«Caro amore, domani accadrà. Poco prima dell’alba avremo accesso alla luce. Qui è inverno, la notte è fredda, il buio mi guarda dalla finestra della stanza in cui vivo da una settimana. Tu, però, non pensare a questo. Pensa alla luce. Sai, negli ultimi giorni ho avuto anch’io molto tempo per pensare. In fondo, in questo mio lavoro i pensieri sono più numerosi dei fatti. Ascoltiamo quotidianamente frammenti di conversazioni registrate, leggiamo carte su carte, confrontiamo tra loro miriadi di resoconti e rapporti. Spesso le nostre esistenze sono vincolate a niente più che a dei pezzi di carta: ordinanze, notifiche, vari tipi di comunicazioni scritte. Cose che finiscono in faldoni polverosi o nelle cartelle dei nostri computer. Continua a leggere
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Quel giorno al mare
di Pasquale Giannino
Quel giorno al mare pensavo a Elisa. Ero solo sotto il mio ombrellone, alcuni pescherecci in lontananza, pochi bagnanti annoiati, pochi schiamazzi. Non è mai stato un lido caotico quello di V.: spiagge ampie con una pineta in fondo, l’acqua bassa, è il luogo ideale per le famiglie con bambini molto piccoli. È rimasto il mio preferito, forse perché mi ricorda l’infanzia, le giornate trascorse sulla battigia, i castelli di sabbia costruiti… Verso le undici urlava Rocco, di passaggio con la sua carriola: “Pesce, pesce, pesce!”. Si udiva fin sotto la pineta. In pochi minuti era circondato da una folla di curiosi. Qualcuno andava per comprare. Era una presenza fissa, mi ci ero quasi affezionato. Lo avevo visto ancora dopo molti anni, ma la voce non era più la stessa. Quel giorno al mare Rocco non passò. Rimasi assorto nei miei pensieri. È il luogo ideale per chi ha voglia di rimanere solo, la gente è discreta, difficilmente si familiarizza: ognuno pensa ai fatti propri. E io pensavo a Elisa. Non la vedevo da trent’anni. Da tempo non provavo più nulla per lei, tuttavia non ero mai riuscito a dimenticarla. Non si trattava di rimpianto ma semplice curiosità: mi sarebbe piaciuto sapere cosa avesse fatto in tutti quegli anni e se fosse stata più felice di me. D’altra parte è meglio non averla più incontrata, preferisco mantenere il ricordo della sua primavera: bella, morbida e fresca come una rosa appena colta. Era pure la mia primavera… E il resto? Mediocrità. Una vita da impiegato, come tanti, in attesa della busta paga. Qualche domenica in montagna, per dimenticare i rancori della settimana. E un sogno nel cassetto mai realizzato. Continua a leggere
Ritmo
di Barbara Gozzi
Seguo.
Resisto
Dentro oscillazioni.
Fasi che sono altalene lunghissime, rette da fili d’acciaio flessibile, quasi gommoso ma che mai – mai fin ora – si sono spezzati.
Ondeggio in continuazione.
Le maree confondono, schiacciano.
Qualche volta mi sento l’acqua ‘in’ gola. E divento furioso, disperato. Annegare continuando a fare quello che c’è da fare, mi sfinisce. L’acqua in gola è pesante, marmo liquido, e complica movimenti semplici. Se ho voglia di alzarmi mi devo organizzare per tempo. Continua a leggere
Una serata da sballo
di Pasquale Giannino
Filippo aveva trent’anni compiuti, ma conservava un aspetto da eterno adolescente. Curato nel vestire, praticava molto sport e seguiva una dieta equilibrata. Era una persona allegra e disinvolta, di quelle che sanno tirarti su il morale e che vorresti sempre accanto nei momenti grigi. Aveva successo con le donne: ogni sera in discoteca una diversa. Faceva il commesso in un negozio d’abbigliamento. Aveva provato a lavorare in fabbrica, ma si era dimesso dopo alcuni mesi. Si era poi cimentato con mille mestieri: rappresentante, barman, cameriere… Viveva con Luca, venticinque anni, sistemista informatico presso una grossa ditta: passava il tempo libero appiccicato al computer. Continua a leggere
Brigante
di Pasquale Giannino
Il casolare è là, come sempre. È disabitato, eppure mi appare ancora nitida l’immagine di zio Giovanni, seduto su una sedia di paglia dinanzi all’uscio. Era un contadino, come gli altri abitanti della contrada, ma aveva uno stile e un portamento da signore. Anzitutto il tono della voce, sobrio e pacato. Poi il modo di vestire: le scarpe lucide, il cappello sulle ventitré, il panciotto, l’orologio da tasca… Ma il suo dono più grande era la capacità di raccontare: aneddoti sulla guerra in Africa, sul periodo da manovale in Svizzera, sulle vicende paesane della sua gioventù. In effetti, chi può raccontare la storia meglio di uno che l’ha vissuta? E lui, contadino con la terza elementare, ricordi personali ne aveva davvero tanti: dalla prima guerra mondiale al grande esodo che dissanguò la Calabria negli anni Cinquanta e Sessanta, fino alla rivincita di molte famiglie umili come la sua, che consentirono ai figli di studiare, costruirsi una bella casa e vivere una vita migliore. Continua a leggere
“Lupi contro un duca”, di Alberto Pezzini
Sono dovuto partire di notte. Al freddo. Eravamo inseguiti dagli uomini del Duca. Mia moglie aveva rifiutato di concedersi la prima notte a lui. La prima notte di nozze. Io non ce l’ho fatta. Sembravo un uccello impazzito. Ardevo di rabbia. E’ quella che mi ha permesso di prendere quattro stracci, mia moglie, bella come una luna fiorente nel cielo, e salire verso il passo.
Di notte è dura. La luna ci ha fatto da battistrada. Era grossa, piena, estiva. L’aria faceva da contraltare. Fredda come una lama. Bruciava come il ghiaccio. Sarà che eravamo giovani e
neanche i lupi mi spaventavano.
Siamo finiti al Pian delle Gorre. Lì abbiamo lasciato i cavalli. Li abbiamo
abbandonati a loro stessi. Volevo ucciderli ma mi è mancata la mano. Uno dei due, Luce, mi
ha cresciuto. Continua a leggere
Riccioski,2031
di Gabriele Cremonini
Anche se non c’era la banda, come promesso, per la ripicca di Ariodante Bugamelli, primo trombone e capo degli Atletici Musicanti, che per principio, occasione o no, non voleva suonare agratis, c’era gente sotto il palco con i lucciconi agli occhi, come la Suelen Suprani, parrucchiera specialista in colpi di sole, o la Deborah Costa, regina della piadina sfogliata. “Ma dobbiamo imparare la sua lingua?” aveva chiesto la Deborah all’amico e vicino di posto Kevin Pascoli. “Ma no, veh, io continuo a parlare così, anche perché m’han detto che le carte le fanno in due lingue: siam mica pochi, quelli rimasti. Poi, non senti, loro lì son bravi con le lingue, una settimana e zac, li senti strascinare con la parlata che è una bellezza, e diobono fan tutto come noi, son mica quei zucconi di tedeschi, te li ricordi?, che potevano anche venire dieci anni di seguito ma non gli entrava in testa di rotolare la tagliatella solo con la forchetta, nossignore, se non c’era il cucchiaio erano persi”. Continua a leggere
Una vita in fuga
di Pasquale Giannino
Il paese era in festa. Come sempre, d’estate, le vie gremite di giovani con abiti alla moda. Gianni era un adolescente timido. Andava bene a scuola e prendeva lezioni di pianoforte.
Aveva concluso il primo anno di liceo scientifico con la media dell’otto. Non era riuscito a superare l’esame di ammissione al conservatorio, ma continuava a recarsi due volte la settimana dal maestro Iannuzzi. “Non devi scoraggiarti Gianni, capitò anche a Giuseppe Verdi!” “Maestro, io penso di non esserci portato.” “Studio, Gianni, applicazione! Sai cosa diceva il grande Rossini?” “Non ne ho idea.” “Solo il dieci per cento dell’arte è dovuta al talento. Il rimanente è studio!” Continua a leggere
Il rigore
di Giovanni Agnoloni
Victor Pavlovi?, numero 10 di una squadra giovanile di Lubiana, si preparava a tirare il calcio di rigore che avrebbe potuto decidere il campionato. Era lo spareggio, che si svolgeva in un campo sterrato alla periferia della città. Continua a leggere
I mangiatori di colla

