Archivi categoria: Interviste

Intervista a Placido Di Stefano, autore di Amami ( PeQuod ). di Manuela Anna Greco

Il romanzo si apre con un prigioniero. Un uomo legato ad un letto, incerottato, terrorizzato, nudo. Vulnerabile, solo con se stesso e con il proprio carnefice, nell’opprimente calura estiva di una squallida serata milanese. E’ l’Io che narra. – perché hai scelto di raccontare questa storia in prima persona? Tecnica narrativa o “scrittura di pancia”? – E’ un connubio tra le due cose. Scrivendo in prima persona potevo entrare meglio nella testa del protagonista. Potevo manovrare il suo agire. Conoscere a fondo il suo modo di pensare. La tecnica narrativa c’entra. Ma c’entra anche la scrittura di pancia. Nel senso che mi piace pensare alla scrittura come a una cosa artistica, dove lo scrittore può creare un mondo parallelo, dove può dare sfogo a tutta la sua parte emozionale. Una volta scrivendo a una mia amica poetessa un mio concetto sulla scrittura le dissi che volevo considerare il fatto di creare delle frasi (frasi che poi formano racconti romanzi etc.) che avessero una compiutezza non solo di significato narrativo, ma anche di significato artistico. Continua a leggere

Solo le parole ci salveranno dai fondamentalismi

Rafik Schami: «L’ esilio è una condizione amara ma può anche essere liberatorio»
Lo scrittore siriano Rafik Schami è nato nel 1946 nel quartiere cristiano aramaico di Damasco. Nel 1971 si è rifugiato in esilio in Germania. Nel 2006 è uscito in libreria «Il lato oscuro dell’ amore» (Garzanti, pagine 858, euro 22).
Rafik Schami
Credo che non sia inutile rileggere oggi l’intervista che gli fece Claudio Magris, pubblicata sul Corriere della sera del 12 marzo 2006. a.s.

Claudio Magris: La globalizzazione cancella alcune identità, ma ne crea altre, accresce diversità e meticciati. Sul piano letterario, incrementa un fenomeno stimolante, già esistente in passato, l’ opera di autori che – in seguito all’ esilio, all’ emigrazione, allo sradicamento – scrivono i loro testi in una lingua diversa da quella materna, come un tempo Joseph Conrad oppure oggi, in Italia, uno scrittore quale Giorgio Pressburger. Rafik Schami, siriano immigrato in Germania all’ inizio degli anni Settanta – è nato nel 1946 -, è divenuto un narratore tedesco di grande successo, anche in Italia, col suo libro Il lato oscuro dell’ amore, tradotto da Rossella Zeni. È un affresco epico, un tappeto orientale in cui i fili di innumerevoli destini individuali si intrecciano in un disegno in cui vive il Medio Oriente nel crogiolo delle sue stirpi, religioni e culture.
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Eumeswil. Intervista a Paolo Pedrazzi

Sono molto contento che mi sia stata data l’opportunità di parlare di noi e del nostro progetto su di un sito prestigioso e importante come La Poesia e lo spirito e di questo vorrei ringraziare Marino Magliani, sempre attento a ciò che succede nel mondo editoriale.
Negli ultimi anni sono nate molte sigle editoriali nuove e progetti interessanti. Credo che questo fiorire di case editrici sia dovuto soprattutto a nuovi mezzi e nuove opportunità che prima non c’erano. Per esempio il digitale. Se ci facciamo caso l’editoria prima era una roccaforte. O eri figlio di editori, oppure avevi tanti capitali da investire. O ancora avevi a disposizione una tipografia. Sennò…

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Un contributo letterario tra Alessandria e il Mediterraneo

Cari amici,

Vi propongo oggi degli estratti dei libri di viaggio di Marco Grassano, scrittore alessandrino nato nel 1961, specializzato in Lingua e Letteratura Spagnola e grande conoscitore della letteratura portoghese.

Appassionato degli autori della classicità e grande amante della buona tradizione letteraria italiana, Marco trova nel tema della natura e del paesaggio il filo conduttore della sua creatività, ispirata anche al modello di lirismo ambientale di Francesco Biamonti, che ha avuto il privilegio di conoscere. Continua a leggere

“La fede e la paura” di Salvatore MANNUZZU

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La fede e la paura. Lei scrive che “l’antitesi della fede è la paura, più ancora del dubbio”.

