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Abitudini

Gesù raccomanda alla Bossis di mettersi alla sua presenza. Deve diventare un’abitudine. Non sono le parole a contare, ma il cuore: Lui prende ogni suo moto come un dono prezioso. Cosa c’è, le dice, di più bello che mettersi nelle sue braccia, le braccia di Uno tanto grande che si china con amore infinito sulla sua piccola creatura? Lasciamoci convincere, prendiamo anche noi quest’abitudine.

Le nostre mani

Prestiamo a Gesù le nostre mani, il nostro corpo, la nostra intelligenza e volontà: Lui farà tutto e si renderà, così, presente in mezzo agli altri, qui, sulla terra. Potremo dire, allora, che non siamo stati noi a parlare, a fare, ma Lui: ciò è necessario per restare umili e, come dice il Cristo alla Bossis, l’umiltà è la verità.

Esserci


Le relazioni sono complicate. È vero che in alcuni casi sembra che tutto fili liscio: coppie che non litigano o amicizie ininterrotte, prive di scossoni. Bisogna interrogarsi, però, sul livello di profondità di questi incontri, capire se non vi sia una tendenza a rimuovere, o almeno ad aggirare, i possibili e spesso salutari attriti. Non di rado, nei rapporti, ci sono incomprensioni, equivoci, vuoti che si aprono quando meno te lo aspetti. Solo Uno è sempre lì, fedele, immutabile, coerente fino alla morte col suo principio di amore indefettibile: il Cristo, l’Emmanuele, il Dio con noi. Chi si accorge di quest’egida presente anche quando tutto sembra perso? Essere suoi intimi è il meglio da chiedere alla vita.