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da qui
Darei il Nobel per la pace ai poveri che non prendono le armi. A chi non ha da mangiare e muore in silenzio, nell’indifferenza generale. Che l’Accademia scelga tra i fantasmi nascosti negli angoli oscuri della storia, tra le voci che vorrebbero urlare e invece osservano mute la mano del passante. Rabbrividisco pensando alla consegna del premio prestigioso: mi tornano alla mente le mani tese dei mendicanti della terra, le richieste timide, querule, aggressive, la voce potente della fame che scardina il mondo dalle fondamenta. Nessuno se ne accorge, distratto dal rumore dell’aspirapolvere, del phon, del forno a microonde. Dal rumore assordante del potere armato del denaro.