Il dubbio è nella natura delle cose di cui stiamo parlando. Io però gli sono particolarmente affezionato: oltre la sua misura logica. Quando scrivo mi viene di partire dall’oscurità, da ciò che so. Forse una storia si può raccontare in due modi: partendo da ciò che si sa o partendo da ciò che non si sa. Io parto sempre da ciò che non so. Non tanto per mia scelta, quanto proprio per come sono diventato. E’ difficile non essere se stessi; guai se si cerca di imbrogliare le carte. Non dico che ci si deve accettare, ma insomma… almeno ci si deve adoperare, per quello che si è e non per quello che non si è. Continua a leggere

Intervista a Ruggero Solmi

warhol.jpgGaja Cenciarelli (da qui in poi G.C.): Innanzi tutto ti ringrazio per aver accettato di fare due chiacchiere con me. So che non ti esprimi volentieri, se non attraverso i commenti che lasci ad alcuni post oppure nelle tue ormai notissime “Liste”. In qualche modo, tuo malgrado (oppure lo hai voluto?), in rete sei diventato un personaggio. Devo ammettere che sono stata costretta a insistere parecchio per convincerti a rispondere a queste poche domande, ma la mia curiosità (come penso quella di gran parte delle persone che ti legge) mi ha aiutato a non desistere. Da un po’ di tempo hai aperto un blog: http://solmi.wordpress.com/ che si chiama “Liste: progetto accumulatorio di impulsi verbali“. Perché hai pensato che fosse necessario avere una vetrina tutta per te? Ma soprattutto: come hai cominciato a scrivere le tue “Liste”? Cosa ti ha spinto?

Ruggero Solmi (da qui in poi R.S.): mi ha spinto la ricerca. volevo trovare nuovi modi di esprimermi. dopo aver frequentato la poesia e il racconto. ho capito che l’accumulazione è la salvezza dell’espressione. la letteratura è stata da tempo battuta da cinema e televisione. la narrazione è visuale. la pittura si è lanciata nel concettuale. la musica nel rumore. la parola scritta nell’accumulazione.

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Intervista a Ernesto Aloia

aloia_foto.jpg Ernesto Aloia, nato a Belluno nel 1965, abita a Torino. Dopo aver partecipato alla redazione di Maltese Narrazioni, nel 2003 pubblica la raccolta di racconti Chi si ricorda di Peter Szoke? (Minimum Fax). Nel 2006 raddoppia con Sacra Fame dell’Oro, sempre con l’editore romano. Nell’aprile 2007 è uscito per Rizzoli (collana 24/7) il suo primo romanzo: I compagni del fuoco.
Questa è l’intervista.
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Parole con Leo Muscato – di Gessica Franco Carlevero

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Ho incontrato il regista Leo Muscato a Torino, in occasione di un workshop finalizzato alla ricerca degli attori per il suo prossimo spettacolo sul Gabbiano di C?echov. Il laboratorio, però, si è presto rivelato essere ben lontano da un classico provino o audizione. Il laboratorio è stato piuttosto l’occasione per un’approfondita analisi del testo, per una riflessione sul ruolo dell’attore, e sul significato del teatro oggi. Continua a leggere

La notte dell’Azteca. di Sira De Guglielmi e Francesco Sarchi

In precedenza vi siete interessati di storia, come è nata l’idea di un racconto giallo?

