Archivi categoria: Interviste

Intervista a Gaja Cenciarelli

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Di Luca Tassinari

Gaja Cenciarelli è nata nel 1968 a Roma, dove vive. Laureata in lingue, lavora come traduttrice dall’inglese per importanti case editrici: è specializzata in letteratura irlandese e scritture femminili. Suoi racconti sono apparsi sulle riviste “Accattone” e “Carta” e in alcune antologie. Ha pubblicato due libri: Il cerchio (Edizioni Empirìa, 2003), ed Extra Omnes – L’infinita scomparsa di Emanuela Orlandi (Editrice Zona, 2006). Il suo blog è sinestetica.net.

Hola Gaja! Dato che io come intervistatore sono alle prime armi, come prima domanda ti chiederei: ma a te, se uno ti intervistasse in quanto scrittrice, traduttrice, capo redattrice di vibrisselibri, lettrice, ecc., che domande ti piacerebbe sentirti fare?

Sulla traduzione letteraria tengo una rubrica mensile su BombaSicilia e vivo gomito a gomito con le parole degli altri ogni giorno, ogni ora, ogni minuto della mia vita. È un’esperienza entusiasmante e gratificante – si fa letteralmente nascere un libro in lingua italiana – ma che comunque, per me, attiene al quotidiano. Perciò mi piacerebbe esplorare altri temi, come quello della scrittura. Che è, e rimane, il mio primo amore.
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Intervista A Beppe Sebaste

Un grande scrittore, Francesco Biamonti, diceva: la mia vita è da cancellare, i miei natali non contano nulla. Eppure quando di se stessi si può dire che poco più che ventenni, e negli anni Ottanta, si è esordito in narrativa, fondando addirittura una casa editrice, ecco, qualcosa da raccontare si ha. Continua a leggere

Intervista ad Achille Maccapani

Achille Maccapani, funzionario, saggista, narratore, milanese interista, e fermiamoci qui, sceglie, inseguendo l’amore, la riviera ligure, quel lembo estremo, terra di confine, tanto caro a Francesco Biamonti e non solo. Raccontaci qualcosa di te, Achille, le tue passioni musicali, che so molto forti, quelle letterarie.

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Intervista ad Alessandra Galetta

di Marino Magliani

Alessandra Galetta vive a Wassenaar, un paese vicino al mare, in Olanda. Ha scritto un bel libro di racconti: Vedrai vedrai ((http://www.untitlededitori.com/copia-catalogo),  altri suoi racconti sono apparsi su FaM, Maltese Narrazioni, Sacripante e Nazione Indiana.  Ha un blog: Diario di un’emigrante quasi di lusso (http://alessandragaletta.com)
La scrittura di Alessandra è molto sorvegliata, con personaggi vivi, spesso non descritti fisicamente e spesso ai margini, legati insieme da trame talvolta geniali, e dimostra una grande conoscenza dei tormenti umani.
Ho avuto il piacere di presentare la sua raccolta assieme a Il pasto grigio di Demetrio Paolin, ( altro titolo felice dell’Untitled Ed. , ) alla libreria Bonardi di Amsterdam.
Ringrazio Alessandra che ha risposto a qualche mia domanda.

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Ho intervistato Silvano Sbarbati

Ho intervistato Silvano Sbarbati, uno dei fautori in Italia, del movimento del teatreducazione.

Dovendo presentare il movimento del teatreducazione ad un pubblico di non addetti ai lavori, quali parole userebbe?

Lei mi chiede di risolvere un problema di comunicazione, in senso pragmatico. E non a caso teatreducazione è un neologismo ed il primo intervento che potremmo definire teorico si titolava “Per una pragmatica di teatreducazione”. Questo per sottolineare come teatreducazione è una parola nuova in quanto la “o” di teatro è stata tolta per integrare l’educazione. Teatreducazione, comunque, è un setting educativo, uno spazio ed un tempo organizzati dentro una esperienza che si orienta sempre (irriducibilmente) verso la elaborazione del vissuto, interrogando se stessa.
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Intervista ad Andrea B. Nardi

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di Marino Magliani 

– L’ultimo romanzo Andrea B. Nardi lo ha pubblicato con Robin Edizioni intitolandolo ‘Ecce Deus’: il pretesto di un noir ambientato ai tempi di Costantino imperatore e di un intrigo durante il concilio di Nicea nel 325 d. C. in realtà nascondono ben altro, come hanno entusiasticamente affermato critici di testate come il Corriere e Il Giornale.

 

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Fk su Bottega di Lettura

Cari amici, ho letto su Bottega di lettura, un satellite di Vibrisse, questa intervista che Ezio Tarantino ha fatto a Franz Krauspenhaar, e l’ho trovata molto interessante. Forse il merito é anche di Tarantino nell’aver posto a Franz domande che pretendono risposte interessanti, ecco.
Ne esce fuori la figura di un intellettuale nella sua poliedricità, nel suo essere indipendente, che non é mai posa, e non é mai dire per dire, al contrario, é ricerca, onesta quotidiana ricerca.

Frammenti da un’intervista su editoria e poesia

 

 

È più facile chiedersi che cosa non voglia dire e che cosa non voglia più dire “essere uno scrittore”. Bisognerebbe anche specificare se in Italia o no. Molto in generale, ora: essere uno scrittore non vuol dire inserirsi in una corrente. Né incidere ad alto livello – in grande “stile”! – su un tessuto già pronto (e già infetto). Vuol dire: professare (e profetizzare: senza enfasi) una diversità che – dopo otto secoli di tradizione italofona – appare sempre meno durevole; e nonostante questo continuare: beatitudine nell’anarchia, beatitudine nel disperdersi in molti rivoli (attività, non sempre e non solo culturali; e il sangue – il proprio – compreso), ridere e piangere. E vorrà dire, comunque: scommettere su alcune possibilità attuali e viventi, tanto più che l’apertura nei loro confronti le renderà meno precarie, in tutti i sensi, e più adatte a sopportare certi pesi.

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