Straordinario cantore del valore della memoria e degli affetti, Augusto Pivanti rappresenta un convincente punto di equilibrio tra realismo e surrealismo anche per l’acceso cromatismo
che solca la sua produzione poetica (basti citare il singolare connubio fra poesia e fotografia
talora voluto e cercato come nella raccolta I canti della presenza assente, 2018, un “cantare”
frantumato e poematico allo scopo di tener viva la voce di venti poete eccelse del secolo scorso,
fino alla beatitudine di stare fra le une e le altre, nei vicoli nascosti della meditazione onirica.) Continua a leggere
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Augusto Pivanti, Confluenze
Versi, amicizie, labirinti
La poesia è per Augusto Pivanti un’estensione dell’empatia umana e della possibilità di relazionarsi agli altri, agli eventi e alle forme del mondo. Per questo sono importanti gli incontri. Per questo è importante il “fare”, per Pivanti, che è dialogare con altre opere e altri poeti mentre scrivono i loro libri, mentre stanno ancora vangando o compattando l’aiuola del loro raccolto di parole. E per questo è importante il tempo. E sono decisivi i mutamenti nel tempo che portano da un esordio di quasi ingenua scoperta della poesia e del suo elementare incanto (incantevolmente ingenuo quell’apostrofo in Nostalgia d’alberi, 2005) fino alla necessità più complessa e ossessa del disincanto. Un disincanto che – va detto – mantiene saldi i confini di un’etica del bene, a tutti i costi contro il male, anche quando il male annichila con la sua potenza. Ma pur sempre matura una distanza, formatasi con la vita e l’esperienza, da quelle prime poesie, dove l’espressione è aperta, segue una cadenza quasi naturale nella grammatica del verso, cerca di dare forma a un sentimento: “Oltre la soglia / ti vedrò ancora. / Nulla sarà perduto / nell’appartenerci, ora / senza nome”. Si noti come la sequenza di vocali equilibrante “oltre… ancora… ora… nome” quasi nasconda la rima in “ora” e la renda meno ovvia, segnando un andamento quasi atteso delle sonorità del testo. Cinque anni dopo in Orchestra, poeti all’opera 3, 2010), in antologia, leggiamo: “Vive nel gioco liberato alle sintassi l’essere / stratificato dei vocabolari aperti insieme, / la coclea indirizzante d’un linguaggio / masticato nell’omaso di virgole a rovescio”. Continua a leggere
Augusto Pivanti, Eunoè
Prefazione di Elisabetta Longari
Come acqua che (tra)scorre
Così titola il progetto fotografico di Laura Daddabbo, che accompagna le parole dell’autore di Eunoè: acqua che scorre e trascorre, nel generarsi infinito degli ordini e delle maree.
“Basta il suono di un rubinetto a suggerire le cascate del Niagara”: da questa immagine partivo per concepire un testo in occasione della mostra “H3O” all’Acquario Civico di Milano, nel 2011; testo che qui riprendo.
Non v’è elemento che risuoni in noi più profondamente dell’acqua. Lo rivela – con straordinaria ricchezza di esempi – Gaston Bachelard nel suo studio sulla rêverie, e lo racconta particolarmente bene Claudio Magris in Danubio. Continua a leggere
Le Reliquie di Gorret, le Cose di Borges e l’abuso di letteratura
di Augusto Pivanti
Daniele Gorret, Reliquie, Giulio Einaudi Editore, Torino, 2023
L’itinerario immaginifico di Daniele Gorret – dalle Campagne e acque del suo esordio, nel 1984, fino alle odierne Reliquie – si snoda in un paesaggio rarefatto eppure denso di richiami e figure; un paesaggio nel quale – indifferentemente si tratti di poesia, di prosa o di mediazione omoritmica – il lettore viene indotto a interrogarsi su un senso laico di “(tempo)eterno” e di “(spazio)infinito”.
Emergono evidenti – in Gorret – i risultati di un (peraltro dichiarato) “abuso di letteratura”, condizione che porta ad un parallelismo stringente con la testimonianza di Jorge Luis Borges (le vaghe ore, la memoria impura, il lungo abuso di letteratura e al termine la misteriosa morte). Continua a leggere
Augusto Pivanti, Canti della presenza assente. Nota di Rosa Salvia
Questa complessa raffinata raccolta poetica di Augusto Pivanti dal titolo Canti della presenza assente edita dalla casa editrice LietoColle (4 ottobre 2018) per la collana Soloventi con splendide immagini di Fabrizia Chiappa, unisce venti poesie dedicate a poete profondamente amate ed apprezzate, ciascuna accompagnata da un titolo emblematico e da una suggestiva immagine di mani, come ad indicare che ogni poesia è una terra su cui lasciare impronte, su cui coniugare l’intreccio inscindibile fra la vita e la morte.
Nell’ordine: Rarefatta per Alda Merini, Il mio pastore per Cristina Campo, La moneta della terra per Desanka Maksimovic, Flesso di giunco per Alejandra Pizarnik, Minimo Alcole per Rene Vivien, La cura di notte per Hilda Doolittle, Numero primo per Hannah Arendt, Esercizi di somiglianza per MargueriteYourcenar, Nella terra dei fiumi secchi per Ermelinda Oliva, VolaVolaVola per Sylvia Plath, Piccola poesia dello spossesso per Amelia Rosselli, Strappo per Virginia Wolf, Dove noi potremo per Adrienne Rich, Se ti ascolto oltre la voce per Antonia Pozzi, Le stesse parole per Anais Nin, All’esordio del viale per Giovanna Sicari, Nel gorgo di terra per Wislawa Szymborska, In tanto sole per Eunice Odio, Te maris per Alfonsina Storni, L’ingresso a ritroso per Margherita Guidacci. Continua a leggere