Dall’interesse a livello di storia delle mentalità per il clima culturale e storico in cui è nato e si è sviluppato il racconto di investigazione.
È un periodo caratterizzato dall’ottimismo e dalla fiducia nella scienza e nella ragione. Tra le altre discipline conoscono un notevole sviluppo il metodo clinico, la criminalistica e il pensiero logico matematico, e la detection ha a che vedere con tali ambiti più di quanto possa sembrare a prima vista. Continua a leggere

Per Donarsi, intervista a Marco Guzzi

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http://www.paoline.it/site_ecomm/libreria/prodotto.asp?dep_id=62&IdProd=4127

Il libro si presenta al pubblico come “un manuale di guarigione profonda”. Quali sono le lacerazioni o le colpe che maggiormente
affliggono gli uomini e le donne di oggi e dalle quali si vorrebbe guarire? Tutte le grandi tradizioni della terra, da Platone al Buddismo, dalla rivelazione biblica fino all’hinduismo, ci dicono che l’umanità vive ordinariamente in uno stato di alienazione, in un mondo che è in parte distorto, illusorio, decaduto dalla sua realtà originaria. Questo concetto di alienazione arriva fino a noi attraverso le riflessioni di Marx, di Freud, e di Heidegger, che parla di inautenticità. Continua a leggere

La sfida del monaco, di Beppe Sebaste

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Conversazione con Raymond Panikkar
(l’Unità, 28 settembre 2001)

tratto da:

http://www.beppesebaste.blogspot.com/

Di fronte alle ovvie domande d’attualità rivoltegli alla conferenza stampa del mattino – mi racconta Raymond Panikkar la sera con ironia e modestia – lui se l’è cavata abbastanza bene. Mi dice che, se un buon programma filosofico è innanzitutto quello di rispettare le parole, ripristinarne il senso proprio, ricondurle alla loro evidenza e salute mentale, un buon esempio potrebbe essere questo: “la vittima non può essere il proprio giudice”. E con questo, d’accordo entrambi, abbiamo licenziato dalla nostra conversazione l’argomento “guerra”, che sempre più evidentemente consiste nell’abituarsi all’idea della guerra, a una sua ineluttabilità e a un suo senso, e a quella militarizzazione dello spazio, del tempo e delle menti già in atto negli Usa e non solo. Continua a leggere

Intervista a Marco Cassardo

foto-marco-cassardo.jpgLa pagina spalancata su un passaggio che piace, lo sguardo che si alza dal libro e poi pensare: ah, potessi chiedere questo e quest’altro all’autore che mi fa compagnia. Grazie a internet e a un poco di faccia tosta ogni tanto la cosa mi riesce. Così ho pensato di dare il mio contributo al dibattito sul perchè si scrive e sugli approcci alle scritture proponendo una serie di interviste ad alcuni scrittori.
Inizio con Marco Cassardo, che ha esordito quest’anno con il romanzo
Va a finire che nevica (Cairo), di cui ho postato una lettura in Bottega di Lettura, in giugno. Continua a leggere

Intervista ad Alessandro Bonino, ovvero Eìo che mi pensavo di G.Tramutoli

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Quando hai aperto e perché il tuo blog E io che mi pensavo che la vita dei blogger….?

Come sai, il primo titolo del blog era “E io che mi pensavo che la vita del bancario erano tutti fiorellini”, e l’ho aperto a aprile 2004 per sfogarmi un po’, per raccontare qualche storiella divertente che mi capitava mentre facevo quel lavoro lì che ben conosci. Facevo il cassiere, anch’io ero Uno che conta(va). Poi mi son fatto prendere la mano, ho cominciato a metterci un po’ di fantasia, e quando ho smesso di lavorare in banca gli ho cambiato il nome, trasformando il bancario in blogger, prendendomi un po’ di libertà in più.

So che hai un passato da musicista. Ce lo racconti?

Fidati che è meglio di no, per il bene di tutti.

Quando produci il tuo post quotidiano?

In genere la mattina presto, dopo colazione e le abluzioni mattutine.
Se non mi viene nessuna idea entro l’ora di pranzo, mi vien sempre da pensare
che creativamente sarà una giornata sprecata. Son fatto così. Continua a leggere

Intervista a Marina Warners della Libreria Bonardi di Amsterdam

Su Nazione Indiana, Franz Krauspenhaar ha gentilmente pubblicato una mia intervista a Marina Warners della Bonardi, un posto dove sono presenti i nostri libri, striminziti o spessi, usciti per editori molto visibili o meno. Come disse un giorno Dario Voltolini, in un suo pezzo pubblicato non ricordo dove, parlando di Marina: lassù qualcuno ci ama.

www.nazioneindiana.com/2007/10/14/intervista-a-marina-warners/

Segreti di Pulcinella – Intervista a Massimo Acciai

1) Che cos’è Segreti di Pulcinella e come nasce?

