Luciano Villa, “Gli spiriti della valle”

Recensione di Francesco Improta

Luciano Villa, Gli spiriti della valle (Bookabook Narrativa, 2026)

Ho avuto più volte occasione di confessare la mia scarsa simpatia per il genere fantasy, sia a cinema sia in letteratura, ma con altrettanta sincerità devo ammettere che Gli spiriti della valle di Luciano Villa, non diversamente dal suo precedente Di pietra e di sogno, di cui il nuovo romanzo costituisce il sequel, mi ha fatto parzialmente ricredere. Va precisato innanzitutto che non si tratta di un semplice fantasy per la capacità dell’autore di attraversare vari generi, sottoponendoli a una sapiente e personale rivisitazione.  Del resto, gli eserghi tratti rispettivamente da H. P. Lovecraft (La cosa sulla soglia) e P. Ovidio Nasone (Le metamorfosi) ci trasportano dalla weird fiction alla letteratura classica. Il libro, decisamente corposo (oltre quattrocento pagine), è suddiviso in quattordici capitoli, incorniciati da un prologo e un epilogo e impreziositi da una particolareggiata mappa del Mandamento di Triora nella Valle Argentina del 1828 di Lino Pastorelli e dalla copertina allusiva di Chiara Mazzocchi in cui una figura femminile, ingenua e innocente, come testimoniano l’abito bianco e la fronte bassa sarà presto vittima di presenze fantasmatiche e inafferrabili che si muovono tra gli alberi. La data della mappa non deve trarre in inganno, in quanto la vicenda non si svolge solo nel secondo decennio del diciannovesimo secolo, ma si muove in un macro-periodo che va dall’Anno Domini 266 al 2025, toccando anche il Basso Medioevo. Anche per quanto riguarda le location, la vicenda non si svolge solo nell’alta Valle Argentina, sui monti e nei boschi circostanti ma tocca anche Imperia, Torino, Port-au-Prince, Genova e Alassio. Il titolo mi ha ricordato vagamente uno dei classici della narrativa poliziesca, La valle degli spiriti di Edgar Wallace, pubblicato nel 1922 ambientato in una cittadina inglese dove a detta degli abitanti si aggirerebbero degli spiriti che terrorizzano la popolazione. E questo, oltre al titolo, è l’unico punto di contatto con il libro di Luciano Villa, che per coloro, critici o lettori, in cerca di catalogazioni può essere definito un thriller psicologico con sfumature esotiche ed esoteriche, come risulta dai riferimenti dettagliati (esatta nomenclatura di spiriti e rituali) alla religione voodoo con cui viene a contatto Angela durante il suo soggiorno ad Haiti. Ci sono altri riferimenti storici, dalla caduta di Napoleone alle cospirazioni contro il governo sabaudo e alcune reminiscenze cinematografiche, dal capolavoro di Stanley Kubrick, Shining, alla serie dei film sull’agente 007, James Bond, al film di fantascienza di Steven Spielberg, Incontri ravvicinati del terzo tipo. Non mancano neppure citazioni letterarie da Giacomo Leopardi (La sera del dì di festa) al sommo poeta Dante Alighieri e rimandi a Ludovico Ariosto e all’episodio di Astolfo sulla luna, naturalmente a Stephen King, a John Ronald Reul Tolkien e persino ad Alessandro Manzoni e all’edizione, profondamente rinnovata a livello strutturale, del 1827. Credo che sia giunto il momento di riassumere, sempre che sia possibile, vista la mole del romanzo, la storia:

“Un gruppo, eterogeneo, di giovani su proposta di Paolo, che vorrebbe scoprire qualcosa in più sul gesto inconsulto della madre, Sara, trovata priva di vita, appoggiata a un albero nel bosco vicino al Passo Teglia, parte per un campeggio nel cuore dell’Alta Valle Argentina, attratto da misteri e leggende antiche. Quella che, nelle intenzioni di tutti, doveva essere una semplice avventura si trasforma però in un’esperienza agghiacciante, costellata di visioni e presenze fantasmatiche, esseri ibridi tra l’umano e l’animalesco. Alla loro vicenda si alterna e si sovrappone quella di Angela, Pascal, Léonie, Giorgio e Giovanni, che ci riporta indietro agli inizi dell’Ottocento. Tra epoche lontane e destini speculari vengono alla luce segreti sepolti e verità impossibili da ignorar, con cui tutti i personaggi saranno costretti a fare i conti.

