di poesia e videopoesia. Nel 2024, Marcos y Marcos pubblicherà un nuovo libro di poesia: Un altro che ti scrive.

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