Archivi categoria: Interviste

Non faccio Travaglio, racconto solo l’ovvio ma voglio raccontarlo in modo non ovvio

di Valerio Venturi

Milano
Una iena scorrazza tra neomelodici napoletani, americani pimpati, nani e ballerine. E’ Piefrancesco Diliberto, in arte Pif. Palermitano, 1972, è autore e personaggio tv. E’ appena sbarcato su Mtv con Il Testimone , programma ironico d’approfondimento in cui opera da vero self-man: pensa, gira, monta. «Uso strumenti limitati: con 5mila euro hai il necessario. Come lavoro? Parto dalle mie curiosità. La cosa bella della tv è che ti permette di andare in un posto a fare tutte le domande che ti vengono: sei legittimato. Faccio così anche nel privato. D’altronde ne Il testimone metto un bel pò di me. In tv non si sa qual è il discrimine tra persona e personaggio; se si recita una parte è un conto, ma così… E la gente mi tratta come un amicone». Continua a leggere

Non ci sono parole per la vita della gente del secolo scorso

Barbara Romagnoli
Vincitrice nel 1989 del premio letterario internazionale Malaparte, già candidata al Nobel per la letteratura, Zhang Jie è tornata in Italia per presentare il suo ultimo romanzo ( Senza Parole , Salani editore, 316 pagine, 16,80 euro) che nella traduzione italiana è uscito in un solo volume, mentre la versione cinese è di oltre 800mila caratteri. Continua a leggere

In nome della paura

Intervista con il filosofo Luigi Ferrajoli

Il populismo penale che presiede le politiche della tolleranza zero in nome della sicurezza offusca la costruzione in atto di un sistema giuridico che risponde a una visione classista della giustizia. Anche se diminuiscono i crimini commessi, l’ostilità verso i migranti e la piccola criminalità viene alimentata dai media e dai partiti conservatori per costruire il consenso alle norme securitarie.

di Roberto Ciccarelli

Un populismo penale che promuove il diritto minimo per i ricchi e i potenti, e un diritto repressivo per i poveri, i marginali e i «devianti», con l’aggravante delle leggi razziste che colpiscono migranti irregolari e rom. È severo e indignato il filosofo del diritto Luigi Ferrajoli quando commenta le decisioni prese dal governo Berlusconi sulla sicurezza ispirati alla «tolleranza zero». «Per la prima volta nella storia della Repubblica – afferma – la stigmatizzazione penale non colpisce solo singoli individui sulla base dei reati da essi compiuti, ma intere classi di persone sulla base della loro identità etnica». Continua a leggere

Angelo Moscariello: di cinema e generi.

di Arturo Fabra

Avevo già letto di Angelo Moscariello, anni fa, “Come si Guarda un Film” e “Come si gira un Film”, sapete, quando da giovani vogliamo diventare tutti registi? Tempo dopo mi ero procurato anche i suoi saggi su Godard e Chabrol, perché cercavo di rappacificarmi col cinema francese. Dopo un periodo di letture diverse mi sono ritrovato tra le mani il suo Dizionario del Cinema di Fantascienza (uscito per Electa) a scopo recensione, ed è stato un colpo di fulmine, proseguito con il Dizionario del Cinema Fantasy e (appena uscito) quello del Cinema Horror. Sono monotono, quando scrivo e/o parlo del lavoro di Angelo Moscariello, perché ciò che mi colpisce maggiormente è l’amore che gli permette di trattare il “cinema di genere” con il rispetto che altri gli negano dedicandolo solo ai film “seri” (e quale sarebbe il paradigma di questa serietà?). Altra indubbia dote di Moscariello è la precisione del suo lavoro, direi quasi scientifica, che lo porta ad aggiornare i libri in fase di stesura fino all’ultimo, e il gusto assolutamente stimolante nel proporre registi, film, tematiche. Come si può intuire anche dall’intervista che segue.

A.F.: Ma il cinema è “narrazione di genere” oppure no? Ovvero quanto poi il “realismo” diviene a sua volta un genere trasfigurato dall’occhio della cinepresa?
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La società della paura rinuncia alla libertà

Intervista a Zygmunt Bauman

di Benedetto Vecchi

La produzione di scarti umani è una delle industrie del capitalismo che non conosce crisi. E sono proprio quegli esclusi dalla società ad essere indicati come l’origine dell’insicurezza. Un’intervista con lo studioso polacco.

