Archivi tag: Pierangelo Bertoli

10. Reti

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Dalla barca si comprende bene la complessità del mondo: lo stato liquido, la fluidità di pensieri e sentimenti cullati nel ritmo ipnotico della risacca, ma anche le tempeste improvvise e imprevedibili, che spazzano all’istante la costruzione paziente di una vita. Poi, la spiaggia umida, protetta da muretti in pietra per difendersi dalla rabbia delle onde; la sabbia scivola inesorabilmente tra le mani: sono le relazioni frettolose, interessate, i piaceri effimeri le cui tracce si perdono nel nulla; gli amici trascurati, i libri mai letti, l’amante di una notte. Più in là, una cintura di palme e sicomori, le case dalle serrande verdi e le pareti bianche, il cane che abbaia al nemico invisibile per il suo padrone: è la fascia delle cose a cui teniamo, assicurate dall’avidità e dall’invadenza, coltivate con l’attenzione scrupolosa di muratori e giardinieri. Sullo sfondo, infine, la montagna brulla, picchiettata di rocce e di cespugli, ultimo confine tra la terra e il cielo, fra Dio e l’uomo: è la struttura che regge tutto il resto, contemplando dall’alto il fluire dell’acqua, il franare della sabbia, l’ondeggiare delle foglie e il crepitare impercettibile dei muri. Yaacov e Yoh’anan, Andreas e Shime’on sono nel cuore liquido del mondo, ancora disponibili ad accogliere il messaggio nascosto in ogni strato della vita; ora scendono nell’acqua che li raggiunge alla cintola e cominciano a tirare con forza la rete pesante come mai. Alzano gli occhi in direzione della sabbia, degli alberi, della montagna brulla sullo sfondo: sotto una palma c’è un uomo coi capelli lunghi che calano in disordine, il pizzo rado, le labbra aperte come se pronunciasse una parola.

Ed è già tanto

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Scrivo per sopravvivere. Ho l’impressione che, come nelle Mille e una notte, se cessassi di raccontare morirei all’istante. Devo ritrovare, giorno dopo giorno, il filo interrotto il 30 dicembre, con la morte del mio amico. Da allora, la scommessa è quotidiana: continuare, fermarsi, superare ostacoli sistemati ad arte e trappole intrise di veleno, confidare in ciò che ho sempre chiamato divina provvidenza, o arrendermi al male che mi assedia. Non so come andrà a finire. Quando riesco ad accendere il computer, segno un’altra tacca di una lotta senza fine. Anche per oggi è fatta, ed è già tanto.

Eppure il vento soffia ancora (nonostante Luca Carboni)

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Luca Carboni ha fatto una cover di Eppure il vento soffia ancora e non è un pesce d’aprile.
L’ho sentita alla radio. Luca Carboni che canta Eppure il vento soffia ancora esattamente come cantava hoccompratoanchelammoooto, usatamatenutabeeene. Con la stessa tonalità.
Immediatamente l’ho inserita al secondo posto nella mia personalissima classifica delle (peggiori) cover di tutti i tempi. E peggiori è parentetico perchè per me la cover è di suo qualcosa di “peggiore”. Continua a leggere