
Principio da Le rane, se mi è lecito, perché le sento congeniali: il loro coro gracidato lungo “la strada più rapida per scendere nell’ Ade” (1) mi è da sempre suonato familiare, sebbene mai riuscissi a spiegarmi il perché.
Adesso interessa però un’altra questione su cui si arrovella la commedia di Aristofane, per bocca di due autori altrettanto celebri. Ad un certo punto, l’anima del già defunto Euripide accusa Eschilo di essere “fabbricatore di selvaggi, intemperante nel linguaggio, senza misura, senza ritegno” (2). La condanna è rivolta, qui, al concepire un logos puramente icastico, come Eschilo lo intendeva, che dimentica la funzione precipua della parola in senso aristotelico, quello ossia di conoscere e comunicare, di influenzare il reale. Rifacendomi alle annotazioni al testo greco prodotte da Alessandro Grilli per l’edizione Rizzoli, lo scontro che matura all’interno di un sillogismo tutto poietico-teatrale, si condensa in ultimo con la dicotomia “linguaggio trasparente” (rappresentato proprio da Euripide) – “linguaggio opaco (Eschilo). Continua a leggere
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La parola ai poeti. Diego Riccobene
Il cerchio della poesia è misterico, questo primamente mi vien da dire. Non tutti accedono, non tutti possono vaticinare, e chi prova a farlo senza averne la prontezza e la disciplina rischia di esserne svenato. È vicenda di responsabilità e necessità. Mi riferisco qui all’ananke e non all’urgenza – parola vittima di maluso nel nostro sermo cotidianus, in seno alla salvaguardia di una genericissima libertà espressiva.
Gwion, cantore celtico per eccellenza, bardo dei bardi, era un giovane contadino quando fu ustionato dalla cozione incantata che la Dea Bianca stava preparando. Egli si bagnò presso il calderone della sophia e si ritrovò in grado di poetare; nondimeno un enigma da lui proposto, similmente a quello emanato dalla Sfinge, lo erse nella conclave degli eletti, per fare ingresso nella quale erano necessari anni di apprendistato, percorsi severi cui l’ollave era sottoposto: l’apprendimento di un bagaglio arcaico e vastissimo da impiegare. Disciplina. Continua a leggere

