Archivi tag: Racconti

SCOMPARSA

di Roberto Saporito

“Credo che si debba uccidere per

avvicinarsi al mistero; o uccidersi.”

(Lorette Nobécourt)

Mia sorella è scomparsa il 6 giugno 1992. Quel giorno avevamo festeggiato la firma del contratto per il mio secondo romanzo e il suo relativo anticipo: dieci milioni di lire, un sacco di soldi, quanto meno per me, sicuramente tanto per un mio libro.

Quella sera avevo dato una piccola festa, molto piccola: oltre a mia sorella, c’era Clemente, che è poi il mio migliore amico, Cecilia, che è la mia migliore amica, Diego, che era il mio vicino di casa, pittore, nonché recente amico e Stefania, la sua convivente. Un paio di bottiglie di champagne, formaggio, salame, olive, e per finire una bottiglia di vodka.

Alle undici e mezzo mia sorella Angela, mi ha baciato entrambe le guance, mi ha rifatto gli auguri, mi ha sorriso benevola, ha salutato tutti, ha inforcato la sua bicicletta olandese nera e se n’è andata. Per sempre. Inghiottita dalla notte quasi estiva. Continua a leggere→

LA NOTTE, di Francesca Giulia Marone

Francesca Giulia Marone (nella foto) racconta la notte di Yukiko ed Elena: due donne non più giovanissime, in procinto di incontrare i loro rispettivi amanti.
Yukiko ed Elena. Oriente e Occidente.
Due universi femminili diversi, forse opposti, visti nei momenti di ansiosa attesa che preludono l’incontro amoroso.
Ciò che unisce, talvolta, equivale a ciò da cui non si sfugge: il tempo impietoso che, passando, lascia segni non dissimulabili su corpi e spiriti.
Massimo Maugeri

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LA NOTTE

racconto di Francesca Giulia Marone

http://www.settimanastudidanteschi.it/blog/notte.jpg1. Yukiko aveva terminato di sistemare i capelli. Lungamente si era dedicata alla sua tsubushi-shimada e ora rimirava lo chignon lucido torcendo il collo come un cigno.
La luce rischiarava il perimetro della piccola stanza, la lampada aveva una flebile fiammella che resisteva agli spifferi di vento che fischiavano fra il bambù all’esterno del giardino zen.
Sapeva che lui la stava aspettando impaziente. Doveva solo attraversare il giardino interno alle due case e scivolare nel buio della notte lasciando che quel manto la nascondesse agli occhi degli altri che dormivano.
Aveva quella luminosità sul viso che solo le donne nel suo stato sanno portare con grazia, consapevoli della propria femminilità. Il pallore accentuato dal trucco bianco, però, che quella notte aveva passato più di una volta sulle guance ampie, le dava le sembianze di un fantasma. Continua a leggere→

“Non rimpiango, non lacrimo, non chiamo”

Estratti da Non rimpiango, non lacrimo, non chiamo, opera che comprende due racconti di Marino Magliani e Vincenzo Pardini (in uscita adesso con Transeuropa)

Pubblico qui la parte iniziale dei due racconti, rispettivamente di Marino Magliani (La parte) e di Vincenzo Pardini (Broggi). Delle selezioni più ampie sono già comparse sulla rivista Nuovi argomenti (n° 49, gennaio-marzo 2010; titolo Tabù – Il gioco delle parole proibite).

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Maria De Filippi (4)

di Emanuele Kraushaar

Lunedì mandano in onda la puntata di Uomini e donne che ci sto pure io che corteggio una ragazza sul trono. Vado lì per quella bionda che mi sembra più malleabile, ma a me piace la brunetta con il piercing e il tatuaggio sulla schiena.
Alla bionda, che non sopporto, dico: “Tu mi piaci, perchè sei vera”. Quella sorride e fa una smorfia strana. Vorrei dare il mio numero di cellulare alla brunetta, ma le troniste sono guardate a vista e scortate.
Un mio amico mi dice che quella sera va alla discoteca Novecento, perchè l’ha saputo da una sua amica. Io la sera vado alla discoteca Novecento, ma lì non la vedo. Però mentre ballo conosco una ragazza russa che ora quando vado a casa sua dopo che abbiamo fatto l’amore ci vediamo le puntate di Uomini e donne dove io corteggio quella bionda e antipatica.

[Maria De Filippi (1), Maria De Filippi (2), Maria De Filippi (3)]

