Mauro GERMANI, PRIMA DEL SEMPRE. Antologia poetica 1995 – 2022. Postfazione di Giovanni Nuscis

Mauro GERMANI

PRIMA DEL SEMPRE

Antologia poetica (1995-2022)

Puntoacapo Editrice 2024

Postfazione di Giovanni Nuscis

 

 * 

 

Da: L’ultimo sguardo (1995)

 

Il fuoco e la cenere

I

Sei prima dell’alfabeto, prima del volto. Tremi nell’erba bianca dei sogni, e un respiro attraversa la valle del mondo, diviene il tuo sguardo, il silenzio di noi, ancora, nel tempo dei fuochi.

 

II

Talora il vento ti porta. E dalle scintille del cielo cade la tua storia abbandonata, tra gli anni e le case, quando qualcuno promette il suo esilio e raccoglie con calma smisurata gli stracci del perdono.

 

III

Non hai soccorso perché non hai tempo. Ci guardi nei tuoi occhi come una luce assediata, come un amore segreto. Tutto perdi e ritrovi nella cenere di un dono accolto per sempre.

 

*

 

Da LUCE DEL VOLTO (2002)

 

 Limen

 VI

 

Sono i poveri, le parole saltate. Piangono la stessa agonia, il grido strappato agli ulivi.

La loro cometa è incenerita, è qui, è questa terra senza luce né buio, questo cielo da sempre invocato.

 

Il mio nome

Fra le tende e i fantasmi alle pareti, quanto tempo nel tempo, ora, quanta voce negli occhi, nella camera d’ospedale in mezzo alla notte, nei passi rapidi e silenziosi delle infermiere, nella tua pelle così trasparente…

Io mi vedo lontano, ti bagno le labbra, penso che una luce ti aspetta.

 

*

 

Da LIVORNO (2008)

 

La morte che era nei Fossi

e quel futuro

quella parola nera

caduta per poco…

 

Restavano in silenzio gli anni

le cupole alte della notte

e le ceneri, gli avvisi

del tempo.

 

Restava così

la novella del mare

Livorno e ogni voce,

il mio pianto

in fondo al tuo nome.

 

*

Da TERRA ESTREMA (2011)

 

 Scrittura d’ombra

e d’esilio,

capovolta aurora

di pagine perse.

 

Dov’è il vento

che chiama

le labbra,

il raggio bianco

che scuote

la terra?

 

Dov’è la voce

perduta

del sasso,

l’eco ammutolita

del cielo?

 

Tutto

si cancella

dove tutto

perdura.

 

*

Da VOCE INTERROTTA (2011)

 

Come se fossero ancora le cose

come mi avessero ancora

nel loro destino

muto

nella mia infanzia tagliata.

 

Come fosse tutto

per qui

per questa casa

strappata alla vita.

 

*

Da PRIMA DEL SEMPRE (2020 – 2022)

 

Accanto alla sera

 

Qualcuno ci parlerà

accanto alla sera

e l’addio scioglierà

la verità ultima

del cielo, quella

promessa d’acqua

benedetta, quel pianto

nel freddo del mondo.

 

Allora sentiremo

un nome da portare

lontano, un dono

povero e grande,

la nostra voce

dentro una voce.

 

*

  

Dalla postfazione di Giovanni Nuscis

 

Rileggere le proprie opere edite e inedite è operazione non infrequente, nel corso degli anni, che induce talvolta alla loro riscrittura, o a una selezione per un’autoantologia.  Una rivisitazione non come semplice bilancio di decenni di lavoro, ma per impulso interiore a marcare costantemente ciò che siamo e scriviamo col nostro segno identitario, coerente con la nostra idea di mondo e di scrittura. E la parola, come i nostri pensieri, assume altri significati nel tempo, in quanto traccia malferma di un contesto e d’una ricerca che dura una vita. Anche se, scrive Mauro Germani sulla sua bella nota finale (Sulla mia poesia): “La parola poetica arriva dove può, a un certo punto è naturale che si interrompa. La coscienza dell’incompiutezza diventa un atto necessario di umiltà, la ricerca un fuoco che brucia e che ha altrove il proprio principio. Perché nell’esistenza c’è qualcosa che è di più dell’esistenza stessa e le parole non bastano mai per dirlo. Come esprimere davvero l’amore, il dolore, la solitudine, tutto ciò che si agita in noi? Il poeta deve sapere di questa sofferenza della parola, che però è al contempo la sua bellezza: un desiderio incessante, che non si estingue, che si rinnova in una ricerca continua.”

[…] Cosa (…) se non la fede può dirci ciò che avverrà nel momento del commiato, quando si dischiuderanno finalmente verità e misteri? Ben sappiamo che l’alternativa alla fede è il nulla, l’attesa del nulla. La fede, invece, è ciò che fa dire a Mauro Germani, negli ultimi versi di questa poesia:   “Allora sentiremo / un nome da portare / lontano, un dono / povero e grande, la nostra voce / dentro una voce.“

E‘ perciò la fede a segnare marcatamente lo sguardo più recente sul mondo da parte del poeta, “Così d’improvviso / si aprirono / le nubi alla luce, / e nell’aria / celeste / si sollevò il tuo  / volto / di sangue / e d’amore.“

La poesia eponima di questa silloge e del libro, che lo chiude, ci ricorda ancora una volta la nostra condizione sospesa, transitoria; il momento più alto della nostra conoscenza e consapevolezza, la memoria carica e ancora viva di tutti gli accadimenti che hanno segnato, nel bene e nel male, la nostra esistenza. La fine di un percorso e l’imminente ingresso nella Gerusalemme celeste, dove rivelato sarà, finalmente, “il segreto del nostro segreto“.

 

“Ora siamo prima

del sempre, nelle

lunghe attese

alle porte, ai nomi

che salgono incerti

sui visi.

 

Ora abbiamo

il conto degli anni

e le sere, le luci

appena sospese

a tutti i

davanzali, le trame,

le voci dentro

di noi.

 

Ora aspettiamo

nel tempo che

incede

l’ultimo sguardo

e la parola più vera,

quella promessa mai

cancellata

il segreto

del nostro segreto.

 

*

Venerdì 14 giugno alle ore 18, presso la Libreria  Il covo della ladra, in  Via Scutari 5, a Milano, il libro sarà  presentato da Mauro Ferrari.

Nella stessa occasione sarà presentata da Luigi Cannillo la raccolta poetica di  Gabriela Fantato “Terra magra” (Il convivio editore).

 

 

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