Ci ricordiamo di tutto, eccetto della gioia. Come fosse qualcosa di accessorio. Quando manca la gioia non scatta l’allarme di quando manca l’olio, o la benzina. Eppure è il carburante della vita.
Il Cristo è gioia: è questa la sorpresa del Vangelo, la perla preziosa, il tesoro nascosto nel campo. In mezzo alle sofferenze della vita, di fronte alla paura della morte, brilla un’inattesa novità: Gesù è gioia, contro tutti i pronostici e tutti i pessimismi.
Abbiamo la grande occasione di unire le nostre sofferenze a quelle di Gesù. Quando il dolore ha un senso, diventa la colonna portante della vita. Chi non ha più paura, vive di gioia.
Stare con Gesù è gioia: è questa la rivoluzione in un mondo che ha tutto, eppure è stranamente triste. Basterebbe porsi una domanda: perché sto così? E allora, dagli abissi del cuore, arriverebbe la risposta.
Dio è gioia: se seguiamo questa traccia, troviamo il progetto, l’orma di Cristo da seguire. Più cresciamo in questa direzione, più cresce la gioia dell’Emmanuele.
Dio è gioia. Non a caso, per i Padri d’Oriente, la tristezza è un pensiero cattivo, uno dei vizi capitali. Se mi abbandono alla provvidenza dell’amore, non posso non trovare in me la gioia di Chi mi ama.
Fuggiamo dalla sofferenza, siamo abili nell’evitare il dolore: se vivessimo tutto con amore, come ha fatto il Cristo, ce lo troveremmo di là, sotto forma di gioia senza fine e senza limiti.
Dio si dona con gioia. Così il darsi ha un senso: tutto l’universo si legge in questa chiave. L’alba e il tramonto sono il sigillo di questa verità: preghiera, memoria di bellezza, gioia regalata.
Offrire a Gesù la propria morte, come Lui offre la Sua: un’idea che cambia la vita, perché stana la paura che si annida in fondo al cuore, ed emerge nei momenti più impensati. Ogni paura è sempre paura della morte: se la viviamo con Gesù, diventa gioia.
La causa della gioia è la presenza di Dio dentro di noi: perché non attingere al tesoro? Maria ci aiuta, è causa nostrae laetitiae. Non serve indugiare sui sintomi, bisogna risalire alle cause per risolvere il problema della vita.
Gesù ha gioito nella sofferenza, perché stava salvando tante anime. Se avessimo una porzione minuscola della Sua capacità di darsi, che mondo apparirebbe?
Gesù vorrebbe vederci infiammati d’amore e accesi di speranza, ma c’è un ostacolo: noi. Eroi della resistenza, facciamo di tutto per spegnere il Suo incendio, ci impegniamo a fondo per restare tristi, per sopprimere la gioia.
Da dove viene la gioia? Ci illudiamo cercandola qua e là, strappando qualche effimera soddisfazione. Ma la gioia non è auto prodotta, arriva in dono. Può giungere soltanto da chi ne ha in abbondanza e non teme , condividendola, di perderla.
Si può gioire nella sofferenza? A prima vista è impossibile. Siamo sempre propensi al benessere, è la natura che avanza i suoi diritti. Eppure c’è Qualcuno che ha gioito patendo, il Salvatore. Riusciremo a comprenderlo? È qui che si gioca la partita.
Le sofferenze sono un’offerta per gli altri: agiscono misteriosamente per la loro salvezza. Per questo, in Cristo, non c’è sofferenza senza gioia. L’amore è gioioso, o non è. Rallegrati, Addolorata. Com’è possibile? Nulla è impossibile a Dio.
Gesù desidera che proviamo gioia per Lui, che gliela comunichiamo, anche con un semplice slancio. Vivere per Lui, ricorda a Gabrielle, è quanto di più desiderabile ci sia, per l’essere umano. Gioia anche nella prova, perché Lui è più grande di ogni ostacolo.
Se mi offriste le vostre gioie, le vostre distensioni. Vi manderei poche prove, poiché è soltanto la vostra unione con Me che cerco e, generalmente, voi venite a Me solo quando siete infelici. Ah! Venite dunque! In ogni momento! (IV-147).
Dio ci aspetta con gioia e trepidazione, molto più di quando noi attendiamo un ospite gradito. Sì, Gesù desidera, proprio come noi: non siamo della Sua razza? domanda alla Bossis. È vero, ma questo, ogni volta, ci sorprende.
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