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“Codex Rubens”, di Marco D’Aponte, Michel Hoëllard e Nathalie Neau

Recensione di Giovanni Agnoloni

Codex Rubens

Testi di Michel Hoëllard e Nathalie Neau, illustrazioni di Marco D’Aponte

 Ed. Töpffer, 2022

Opera originalissima, questo Codex Rubens, graphic novel realizzata in collaborazione tra l’illustratore italiano Marco D’Aponte e gli autori francesi Michel Hoëllard e Nathalie Neau. Sospesa tra il fascino senza tempo della figura del grande pittore fiammingo Paul Rubens (vissuto tra il 1577 e il 1640) e il mistero di una narrazione che interseca piani temporali e narrativi appartenenti al nostro presente e ad epoche lontane, ci conduce attraverso le tappe della vita di Rubens interpolandole con elementi surreali come suoi incontri con artisti novecenteschi (e non solo), creando così un mélange perfetto di biografia e ucronia che ha qualcosa del film Midnight in Paris di Woody Allen.

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La decostruzione dell’immagine nell’arte pittorica di Davide La Rocca

di Massimo Maugeri

Sul concetto di realtà si è detto e scritto di tutto. C’è una sorta di istinto naturale, insito nell’uomo, che spinge a comprenderla a tutti i costi, quasi a voler meglio identificare se stessi rispetto al mondo esterno. Ma la realtà è sfuggente, e forse è davvero inutile provare ad agguantarla, a misurarla. Senza dimenticare che, come sosteneva lo scrittore e filologo irlandese C.S. Lewis, “la realtà, guardata fissamente, è insopportabile”. Certo, bisogna anche considerare il punto di osservazione da cui la si fissa. Vista da troppo vicino rischia di inghiottire lo sguardo dell’osservatore, restituendo un’immagine di se stessa distorta e parziale. Meglio prendere le distanze dalla realtà, allora. In tutti i sensi.
Queste riflessioni nascono dopo aver ammirato i nuovi quadri di Davide La Rocca: noto pittore catanese, classe 1970, oggi residente a Milano.
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Pensieri sull’amore davanti alla tele (II/III), di Andrea Sartori

II. I passi indietro

Non occorre essere hegeliani per riconoscere che l’arte parla direttamente alla sfera emotiva e sensibile dell’uomo, ma forse con Hegel potremmo convenire, quando non siamo travolti dalle ondate sussultorie d’una psiche pessimista ed abbattuta, che l’oggetto precipuo della pittura figurativa, il tema maggiormente vitale, pieno, che essa possa rappresentare, è l’amore conciliato, liberato da ogni doloroso rivolgimento dialettico, senza desiderio: da qui l’intramontabile significatività di certe opere rinascimentali cristiane, conservate nella loro integrità originale, che presentano in figure umane, ad un tempo povere e sovrane, la semplicità, priva di pretese e rivendicazioni, dell’amore.

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