Lo sguardo mite di Zygmunt Bauman si accende ogni volta che si posa su un uomo o una donna che parla a voce alta con un telefono cellulare. E così lo guarda divertito, pensando forse che oltre alla paura e all’amore anche la privacy è diventata liquida. A Roma per partecipare ai lavori del World Social Summit sulle «Paure planetarie», lo studioso di origine polacca è curioso di capire cosa sta accadendo nel nostro paese. Paese che ha cominciato ad amare con la lettura, molti anni fa, dei romanzi di Italo Calvino e di Antonio Gramsci. Autore prolifico, a chi gli chiede come sta procedendo il suo affresco sulla globalizzazione Bauman risponde che procede, anche se è convinto che occorre modificare alcune parti del disegno, perché la globalizzazione sta cambiando pelle, senza però nessun ritorno al passato all’orizzonte. Teorico della modernità liquida, attualmente sta studiando come in un mondo dove tutto è diventato fluido e dove l’individualismo sembra essere l’alfa e l’omega delle società contemporanee, il bisogno di stare in società si stia facendo largo seppure con difficoltà. Continua a leggere

Intervista a Valentino Zeichen

Valentino Zeichen, uno dei più raffinati poeti contemporanei italiani, racconta la sua “pagina di storia”. Era ancora bambino quando alla fine della Seconda guerra mondiale con l’esodo massiccio degli Italiani d’Istria lasciò Fiume, la città dove è nato, per trasferirsi con la famiglia a Roma, dove tuttora vive.

 

Nel 1986 a Ortona incontrai per la prima volta la poesia dall’ironia tagliente di Valentino Zeichen. La poesia era ‘Crimini’: “Se gli assassini del sentimento/avessero la mira infallibile/gli amanti sorpresi patirebbero/anche nell’aldilà un/perpetuo e inconoscibile affanno;/ma essendo errato il puntamento,/i colpi destinati al cuore/deviano in fortuita traettoria/colpendo l’elevato osservatorio della testa./Lì i proiettili producono dei fori/non dissimili da piccoli oblò/attraverso cui penetra la luce,/sorella al lume della ragione:/che diffonde ponderati dubbi/e dirada i fumi della passione.” Continua a leggere

MELANCONIA ANIMALE. Simona Lo Iacono intervista Piera Mattei

Piera Mattei è nata a Roma, dove vive. Dopo la laurea in Filosofia a Roma, ha studiato Teoria teatrale a Stanford, con Martin Esslin. Ha scritto per il teatro e diretto allestimenti scenici. Ha collaborato a giornali e riviste. Sue poesie, racconti, aforismi, traduzioni, note e saggi critici sono comparsi su varie riviste tra cui: “Quaderni del Fondo Moravia”, “Aperture”, “La Ginestra”, “Lunario nuovo”, “Leggendaria”, “L’immaginazione”, “Capoverso”, “Pagine”. Di questa ultima è coredattrice.
Tra le sue pubblicazioni recenti, “Nord” (2004, Manni) e (“La materia invisibile”, 2005, Manni).
La sua nuova pubblicazione, sempre per i tipi di Manni, è la raccolta di racconti “Melanconia animale”.
Piera Mattei ha discusso di questo suo nuovo libro con Simona Lo Iacono.
Massimo Maugeri
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La Torah è più cuore che numeri. Intervista a Giorgio Israel.

di Cristina Uguccioni

Sono due, tratti dal Libro del profeta Isaia, i passi della Bibbia più cari al professor Giorgio Israel, professore ordinario presso il Dipartimento di Matematica dell’Università La Sapienza di Roma, e nostro ‘fratello maggiore’, come lo chiamerebbe Giovanni Paolo II. Il primo passo recita: “È troppo poco che tu sia mio servo per ristabilire le tribù di Giacobbe e ricondurre i superstiti di Israele. Voglio fare di te la luce delle genti onde tu porti la mia salvezza fino all’estremità della terra (Is 49,6)”. Continua a leggere

Intervista a Dacia Maraini

Una donna e un viaggio attraverso il dolore: questo il tema che accompagna il nuovo romanzo di Dacia Maraini: “Il treno dell’ultima notte” (Rizzoli, pagg. 430, € 21). Una storia che affronta gli abissi dei totalitarismi del Novecento, collegando la tragedia della Shoah a quella della rivoluzione di Budapest del ‘56. La protagonista del libro, Amara Sironi, giovane giornalista inviata nell’Est europeo come corrispondente, inizia un viaggio in treno che la porterà da Auschwitz a Cracovia, da Vienna a Budapest (nel bel mezzo della rivolta popolare contro l’oppressione sovietica). Ma il suo è anche un personale “viaggio della speranza” per ritrovare un amico d’infanzia di cui conserva le preziose lettere: Emanuele, figlio di un ebreo austriaco trapiantato a Firenze, deportato nel campo di Lodz e poi scomparso.
Ne abbiamo discusso con l’autrice.