   Le atmosfere nebbiose, i segreti millenari e il fascino magnetico dell’Alta Valle Argentina, con le sue cime, i boschi, i resti di insediamenti celtici tornano così protagonisti in questo secondo romanzo di Luciano Villa che riesce a inchiodare sulla poltrona il lettore che non può staccare gli occhi dalla pagina scritta. Il plot è decisamente intrigante e seduttivo ed è incentrato sulla lotta millenaria tra il bene e il male, tra spiriti malevoli e spiriti benigni,  ma quel che conta, a mio avviso, è lo stile dell’autore, dal momento che in arte ogni innovazione avviene sempre e soltanto sul piano dello stile. Si apprezza, nel caso specifico, l’utilizzo di elementi e materiali diversi: manoscritti, diari, epistole, verbali e memoriali che, non diversamente dal discorso libero indiretto, a cui si ricorre spesso, tipograficamente sono in corsivo. A ciò si aggiunga il montaggio dei diversi piani temporali che si confondono e si sovrappongono attraverso continue ed efficaci analessi e prolessi. Funzionale e ben riuscito il cambio del punto di vista per cui si passa con estrema disinvoltura ed efficacia dal narratore onnisciente alla focalizzazione interna o esterna, vivacizzando in questo modo la narrazione. Brillanti i dialoghi dove ogni personaggio parla in conformità del suo carattere, della sua cultura e della sua educazione. Efficaci ed eleganti gli intarsi linguistici in latino, francese e ligure che impreziosiscono una scrittura, lessicalmente ricercata e spesso poetica nella descrizione dei luoghi, allorché affiora la natura romantica e malinconica dell’autore.  Valga come esempio del suo linguaggio il seguente brano:

Timidamente, i suoni della natura iniziarono a riemergere. Un fruscio leggero tra le foglie, il pigolio di un volatile notturno nascosto tra i rami, il respiro sommesso del vento. La vita, liberata dall’oppressione del Male, tornava a fluire, come un fiume che riprenda il suo corso superata una diga. L’aria riecheggiava di suoni familiari, un canto di liberazione che riempiva i cuori. Esausti ma sollevati, si guardarono l’un l’altro, consapevoli di aver contribuito a sconfiggere un nemico che minacciava di inghiottire, oltre che l’intera foresta, le loro stesse anime.” 

A lettura ultimata, decisamente piacevole oltre che interessante, mi si è rafforzata la convinzione, balenata già dopo il primo romanzo Di pietra e di sogno, che da  tanto materiale possa nascere una miniserie televisiva di grande successo. Congratulazioni e auguri!

 

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Informazioni su giovanniag

Giovanni Agnoloni (Firenze, 1976), è scrittore, traduttore letterario e blogger. Autore del libro di viaggio "Berretti Erasmus. Peregrinazioni di un ex studente nel Nord Europa" (Fusta Editore, 2020) e del romanzo psicologico "Viale dei silenzi" (Arkadia, 2019), ha anche preso parte al romanzo collettivo "Il postino di Mozzi", a cura di Fernando Guglielmo Castanar (Arkadia, 2019). È inoltre autore di una quadrilogia di romanzi distopici sul tema del crollo di internet e della società del controllo ("Sentieri di notte", "Partita di anime", "La casa degli anonimi" e "L’ultimo angolo di mondo finito", editi da Galaad tra il 2012 e il 2017 e in prossima riedizione in volume unico), in parte pubblicata anche in spagnolo e in polacco e in prossima riedizione in volume unico. Ha scritto, curato e tradotto vari libri sulle opere di J.R.R. Tolkien (su tutti, "Tolkien. Light and Shadow", opera bilingue italiana-inglese, ed. Kipple, 2019), e tradotto o co-tradotto saggi su William Shakespeare e Roberto Bolaño ("Bolaño selvaggio" a cura di Edmundo Paz Soldán e Gustavo Faverón Patriau, ed. Miraggi, 2019, tradotto insieme a Marino Magliani), oltre a libri di Jorge Mario Bergoglio, Kamala Harris, Arsène Wenger, Amir Valle e Peter Straub. Ha partecipato a numerose residenze letterarie e reading in Europa e negli Stati Uniti, e traduce da inglese, spagnolo, francese e portoghese, oltre a parlare il polacco. I suoi contributi critici sono disponibili sui blog “La Poesia e lo Spirito”, “Lankenauta”, “Poesia, di Luigia Sorrentino” e “Postpopuli”. Insieme alla giornalista Valeria Bellagamba, ha creato e gestisce la pagina Facebook "Anticorpi letterari", con interviste in diretta video a protagonisti del panorama culturale italiani e internazionale. Il suo sito è www.giovanniagnoloni.com.

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