
Il primo libro che ricordo è un’enorme bibbia illustrata da Dorè: mi prendeva l’ansia per le distese di morti, le carneficine che portavano alla luce mostri assopiti quando sei bambino, eppure già in agguato, perché la vita è affrontare un mostro dopo l’altro, anche se da adulti fingiamo che tutto vada bene con aria da vecchi marinai. Non riuscivo a staccare gli occhi dalle donne che tagliavano teste con spade smisurate, dalle scene di battaglia in cui il re contemplava la valle piena di corpi dall’alto del suo carro, coi cavalli fumanti pronti a scattare a un suo comando. Mi chiedevo cosa fare, piccolo e indifeso, in mezzo a un’umanità violenta e inferocita. All’improvviso appariva una pagina diversa dalle altre, con una donna, nuda, che brandiva un frutto e lo porgeva a un uomo dai capelli lunghi, nudo anche lui, e decisamente interessato. Cosa poteva attrarre in quella mela e cosa nascondeva il gesto misterioso della donna? La scena mi strappava ogni volta al rumore delle stragi, come se in mezzo alla violenza ci fosse un angolo di fuga dall’assalto dei mostri: restavano lì, nella pagina accanto, ma adesso ero io a respingerli o a evocarli, rifugiandomi dalla donna con la mela in mano, che inchiodava l’uomo a un desiderio sempre più potente e, sembrava, sempre irrealizzato. Crescendo voltai pagina, i mostri diventarono compagni di strada abituali, e il frutto misterioso restò nell’angolo dei sogni irrealizzati, o colti per un attimo, con l’ansia di sottrarre l’attenzione a qualcosa d’importante: una vita da salvare, una mano tesa verso te, piccola e indifesa di fronte allo sguardo impassibile del re ritto sul carro, in cima alla collina. Un re duro e solitario, come il timore antico che non cede mai, dalla bibbia illustrata di Dorè ai mille libri che arrivarono con gli anni, tra le distese dei morti e il risorgere dei mostri sulla pagina aperta, ancora oggi, sotto lo sguardo smarrito di un bambino.
(versione audio)