di Filippo Loro
Illustrazione di Elena Miele
La cucina dei mangiatori di colla sembra una camera operatoria. Risplende di mattonelle candide e di teli verdi; profuma di anestetico alla cannella.
Le finestre schermate permettono alla formidabile luce alogena di suggerire la giusta inclinazione dei bisturi. O dei coltelli, che corrono sul legno consumato, sformato a forza di supportare la carneficina, fra i colpi del batticarne e i sussulti del segaccio. Continua a leggere
“Di sotto”
di Roberto Saporito
La finestra è all’ultimo piano di un alto palazzo, che dagli stilemi architettonici si direbbe della fine dell’ottocento, qualcosa come una sorta di pre-liberty, e la finestra è una delle due di un’ampia stanza dal soffitto alto praticamente quadrata arredata con mobili antichi del settecento, consunti tappeti persiani, polverosi quadri ad olio raffiguranti paesaggi campestri molto verdi e marroni e grigi alle pareti. La stanza ha due finestre ma non ha porte. Una delle due finestre è aperta e una lunghissima scala la collega con la strada sottostante, e questa scala è l’unico modo per entrare e uscire da questa stanza, sembra. Mi avvicino alla finestra, guardo i pioli della scala dall’aria poco solida, mi sporgo, molto poco, per guardare di sotto, ma “di sotto” è molto lontano da dove sono io, “di sotto” mi fa fare un immediato balzo indietro terrorizzato da un terribile conato di vertigine. Ricontrollo la stanza ma non ci sono porte, neanche nascoste, neanche segrete, ma allora come ci sono arrivato io qui che soffro di vertigini, che non potrei mai salire quella scala così alta, ma ancora di più non potrei mai “scendere” da quella scala, e che quindi mai l’avrei salita. Mai. Continua a leggere
Il lungo sonno – di Eva Carriego #1

