Luca PIZZOLITTO, Crocevia dei cammini. Nota di Giovanni Nuscis

In quest’ultimo libro di poesie di Luca Pizzolitto, Crocevia dei cammini si nota subito il ricorrere di alcune parole: lontananza e dolore, in particolare, ma anche esilio, silenzio, cenere, Dio, fede. In poesia, più che negli altri generi letterari, le parole, soprattutto se ripetute, aprono a mondi e a interpretazioni che possono avvicinare all’essenza dell’opera, e che non vanno pertanto trascurate; pur nei confini fluidi che rendono i versi creature delicate, sfaccettate, polisemiche. A differenza della narrativa, con riferimento al concetto di esattezza definito da Calvino nelle sue Lezioni americane

Il libro è pervaso da un’atmosfera soffusa, sospesa, come in uno stato di convalescenza, proprio del corpo esposto fattosi pellicola, diaframma sensibile a ogni alito, a ogni voce, a ogni manifestazione del mondo e, naturalmente, ad ogni sua frizione o urto (Sospesi tra l’abbandono / di chi assorbe ogni cosa / senza vergogna // e il tuo corpo / che è grido scomposto, / anatomia di un istante). Da tale esposizione ricevendo doni e dolori: per le ferite aperte, dalla pelle fattasi appunto sottile, ipersensibile: Qualcosa muore, anche in noi, / trafitti dal gelo delle stelle, / il passo stanco, la gola in fiamme. (Inutili stracci)

L’esergo della prima sezione del libro, [(…) Io sono il crocevia di liberi venti. (M. Guidacci)]  conferma la peculiare sensibilità che contraddistingue il poeta -ma non solo il poeta, certo; anche dei mistici, ad esempio, oltre che degli artisti in genere; condizione di vulnerabilità assimilata all’immagine  di quel “bambino seduto che piange” (sul “crocevia dei cammini”); immagine e versi tratti da una poesia di Pierre Lepori, inserita dall’Autore tra le note e i ringraziamenti.

Le poesie della raccolta non sono mai lunghe, e paiono concatenate tra loro come sequenze o variazioni su uno stesso tema, tessere di un unico affresco. Con scrittura distesa ma concisa, di parole soppesate (…Verso cosa siamo andati / per sprecare così tante parole?), dentro un equilibrio complessivo coerente con l’aura di silenzio meditativo, quasi religioso, monastico che percorre questo libro (…Trovare frammenti di fede / tra gli oggetti lasciati alla polvere, / i gesti di poco valore; / un errare stanco nelle stanze / della luce.); senza dunque mai cedere a impennate liriche o espressionistiche.

Gli indizi lessicali su accennati sembrano evidenziare, come accennato, una religiosità volta alla calma ricerca di sé, del senso della vita e del personale rapporto con essa -come uomo, prima ancora che come poeta – e questa mi sembra una caratteristica importante e preminente del libro, che dà senso e valore allo scrivere, fortificando l’autore, rendendolo indipendente dal giudizio umano e critico altrui. (Forse il senso della vita è qui, / nel tempo che scorre e non chiede / ragione; forse è l’abbaiare di un cane / alla notte, il ricordo di una giovinezza / ormai lontana. // Nessuno verrà a dirti / ciò che manca.)

Sassari, 10.1.2023

Giovanni Nuscis

 

*

 

Tornare, quando fa sera,

tornare all’abisso che divora,

al grido deserto, al ramo spezzato;

sul tuo corpo giace, priva di forza,

la santità di un dolore antico,

immolato.

 

Senti come trema la voce

di questa fede immatura,

senti l’invisibile crepa

che avanza nel nostro domani.

 

*

 

Sulla soglia disabitata

di ogni mio sguardo,

cerco il tuo volto, madre.

 

Vivo senza voce, ostaggio

di un cielo terso, vivo

nella sterrata lontananza

 

Di un amore mai incontrato,

nelle pieghe del canto dove

anche la luce brucia, e consuma.

 

Questa necessità di essere

visto, contenuto, amato.

 

*

 

Crocevia dei cammini

 

Nello spazio sacro della sera,

nel volgere a compimento

di tutte le cose,

scenda ancora su noi la grazia,

una dolce benedizione.

 

A Te giunga un canto

di questo inquieto esistere,

a Te giunga il grido

che non trova pace, ragione.

 

*

 

Luca PIZZOLITTO

Crocevia dei cammini

peQUOD (Ancona, 2022)

 

Luca Pizzolitto nasce a Torino il 12 febbraio 1980, città dove attualmente vive e lavora come educatore professionale. Da quasi vent’anni si interessa ed occupa di poesia. Nel 2008 vince il Premio Arezzo Poesia; nel 2014 si classifica primo al Concorso Letterario Internazionale Città di Moncalieri (“Una disperata tenerezza”, Ladolfi). Nel 2019 vince il Premio Internazionale Città di Latina (“Il tempo fertile della solitudine”, Campanotto). Nel 2021 è finalista al Premio di Poesia Onesta e Premio Prato Poesia (“La ragione della polvere”, peQuod). I suoi ultimi libri pubblicati sono: L’allontanarsi delle cose (Ladolfi), Il silenzio necessario (Transeuropa), Dove non sono mai stato (Campanotto), Il tempo fertile della solitudine (Campanotto), Tornando a casa (Puntoacapo), La ragione della polvere (PeQuod, Rive). Da fine 2021 dirige la collana di poesia portosepolto, per conto della casa editrice peQuod.

sito: http://www.lucapizzolitto.it

 

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