“Il treno dell’ultima notte” viaggia tra le tragedie del Novecento: dalla Shoah alla rivoluzione di Budapest del ’56. Quando ha pensato per la prima volta di voler scrivere questo libro? E perché?
Ci penso da anni. Prima ancora di cominciare il penultimo romanzo, “Colomba”, covavo l’idea di questo libro. Appena ho finito di scrivere l’altro, ho cominciato subito questo. Ci ho messo quattro anni, ma infine ci sono riuscita. Viveva sotto la cenere da tempo. Continua a leggere

L’INDECENZA di Elvira Seminara. Incontro con l’autrice

Ci sono romanzi che, girata l’ultima pagina, riescono a folgorare il lettore e a lasciarlo avvinghiato alla storia e ai personaggi anche dopo la conclusione della lettura. Il romanzo d’esordio di Elvira Seminara, docente di Storia e tecnica del giornalismo nella facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Catania, nonché redattrice del quotidiano “La Sicilia”, è uno di questi. Un romanzo pregevole, che ben figurerebbe tra quelli finalisti nei principali premi letterari nazionali. Il titolo è “L’indecenza”, edito da Mondadori (pag. 181, € 17).
Una coppia siciliana che abita in una bellissima villa, circondata da un rigoglioso giardino, è in crisi per via di un trauma difficile da superare: un aborto spontaneo. Lei, la moglie, che è la voce narrante, è in preda a una serpeggiante forma di esaurimento nervoso. Ma l’arrivo in famiglia di una nuova colf, la bella e giovane ucraina Ludmila, pare disegnare nuovi equilibri all’interno del ristretto nucleo familiare. Ma è solo apparenza. La storia, bellissima e terribile, si dipana sul gioco di sottili meccanismi psicologici, in un’ambientazione perfettamente elaborata dalla scrittura avvolgente e ipnotica della Seminara. Un racconto quasi circolare che trae origine da una vita mai nata e si conclude con una vita che muore, tenendo il lettore incollato al testo dalla prima all’ultima pagina.

Elvira Seminara, chi è Ludmila?
Ludmila, forse, é l’Altro da noi. Il perturbante. La seduzione e la paura. Ma è anche lo straniero che accogliamo in casa bisognosi e diffidenti, cui deleghiamo l’enorme responsabilità dei nostri affetti, la cura dei bimbi e degli anziani. Continua a leggere

Intervista a Valerio Evangelisti

La Luce di OrioneNon è facile scrivere best seller che diventano long seller. Valerio Evangelisti, padre letterario dell’inquisitore spagnolo Nicolas Eymerich, è uno di quelli che ci riesce.

In verità Eymerich è realmente esistito (nato nel 1320 a Gerona, in Catalogna, e morto nel 1339). Evangelisti lo riprende, lo rimodella, e crea un personaggio duro, crudele, spietato, tormentato. Un uomo che agisce al servizio della Chiesa operando nel contesto tormentato del Medioevo. E che lo fa incrociando, talvolta influenzandoli, i grandi avvenimenti storici dell’epoca. Un personaggio vivo, che esce dalla storia e si presenta al lettore con tutto il carico fascinoso della sua paradossale attualità.
È possibile incontrare Eymerich nelle pagine de “La luce di Orione” (Mondadori), il più recente romanzo di Evangelisti.

“Valerio Evangelisti, parliamo di Eymerich. Come è nato?”
Eymerich nacque con la prima versione del romanzo che si sarebbe più tardi intitolato “Cherudek”, scritta senza intento di pubblicazione, per divertimento mio e di pochi amici. Però in quel momento non aveva una personalità precisa, era poco più di un fantasma. Continua a leggere

L’assoluta gratuità dell’atto

(Gustav Klimt, L’albero della vita, 1909)

(Questo testo contiene le mie risposte a un questionario propostomi da Sebastiano Aglieco
per il blog Scritture in attesa, da lui fondato e diretto.)

