“Pesce lupo”. Poesie di Nadia Crantosqui (traduzione di Marco Grassano)

PESCE LUPO[1]

di Nadia Crantosqui (trad. di Marco Grassano)

ad A. A. C.

a tutti i mondi che sorgevano con la sua voce

 

                  Io non ho visto il mare.

                  Non so se il mare è bello,

                  non so se sia agitato.

                 Il mare non m’importa.

                  Ho visto la laguna. 

                                                                                                                Carlos Drummond de Andrade[2]

           

Nadia Crantosqui

la laguna finge

dalla rotta tersa tersissima

prologo di giunchi

due – o erano tre? –

aironi bianchi

bimba non si fida dell’illusione ottica

i fanghi belli ma così altra cosa mostrano

la loro verità adesso

che si avvicina all’acqua e le zanzare

si chiudono fameliche

sulle sue gambe

 

papà ha venduto bene il goal

ha ottenuto una casa semovente color arancio

ideata nella scoperta

delle cose che si aprono.

il tavolo è un bancone

che si distende dalla parete

i letti sono lingue

che con una certa fatica

si lasciano estrarre.

così lento si muove il mondo

su quelle quattro ruote

da sembrare che con la laguna

ci andassero a braccetto.

adesso sono scesi

bimba ha davanti a sé ore

in cui far conto di fare

qualcosa

il tempo che a papà serve

per strappare alla laguna la cena.

bimba non ha il permesso

di toccare i galleggianti e i piombini

o le perline colorate della scatola da pesca

che le sarebbero state utili

per farne braccialetti.

 

il filo della canna squarcia

la laguna come una tela

e un triangolo di pavoncelle[3]

la attraversa in un grido.

bimba guarda la borsa delle esche e si avvicina

le rosee infradito poggiano su quella cosa

che non è lo stesso della terra.

dentro la borsa si agita

una piccola città di saraghi[4]

che sta per cadere condotta

al suo destino.

 

papà fissa gli occhi sulla lenza e da ogni spalla

gli esce una concentrazione che lo aguzza

le zampe magre immobili ma intente

e la pancia tonda a causa della birra

papà è una pavoncella papà usa il cervello

quando pesca.

 

esche vive

cinque pesos

lei si accoscia sulla borsa di saraghi

a quest’altezza dell’estate

il colore delle gambe si avvicina alle prugne

giù le ciabatte rosee

le dieci dita piccine e arse

di punture di calore e di goffaggine.

tanto tempo per annoiarsi

è un dolore ed è un diletto

prende un sarago per la coda

lo distende sul palmo della mano

con un bastoncino cava l’occhio

il sarago orbo fa il solletico

con la coda confusa e secca.

sceglie un altro sarago dalla borsa

ma un vento sulla riva la trattiene

come una scortesia o un fastidio.

 

 

zuccherosa ma temibile come una zia

si è levata una voce fra i giunchi

scombussolando gli andirivieni

dai finocchi d’acqua[5] e dalla pennichella

che sopra il canneto facevano le api.

mi racconti cosa stai facendo? ha domandato.

bimba alza le spalle

cerca nella terra il suono

di ciò che la interroga

e non lo trova.

sto giocando con le esche

dice bimba

raccontami a cosa giochi tu così ci gioco anch’io

zuccherosa ma temibile

come una zia

fa salire una brace

sulle guance a bimba

il calore di chi distingue

tra ciò che domanda

e ciò che sfida.

 

facile che non resti loro molto tempo

e a te

è tanto o poco

il tempo che rimane?

facile che non servano a molto

e tu

a cosa servi?

domanda la voce

a bimba.

 

Nadia Crantosqui (Lincoln, Argentina, 1989) scrive poesia, è traduttrice, insegnante e editorialista della radio. È stata premiata nella categoria microracconto della Fondazione CREAR (2016) e selezionata per rientrare nell’antologia di poeti platensi Porcellini comuni (Bruma editrice, 2026). Ha pubblicato Fallimfesti (2017) con Pesci di Città. Ha partecipato al gruppo di ricerca di traduzione letteraria 1 (UNLP – CONICET) Traduzione, Soggettività ed Ethos, occupandosi dei rapporti tra traduzione e attivismo politico. Ha condotto La casetta rubata, un programma sulla casa, i traslochi e il problema abitativo per conto di Radionauta, la radio del Centro culturale e politico Olga Vazquez. Ha partecipato a letture ed eventi letterari in Argentina, come la Fiera Internazionale del Libro di Buenos Aires, a “La Plata, città di poeti” del Museo Almafuerte e, tra le altre cose, al ciclo “Sparatoria poetica: letture a bruciapelo”.

1 In originale, Tarucha (Hoplias malabaricus), specie ittica predatrice (parente del nostro Luccio) che vive nelle acque dolci del Sudamerica.

[2] Poeta brasiliano (1902-1987). Una scelta di sue liriche è stata tradotta in italiano da Antonio Tabucchi: “Sentimento del mondo”, Einaudi, Torino, 1987.

[3] In originale, Tero (Vanellus chilensis).

[4] In originale, Mojarra, termine generico che può riferirsi ad alcune famiglia di pesci, tra cui Gerreidae e Cichlidae. Da noi lo si fa corrispondere solitamente al Sarago fasciato (Diplodus vulgaris).

[5] In originale, Apio del Diablo (Oenanthe crocata), detta anche, da noi, Prezzemolino, pianta erbacea spontanea perenne estremamente tossica e letale per l’uomo e gli animali.

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