È diverse cose. È una rivista online di letteratura e cultura, ma è anche un punto d’incontro virtuale tra artisti e saggisti italiani e non che in piena libertà decidono di prender parte al progetto, in modo continuato nel tempo o magari solo occasionalmente. È anche una vetrina di progetti ed un archivio di testi e di file mp3 liberamente scaricabili.
L’idea alla base è di rendere, in pagine web, quella che è una rivista cartacea: limitatissimi quindi gli aggiornamenti tra un’uscita e l’altra. Io e il mio amico Francesco Felici, pisano, abbiamo concretizzato questo progetto agli inizi del 2003. Il nome è uscito da uno scambio di e-mail tra noi due, allora in nazioni diverse; Francesco, da Trondheim (in Norvegia), propose Segreti di Pulcinella al posto dell’originale Aquila d’Oro. Francesco disse, nella sua lingua madre: “Noo see è pacchianotta, stantia, fa ride, deh!” (in italiano “No, è un’immagine troppo barocca, non va bene”)…
È ancora un ricordo emozionate la storica serata alle Giubbe Rosse – era la giornata mondiale della poesia, il 21 marzo 2003 – in cui furono distribuiti i primi volantini pubblicitari stampati in poche copie quello stesso pomeriggio.
Da allora ci siamo impegnati ad un continuo miglioramento numero dopo numero, vincendo la timidezza di rivolgerci per le interviste a personaggi anche molto noti. Penso che continueremo su questa strada, aperti a nuove idee e progetti.

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Luciano Bianciardi su Bruno Tasso: «Tradurre è un mestiere micidiale».

bianciardi.jpg«Vedi, forse tu non sai chi fosse Bruno Tasso. Era un mio amico, faceva lo stesso mio mestiere, il traduttore, e si ammazzò poco tempo dopo l’uscita de La vita agra».
«Perché?»
«Qualcuno dice che si ammazzò perché era alcolizzato o perché non andava d’accordo con la moglie o perché Garzanti l’aveva licenziato, ma non basta questo a spiegare le cose. La ragione vera è che faceva quel mestiere e ne era ossessionato fino al punto di decidere di farla finita. Perché, vedi, non tutti se ne rendono conto, ma tradurre è un mestiere micidiale che ti costringe ore e ore attaccato alla macchina da scrivere a cercare parole che poi tu presti ad altri. E spesso sono parole prestate a persone e a libri inutili e questo a poco a poco logora e uccide».

Questo stralcio di intervista a Luciano Bianciardi è andato in onda all’interno della puntata di Blob di venerdì 31 agosto 2007.
Non mi pare ci sia altro da aggiungere, se non che quando ho visto questo filmato ho sentito il classico nodo in gola e nessuna voglia di parlare. Credo che la verità, talvolta, tolga le parole. Continua a leggere

Intervista a Rossella Messina

Rossella Messina è nata a Bari il 15 gennaio 1974, abita a Roma dove temporaneamente e a progetto lavora per Città Aperta Edizioni come ufficio stampa, anche se preferirebbe passare in redazione (a buon intenditor…). È laureata in giurisprudenza, dottorata in filosofia del diritto. Ogni tanto scrive qui e là. Dal suo blog Pensavopeggio è stato tratto il libro Pensavopeggio, Sironi 2007.

Posso intervistarti?

Cioè questa mail intendevi proprio scriverla a me, o mi arriva per sbaglio? Tipo che volevi mandarla a Gaja e invece la leggo io. Comunque certo che sì. Ma perché?

Scusa neh, non sono granché pratico di interviste, ma non dovrebbe essere l’intervistatore a fare le domande?

Dipende dalle domande. Non ho fatto molte interviste, ma una volta una giornalista ha esordito così. Prima domanda (e naturalmente ultima): «Se mentre lui e lei fanno l’amore lui non la bacia qual è il problema?». E io che ne so. Boh. Ma ti pare? ….Luca, senti, ma dobbiamo essere seri?
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