di Ade Zeno
Con gli occhi socchiusi e spietati che fissano un punto impreciso nell’aria, sul muso del mostro comincia a prendere vita un nuovo sorriso verde. La sua capacità di reggere il dolore è incredibile, non c’è niente da fare, considera Vic. Non sono bastati i calci e le bruciature sul dorso, non ha mostrato nemmeno una smorfia di disapprovazione, anche soltanto il minimo accenno di terrore. Ha resistito perfino all’acqua bollente, una pentola intera rovesciata sull’ala sinistra, tutta in una volta, addirittura il parquet ne ha risentito: ora, accanto al corpo tumefatto, c’è una piccola macchia scura del legno scottato. Può essere che gli piaccia, forse è questo che vuole, aspetta con ansia che continui a colpirlo, a lacerargli la pelle, non importa in quale modo, purché sia dolore, il più forte possibile. La dose di odio inumano che sto spendendo con il solo scopo di offenderlo, di complicargli le cose, è enorme, la sento spingere nelle vene per la prima volta; fino a ieri non mi sarei mai detto capace di avvertire una rabbia simile, continua a pensare Vic, e intanto riflette sulle possibili torture che non ha ancora inventato, sugli oggetti che sceglierà per infliggere il prossimo colpo. Un coltello da pesce, il martello, le tenaglie nascoste nella cassetta degli attrezzi? Sarà uno di loro a consegnarli finalmente la morte, oppure le mani nude, le mie dita grosse pronte a levargli via il respiro in una morsa feroce? A guardarle così non sembrano mani da assassino. Continua a leggere→