Archivi tag: Racconti

Non ha importanza – di Ettore Malacarne

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Quando sono venuto a prenderti tua madre non mi ha salutato, appena hai aperto la porta l’ho vista voltarsi ed entrare in cucina. Non ho avuto bisogno di altro per capire di cosa parlavate anche questa sera. Tua sorella invece è stata come sempre carina con me, mi ha offerto un bicchiere di vino, recitando la sua parte da donna di casa, ed abbiamo giocato un po’ con la play station, mentre finivi di truccarti. Quando siamo usciti mi ha fatto ciao con la mano da sopra il divano, come se facesse qualcosa da tenere nascosto. Divertita dalla situazione mi salutava e guardava verso la porta della cucina per vedere se tua madre fosse lì a spiare le nostre mosse. Continua a leggere→

Title track – di Franz Krauspenhaar

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Ti ho vista, attricetta. Ti ho vista camminare con lui per la via del lusso giovane. Siete entrati in un negozio di abbigliamento. Sono stato a guardare dentro la vetrina per quasi un’ora. Eravate scomparsi alla mia vista, come esclusivi, come involti in una protezione tessile di gran marca. I miei occhi erano chiusi, come se avessi messo un tappo nero all’obiettivo della Canon. La mia. Quando siete usciti ho gettato a terra la sigaretta appena accesa e vi ho seguiti. Continua a leggere→

Par terre

di Ade Zeno

Con gli occhi socchiusi e spietati che fissano un punto impreciso nell’aria, sul muso del mostro comincia a prendere vita un nuovo sorriso verde. La sua capacità di reggere il dolore è incredibile, non c’è niente da fare, considera Vic. Non sono bastati i calci e le bruciature sul dorso, non ha mostrato nemmeno una smorfia di disapprovazione, anche soltanto il minimo accenno di terrore. Ha resistito perfino all’acqua bollente, una pentola intera rovesciata sull’ala sinistra, tutta in una volta, addirittura il parquet ne ha risentito: ora, accanto al corpo tumefatto, c’è una piccola macchia scura del legno scottato. Può essere che gli piaccia, forse è questo che vuole, aspetta con ansia che continui a colpirlo, a lacerargli la pelle, non importa in quale modo, purché sia dolore, il più forte possibile. La dose di odio inumano che sto spendendo con il solo scopo di offenderlo, di complicargli le cose, è enorme, la sento spingere nelle vene per la prima volta; fino a ieri non mi sarei mai detto capace di avvertire una rabbia simile, continua a pensare Vic, e intanto riflette sulle possibili torture che non ha ancora inventato, sugli oggetti che sceglierà per infliggere il prossimo colpo. Un coltello da pesce, il martello, le tenaglie nascoste nella cassetta degli attrezzi? Sarà uno di loro a consegnarli finalmente la morte, oppure le mani nude, le mie dita grosse pronte a levargli via il respiro in una morsa feroce? A guardarle così non sembrano mani da assassino. Continua a leggere→

“Piccolo ritratto” di Villa Dominica BALBINOT

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Le sembrava una montagna, una montagna di carne, con la parte inferiore- gli arti, con le cosce massicce come tronchi, o come zampe di elefante viste le dimensioni abnormi- che stranamente veniva definita da una dismisura strabordante a partire dai fianchi, fianchi che dato il diametro che si accentuava ai bordi rispetto al già ampio torace avevano l’aspetto di qualcosa di incongruo assemblato a casaccio, dato che la parte superiore sembrava di un’ altra misura, più sottile, anche se non di molto, solo di quel tanto che dava appunto un senso di disarmonia. Il maglione grigio di lana pesante rimaneva sollevato in alto, come le camicette a pancia nuda delle
adolescenti alla moda. Continua a leggere→

Gene Hackman

di Emanuele Kraushaar

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In televisione c’è un film con Gene Hackman. Fuori piove, non ho certezze per la settimana che viene, tutto fuori dalla finestra sembra nero e senza contorni. Apro una birra, prendo un pacchetto di pistacchi e mi butto sul letto.
Gene Hackman fa l’avvocato, ha uno studio stupendo al centro di New York, ha un manipolo di segretarie, ha una bella moglie, ha un’amante bellissima, ha un rivale che riesce a mettere all’angolo, ha una serie di persone che riesce a mettere all’angolo.
Mette tutti all’angolo Gene Hackman in questo film. Anche io sono buttato sul letto e pendo dalle sue labbra, dalle sue occhiate, dal suo camminare maestoso nello studio di avvocati. Falcate veloci, sorrisi sfuggenti, bicchieri di whisky bevuti a metà, rapidità di linguaggio. Tutti all’angolo.

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Le scimmie non scendono

di Emanuele Kraushaar

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Ah queste dannate scimmie! Quando scendo a terra poi… Cioè quasi a terra, perché a terra proprio non posso metterci piede. Queste scimmie… Lasciamo perdere. No, invece diciamo le cose come stanno. Si mangiano tutto e non lasciano niente. Io vivo sugli alberi. Si allungano con le liane. Sì, vivo sugli alberi da sempre. Le scimmie si fregano tutto il cibo. Si muovono veloci di ramo in ramo. A mettere piede per terra non ci ho mai pensato. Non ricordo niente di prima. Ho iniziato a vivere così, ad una certa altezza. Ad una certa altezza io mangio, bevo, dormo eccetera. Non ci sono molte ragazze da queste parti, anzi proprio nessuna.

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Bambini paglia sole

di Emanuele Kraushaar

Le cose stanno così: non sono mai stato bambino.
E quegli esseri piccoli e piagnucolosi mi terrorizzano. Per mia fortuna lavoro da casa e i posti che frequento non prevedono la presenza di bambini: cinema d’essai e discoteche.
L’unico rischio è Villa Pamphili. La parte dove vado è abbastanza sicura, perché è quella di chi, come me, va a correre. Ma ogni tanto sbuca dal nulla qualche mamma col passeggino.
L’altro giorno ho deciso di sfidare la paura. Mi sono fermato e messo a guardare uno dei passeggini. Non c’era nessuno dentro, ma un mucchietto di paglia che il sole accecante avrebbe potuto accendere. Ho alzato gli occhi verso la madre. Aveva paglia al posto dei capelli e un sorriso senza bocca.
Per la prima volta, dopo tanto tempo, mi è venuta in mente mia madre. Anche lei era così e anche la mia infanzia infatti è bruciata come paglia al sole.