L’ASSOLUTA GRATUITA’ DELL’ATTO

1. Nel lavoro di diffusione della poesia che stai facendo in Rete, mi sembra ci sia una specificità – o un’anomalia, dipende dai punti di vista. E cioè l’essere al di sopra del gusto, delle preferenze e delle somiglianze con la propria scrittura. Puoi confermare questa mia impressione?
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Intervista di Francesca Rivano a Guido Michelone

Guido Michelone, un nuovo libro, stavolta da Baldini Castoldi Dalai, più altri tre per editori minori quasi un guinness. Si tratta di un caso o di un progetto che sta prendendo forma o ancora di un momento di estro particolare fra creatività e ricerca?


Partirei proprio dalle ultime due parole che ha detto: creatività e ricerca in me si mescolano, si sovrappongono, si uniscono per dar vita anzitutto a una saggistica che vuole raccontare e – se possibile – raccontare bene, sull’esempio della divulgazione di scuola anglosassone dove la chiarezza e la fluidità sono d’obbligo. E poi per dar vita a progetti variegati, in cui intervengono componenti anche molto lontane fra loro, come nel caso dell’antologia per Baldini in cui abbiamo cercato di far convivere fumetto e narrativa breve su un tema comune. Tuttavia, per rispondere alla prima parte della domanda, non si tratta di un caso, per me: io pianifico abbastanza bene ciò che voglio scrivere e soprattutto pubblicare: semmai il caso interviene nel momento della scrittura; talvolta basta un’illuminazione improvvisa per farmi cambiare la scaletta di un indice e di conseguenza i contenuti di un libro di saggistica. E comunque nel caso dei libri tre ‘per editori minori’ c’è proprio un lungo progetto alle spalle, che ho curato personalmente, da solo, anche se accetto, come sempre, i contributi di tutti quelli che vogliono collaborare e che, ovviamente, ritengo validi come studiosi e come esseri umani… Continua a leggere

Colloquio con Marina Pizzi di Asmar Moosavinia

Secondo lei cos’è la poesia e perché lei scrive poesie? Quali sono le principali e strutturali caratteristiche dei suoi versi?

Scrivo poesia perché mi aiuta a sopravvivere alla fatica della vita, fatica sempre più pressante e senza scopo. La mancanza assoluta di speranza rende il quotidiano pressoché intollerabile, da qui la necessità di scrivere in versi questa amputazione. E’ un manifestarsi a se stessi, quasi una rivelazione d’identità nonostante la cancellazione operata dal tempo. Continua a leggere

YVES BONNEFOY: Il poeta del sogno notturno, di Luigia Sorrentino

YVES BONNEFOY: Il poeta del sogno notturno
Mantova, 6 settembre 2007
di Luigia Sorrentino

“Mi svegliai, era la casa natale,
la schiuma s’abbatteva sulla roccia,
non un uccello, solo il vento ad aprire e chiudere l’onda,
l’odore dell’orizzonte da ogni parte,
cenere, come se le colline celassero un fuoco
che altrove divorava un universo.”

Da: Le assi curve, di Yves Bonnefoy, Mondadori , 2007 Continua a leggere

Cultura sul web: mentelocale.it. di Marina Rosa.

Spesso ci si arriva con i motori di ricerca, se si cerca uno scrittore, un regista o un artista. Oppure con le parole chiave più strane. Dopo aver letto l’articolo ci si rende conto di essere su un sito che parla soprattutto di Liguria, ma con uno sguardo che lo rende unico. Si chiama mentelocale.it, vi ci sarete già imbattuti certamente, e il suo approccio è poco provinciale, poco italiano. Continua a leggere

“David Torrini: scorci di poesia tra Firenze e il mondo”

di Giovanni Agnoloni

Oggi vi propongo una mia conversazione con il giovane poeta fiorentino David Torrini, nato nel 1976 e autore della raccolta Cristalli (edita da EMF – Collane il Melograno), risalente al 1999. In seguito, David ha avuto riconoscimenti in diversi concorsi di poesia e prosa, tra cui il Premio speciale al concorso internazionale Versilia 2004, organizzato dall’ACSI, con la poesia Rincorrendoti (che qui segue), e il Premio speciale al concorso organizzato dal CONI “Racconta il tuo sport“, con un racconto intitolato L’Ultimo Tiro. Presto alcune sue poesie saranno pubblicate su Domist.net.

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