da “Carnefici” Magnum Edizioni
Una mattina qualunque di molti anni fa liberai un amore prigioniero da quindici anni. Lo conobbi per telefono, gli chiesi un appuntamento per valutare un immobile della mia agenzia. Credo d’essere stata vittima di uno dei pochi casi d’innamoramento via cavo. O almeno lo suppongo: se esiste una letteratura più vasta in tal senso, io non ne sono a conoscenza. Continua a leggere
Stessa grande palma

di Alessandro Ansuini
Ho preso lezioni di lettura veloce ed adesso sono capace di leggere Guerra e Pace in venti minuti. Parla della Russia.
Woody Allen
L’attrazione maggiormente eccitante è esercitata da due opposti che non si incontreranno mai.
Andy Warhol
C’è questo schermo collegato a una telecamera che fisso, ecco, o dovrei dire ci sono sedici telecamere su questo schermo ma ne fisso una, sulla quale una mosca si muove ingannandomi la vista. Sembra un gatto che si muove a scatti, scatti velocissimi, questo penso subito, ma poi guardo bene. Un gatto, seppur veloce, non può muoversi così velocemente. È una mosca, o un moscerino. Di seguito la mente in maniera coatta comincia a farmi girare nella testa come un hula hop le parole: marionette e insettini. Marionette e insettini. Marionette e insettini. Lavoro da sette ore ormai. Continua a leggere
Caschetto biondo

È molto tardi e fa freddo. Come al solito, non riesco a dormire. Incomincio a girare i vari canali delle televisioni private. Dopo un po’ mi fisso su un programma. C’è un bambino prodigio che canta e recita. E il presentatore, un tipo pelato e magro, lo applaude. Poi dice: “Pensate che ha solo sette anni: complimenti ai genitori!”.
Quella specie di mostro dalla voce soave ha i capelli biondi che luccicano attraverso lo schermo. Sento come un calore che sbuca dalla televisione e mi sembra di scorgere nei suoi occhi una luce tutta particolare.
Penso a quando avevo io sette anni e non mi viene in mente niente.
Muovo le gambe su e giù per scaldarmi o forse sono nervoso.
Quello intanto è partito con una nuova canzone. È più bravo dell’originale, il suo futuro è luminoso, la gente applaude, il suo nome è impresso sullo schermo, il mio passato mi graffia e non riesco a chiudere gli occhi.
Il bambino canta e il suo caschetto biondo sembra un piccolo sole.
Guardo il pavimento e, prima di spegnere la televisione, fisso le ciocche di capelli che mi sono strappato. Sembrano grandi ragni senza zampe, fermi e senza vita, proprio come me.
Una storia come tante
di Pasquale Giannino
Tonino era trafelato. Con la voce tremula si rivolse al giovane carabiniere: “Devo parlare al maresciallo… è accaduto qualcosa di molto grave!”.
“Si calmi e lo dica a me… il maresciallo è occupato.”
“No, per favore… ho bisogno di parlare con lui.”
Tonino era un uomo di mezza età. Gestiva un’edicola in piazza. Viveva in una villetta a schiera, poco distante, con la moglie e la madre.
“Cosa c’è Tonino? Calmati ed entra” disse il maresciallo che aveva udito le frasi concitate del giornalaio, affacciandosi dal suo ufficio con l’immancabile sigaro in bocca. Era un uomo tarchiato e dai modi sbrigativi. Si diceva che quando acciuffava qualche delinquente non molto disponibile a collaborare, fosse avvezzo a utilizzare il sigaro acceso per fargli cambiare idea. Continua a leggere
Sembianze velate

di Marino Magliani e Mario Bianco
Racconto con Mario
Una donna, ecco cosa mancava alla storia che stavo scrivendo. Stavo scrivendo una storia sul tradimento, una parola che si sente spesso in Liguria, ma che non é il solito tradimento tra un uomo e una donna, in Liguria il tradimento é una cosa che riguarda sostanze, i possedimenti, toccagli tutto a un ligure dell’interno ma non toccargli la roba. Per questo se gli tocchi la roba é tradimento.
Volevo scrivere la storia di una donna tradita dai suoi fratelli, una donna buona, e perché era buona derubata della sua parte di ereditá. Per farlo dovevo scrivere la storia di un testamento falsificato, storia di una donna che apparteneva alla piccola borghesia proletaria e che aveva faticato fino ai trent’anni nel suo con suo padre e sua madre, i fratelli e le sorelle. Continua a leggere
METROMORFOSI 22

