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Affidatevi al pensiero del cuore

di Benedetta Craveri

Non accade spesso che una raccolta di saggi consacrati alla letteratura entusiasmi lettori e critici e si imponga subito come un best-seller. Ma davvero non è sorprendente che ciò sia potuto accadere a Un coeur intelligent del filosofoe giornalista francese Alain Finkielkraut (Sock/Flammarion, pagg. 289, euro 20; in Italia uscirà da Adelphi), perché basta scorrere le prime pagine del libro per capire la sua non comune forza di attrazione. Finkielkraut ci propone la sua lettura di nove grandi storie: Lo scherzo di M. Kundera, Tutto scorre di V. Grossman, Storia di un tedesco di S. Haffner, Il primo uomo di A. Camus, La macchia umana di Ph. Roth, Lord Jim di J. Conrad, le Memorie del sottosuolo di F. Dostoevskij, Washington Square di H. James, Il pranzo di Babette di K. Blixen. Continua a leggere→

Lo sguardo del re

dore

Il primo libro che ricordo è un’enorme bibbia illustrata da Dorè: mi prendeva l’ansia per le distese di morti, le carneficine che portavano alla luce mostri assopiti quando sei bambino, eppure già in agguato, perché la vita è affrontare un mostro dopo l’altro, anche se da adulti fingiamo che tutto vada bene con aria da vecchi marinai. Non riuscivo a staccare gli occhi dalle donne che tagliavano teste con spade smisurate, dalle scene di battaglia in cui il re contemplava la valle piena di corpi dall’alto del suo carro, coi cavalli fumanti pronti a scattare a un suo comando. Mi chiedevo cosa fare, piccolo e indifeso, in mezzo a un’umanità violenta e inferocita. All’improvviso appariva una pagina diversa dalle altre, con una donna, nuda, che brandiva un frutto e lo porgeva a un uomo dai capelli lunghi, nudo anche lui, e decisamente interessato. Cosa poteva attrarre in quella mela e cosa nascondeva il gesto misterioso della donna? La scena mi strappava ogni volta al rumore delle stragi, come se in mezzo alla violenza ci fosse un angolo di fuga dall’assalto dei mostri: restavano lì, nella pagina accanto, ma adesso ero io a respingerli o a evocarli, rifugiandomi dalla donna con la mela in mano, che inchiodava l’uomo a un desiderio sempre più potente e, sembrava, sempre irrealizzato. Crescendo voltai pagina, i mostri diventarono compagni di strada abituali, e il frutto misterioso restò nell’angolo dei sogni irrealizzati, o colti per un attimo, con l’ansia di sottrarre l’attenzione a qualcosa d’importante: una vita da salvare, una mano tesa verso te, piccola e indifesa di fronte allo sguardo impassibile del re ritto sul carro, in cima alla collina. Un re duro e solitario, come il timore antico che non cede mai, dalla bibbia illustrata di Dorè ai mille libri che arrivarono con gli anni, tra le distese dei morti e il risorgere dei mostri sulla pagina aperta, ancora oggi, sotto lo sguardo smarrito di un bambino.

(versione audio)

Le storie di mia zia (e di altri parenti)

Ugo Cornia, Le storie di mia zia (e di altri parenti)
pp. 168, Feltrinelli, euro 12

Agili, rapidi e incalzanti come tanti piccoli romanzi-goccia, i cento bozzetti che Ugo Cornia ha messo insieme nell’esilarante e delicato reticolo di storie di questo suo sesto piacevolissimo libro divertono, seducono, di tanto in tanto addirittura ammaliano per la timida normodotatissima follia che si lasciano scappare spesso e volentieri tra una pagina e l’altra. Un rocambolesco esercito di personaggetti impastati nella quieta provincia modenese e spalmati lungo oltre un secolo attraverso il filtro dei ricordi, delle leggende quotidiane tramandate oralmente di nonno in nipote e di nipote in figlio, una lunga sequenza di episodi e divagazioni che restituiscono vita a corpi e a volti ormai dissolti da tempo, a gesti sopravvissuti soltanto nella memoria, insomma segnali di vita che appartengono al dominio delle grammatiche familiari, dei lessici psicoaffettivi, delle congreghe emotive con tutto il loro intimo ed esclusivo bagaglio immaginifico, linguistico e in fondo religioso. Continua a leggere→