Ed eccoci qua, in abbondante ritardo sui tempi canonici delle cronache calcistiche. Mi veniva da dire: freschi di lutto stretto. Ma i lutti sono cose serie, lasciamoli per i discorsi seri. Al pallone, invece, è possibile dedicare la celia.
E quindi: gli Europiè.
Le semifinali saranno tra Germania e Turchia, mentre i russi, anziché incontrare gli europieduti Azzurri, avranno l’onore di incrociare tacchetti e parastinchi con coloro che agli Azzurri hanno fatto la fiesta, approfittando dall’italica siesta, soprattutto dalle parti del settore d’attacco.
Tutti coloro che avevano Donadoni fermo di traverso dalle parti del piloro, hanno finalmente l’occasione di dirne peste e corna, ché nella disgrazia è possibile infierire (col conforto di innumerevoli spassionati), mentre, a fronte di vittorie, ancorché faticose, l’esercizio è vivamente sconsigliato, e il rischio di sonore smentite alto. Continua a leggere
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Europiè 5 – Attendendo Italia – Francia
Mentre seguo via internet i risultati elettorali delle comunali al mio paese (MPA in testa, la lotta è per chi andrà al ballottaggio col candidato dei leghisti siciliani), mi viene in mente che la notte sarà lunga, e magari potrei ingannare il tempo scrivendo di pallone.
Nelle ultime due serate i gruppi A e B hanno licenziato le ammesse ai quarti. E se il Portogallo è stato fulgido esempio di come una squadra sazia di punti possa tranquillamente perdere con una Svizzera senza speranza di passare il turno, i Cechi dimostrano quanto sia facile buscarle di diritto e di rovescio anche se si sta vincendo con due gol di scarto a un quarto d’ora dal fischio finale. Ma ‘sti turchi, perbacco, fino a qualche hanno fa erano terzo mondo calcistico (senza offesa per i turchi in ascolto), e adesso rifilano pappine alla ex squadra di Nedved. Se continuano a giocare così (cioè fottendosene di essere stati un terzo mondo calcistico, e rifilando pappine a chi capita capita), penso che, se e appena dipartita la nazionale azzurra, mi metterò a tifare per loro. Perché a me, in verità, quelli che in campo danno tutto sino all’ultimo minuto e se ne infischiano di essere gli sfavoriti, mi piacciono assai, ma assai assai. Sono pure andato a documentarmi, giusto per sapere qualcosa in più dei miei nuovi idoli. Così mi sono appuntato i nomi di Hakan Yak?n e Eren Derdiyok e Gökhan Inler; solo che questi nomi, durante la telecronaca, non li avevo sentiti mai e allora, leggendo meglio, ho scoperto che m’ero sbagliato. Cavolo, non erano tutti nazionali svizzeri? Ma vedi che curioso, ho pensato, i calciatori svizzeri sono turchi (e albanesi, e slavi, e spagnoli; qualcuno, che combinazione, pure svizzero); vuoi vedere che i calciatori turchi sono svizzeri? E invece no: sono turchi pure loro, con la sola eccezione di un brasiliano, ma che si chiama Maometto. Continua a leggere
Europiè. Cronache calcistiche da molto lontano. #1
di Mauro Mirci
La parola europei si può anagrammare in europie. Con la maiuscola e un accento sull’ultima “e” viene un Europiè che mi pare renda tautologica l’aggiunta “… di Calcio 2008”.
Europiè, dunque, come dire: Europiedi. E si parla, chiaro, dei campionati in corso in Svizzera e Austria. Non ci sono gli inglesi,che pure hanno dominato la Champions League. Questo per dimostrare che i soldi possono molto, ma per mettere su una squadra nazionale competitiva nemmeno quelli bastano. Un’amica mi chiede spesso se giocherà Ronaldinho, e io rispondo di no. Lei fa una faccia stupefatta e chiede come mai. “Il Brasile non gioca agli Europiè” le spiego io. “Non s’è qualificato?”. E no, dico io, certo che no, perchè non le ha proprio giocate le qualificazioni, perché il Brasile sta là, in Sudamerica, mentre gli Europiè li giocano le squadre europiedute. Ma lei contesta che se una squadra straniera può vincere il campionato italiano, non capisce perché Ronaldinho non possa giocare agli Europiè. E, illuminandosi, fa rilevare la presenza di Ronaldo, brasiliano, come tutti sanno, ancorché ciccione e fragilissimo Continua a leggere