METROMORFOSI 2009 MARZO VENTIDUE
le parole hanno un senso sempre oppure non ce l ‘hanno mai
Moondog
H.E.R.
Ivan Vicari & Barraco Trio
Puppini Sisters
Lady Oscar Rock Drama
Davide Manuli
Ursula Meier
Pippo Delbono
Intervista ad Antonio Rezza
Piero Mottola
Antonio Pio Saracino
Lucia Saetta
CONCORSI METROMORFICI
Un racconto per Metromorfosi
– invia un testo inedito di massimo 9000 caratteri entro il 10 aprile 2009
Una copertina per Metromorfosi
– invia un ‘immagine entro il 10 maggio 2009
Tutto o quasi

Sono giorni che sto tappato in casa a studiare un testo sacro che mi è stato consigliato dal mio nuovo amico Raniero. Lui dice di aver capito tutto o quasi. Riguardo a tutto o quasi. Credo abbia detto proprio una cosa del genere. Ma non ricordo bene, perché sono passati molti giorni. Comunque non è facile andare avanti. Ogni tanto spengo la luce, chiudo gli occhi e mi sento scomparire nel buio.
Ieri mi è sembrato di sentire la voce di Raniero che diceva: “Cerca di trovare la spina dorsale del libro”.
Non so se sia il caso di fermarsi e mollare.
Ma forse è da quando ho iniziato a studiare questo libro immenso che ho mollato tutto e mi sono fermato.
A volte mi scordo di mangiare, di dormire, perdo quasi la cognizione del tempo e del mio corpo.
Telefono a Raniero per chiedergli un consiglio.
“È in settimana bianca con gli amici” mi dice la moglie con la voce tremante. Ma poi in lontananza sento dire: “Ti ho detto mille volte di staccare il telefono”.
Allora attacco e decido di andare da lui.
Quando apro la porta del mio studio, vedo mia moglie con la cornetta in mano, rannicchiata in un angolo, che mi fissa spaventata.
Puntini neri

Da qualche anno sono fissato con la pulizia. Vivo in una casa molto piccola, bianca e con una sola finestra che dà sulla strada. Ci sono una sedia, un divano, un letto, una cucina microscopica, un telefono che non uso mai, perché non ho nessuno da chiamare e nessuno mi chiama.
Ho una televisione che sta sempre accesa, ma l’audio è rotto e immagino dialoghi che non esistono.
Quello che mi interessa è che sia tutto pulito, che il bianco delle piastrelle risplenda e che io veda una mia ombra d’immagine quando cammino.
Da un paio di giorni, sul pavimento sono comparsi dei puntini neri, che non riesco a mandare via. Sono al limite dell’invisibile e ho il sospetto che siano un’allucinazione.
In televisione c’è una donna molto anziana che parla e tante persone che ascoltano.
Nella mia testa dice: “Tutto deve essere pulito, tutto deve essere bianco e anche quei puntini neri devono essere eliminati”.
La sua voce è sgradevole e le sue parole arrivano come comandi.
So che è solo dentro di me e che se l’audio del televisore funzionasse, dalla sua bocca uscirebbero altre cose. Ma di questo, in effetti, non sono sicuro.
Come non sono sicuro che quei puntini neri esistano veramente.
E mentre cerco di toglierli con le unghie, mi sento morire, quasi strozzato dal bianco soffocante delle pareti.
Chiunque entrerà sarà riconosciuto con amore
di Demetrio Paolin
Se tu fossi in alto ora leggero come un grumo di polvere, saliresti nel cielo altissimo e vedresti una pianura sterminata sotto di te, ordinata in scacchiere di campi e boschi. Noteresti una cittadina nella nebbia e scenderesti come un proiettile verso una villetta appena fuori mano.
La vedresti disposta su due piani con un piccolo giardino delimitato da una cancellata bianca. La porta di ingresso, che si raggiunge percorrendo un piccolo vialetto in pietra, dà sul salone living, arredato con gusto moderno. Sempre al primo piano ci sono la cucina abitabile, grande e calda, e due studi, sopra il bagno e le camere da letto. In una di queste camere ci dormo io, che son Mercurio, e nell’altra i miei genitori, Alba e Paolo. Continua a leggere