LA RAGAZZA DI VIA MAQUEDA. Intervista a Dacia Maraini

Si intitola “La ragazza di via Maqueda” (Rizzoli, pp. 270, € 18,50) ed è la nuova opera letteraria pubblicata da Dacia Maraini. Si tratta di una raccolta di racconti (alcuni già pubblicati su riviste e giornali, altri inediti) che compone una sorta di geografia dell’anima dell’autrice.
Ci sono gli anni dell’adolescenza, qui. E quelli dei grandi incontri (Pasolini, la Callas, ovviamente Alberto Moravia). Ma è anche un libro che, mescolando la pura fiction con racconti della memoria, abbraccia i “luoghi per eccellenza” della Maraini: la Sicilia, Roma, l’Abruzzo.
Il primo racconto, quello che dà il titolo al volume (un racconto lungo ambientato a Palermo), stigmatizza una sorta di doppio abuso: quello dello smaltimento illegale di sostanze radioattive e quello della prostituzione minorile. Protagonista della storia è un ingegnere palermitano, indicato con le sole iniziali: D.B.
Pur essendo un uomo onesto, finisce con il rivelarsi come una sorta di inetto. Per certi è una vittima del sistema. Una di quelle vittime, però, che non avendo la forza e il coraggio di ribellarsi finiscono, loro malgrado, per diventare parti del sistema stesso. Ingranaggi. Anelli della catena.
L’uomo si trova costretto ad apporre la propria firma su un foglio che – di fatto – (come avrà poi modo di scoprire) consente alla ditta per cui lavora di procedere allo smaltimento illegale (e occulto) di materiale radioattivo. L’ingegnere, all’inizio, tenta una timida protesta… che non sortisce alcun effetto. Poi si trova a vivere un conflitto che potrebbe sintetizzarsi nella seguente domanda: decidere di denunciare l’illecito (rischiando di perdere il posto di lavoro), oppure non reagire (essendo lui stesso, in fondo, una vittima)? La sua strada, poi, incrocia quella di una prostituta bambina. Ne parliamo con l’autrice…

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Maria De Filippi (3)

di Emanuele Kraushaar

Io al programma di Maria De Filippi ci vado, perchè Maria è molto brava e buona e con lei tutto è possibile, si aprono molte situazioni, così mi ha detto un mio amico di Oriolo Romano che era venuto a corteggiare una e adesso fa le serate al Becala Disco sulla Cimina e poi Dory, la zia di Marlene, dice che le è apparsa in sogno dicendole di giocare dei numeri e ha fatto ambo.
Quando arrivo, una tipa della redazione mi dice che l’appuntamento al buio funziona che io scendo le scale e non so che ragazza ci sta sul trono e loro scelgono se tenermi anche per le prossime puntate.
Uno mi dà una rosa per la ragazza.
Io invece di consegnarla alla ragazza, la do a Maria De Filippi. La gente del pubblico ride e applaude. La ragazza del trono mi elimina e in quel momento capisco che non rivedrò mai più lei e nemmeno Maria De Filippi.

Quel qualcosa che non esiste, c’è.

di Barbara Gozzi

1.
C’è qualcosa.
Qualcosa di buono e confuso.
Mentre si stringono sul divano. Fuori fa freddo, in molti dormono. Molti che non sono loro.
C’è appena una lampada accesa, in un angolo.
Il ticchettio ovattato di un orologio che da un’altra stanza insiste.
Il calore tra loro potrebbe espandersi.
Ma non si muovono.
Nessuno dei due accenna, agisce su muscoli, ossa e dita.
Nessuno dei due si decide a mutare ciò che c’è tra loro, ciò che sono. Continua a leggere→

La battaglia dei Pupi

di Pasquale Vitagliano

Il duce è seduto alla scrivania del suo studio. Ormai è vecchio. Attende la visita di quel giorno con lo sguardo perso di chi ha appena terminato uno sforzo fisico. La sua figura ha conservato negli anni una strana solidità, si è solo avvizzita. Sembra un pupazzo di sughero. La calvizie e la nera cavità degli occhi accrescono questa impressione. Lui è adagiato dietro la grande scrivania in noce, ormai quasi sgombra di carte, appare come disteso dentro un imponente letto regale, nei giorni dell’estrema malattia. Eppure, anche lui ha vinto. Non solo la Germania.

E’ il 1972, in estate lui e il capo del nazismo festeggeranno a Monaco le Olimpiadi della Vittoria, il momento più alto di celebrazione del nuovo ordine che essi hanno creato. Le Olimpiadi dell’Eurasia sanciranno la Pace definitiva sul Continente, con la partecipazione dei vecchi nemici sconfitti, Inghilterra e Stati Uniti. Mussolini è stanco, ha compiuto 84 anni ed attende il suo ospite, fissando nel vuoto il miraggio di un’ultima illusione umana. “Come sta maestro?”, Mussolini saluta l’ospite con rispetto, tenta di sollevarsi dalla poltrona, dietro la scrivania, ma non ci riesce. Continua a leggere→

10 giugno 1940 – racconto brigasco

di Roberto Amoretti

“Che noia il turno di guardia di notte!”

L’aria è fresca ai 2.000 metri di Cima Marta, ed il Caporale Antonio Lanteri, di Briga, guarda il cielo stellato di inizio estate, disteso nella buca che il Tenente chiama pomposamente “avamposto”.

“Domani sarà una bella giornata di sole”, pensa Antonio, “se il Tenente è di buon umore mi faccio mandare in pattugliamento. Voglio arrivare fin giù, al torrente, dove andavo per anguille con nonno Tugnin.”.

Alle quattro di notte arriva il cambio e, tornato in camerata, si butta sulla branda, bello vestito, pensando alle sguscianti anguille, alle piccole ma combattive trote fario, che prendeva con le mani, cingendo i levigati massi del fondo del laghetto…

E’ l’alba del 10 di giugno del 1940, il tempo è splendido, il sole inizia ad asciugare l’erba bagnata dei pascoli di Marta. Il Tenente sta sorseggiando il caffé, e offre un po’ di cioccolata (tutto rigorosamente autarchico) ai suoi soldati, scherzando, in dialetto, con il cuoco. Continua a leggere→

La palla

di Emanuele Kraushaar

lisi

La cosa che più mi riusciva fare nella vita era la palla.
Mia moglie l’ho conquistata così. Attorcigliandomi su me stesso, con la testa attaccata al sedere e rotolandomi per la strada, veloce e senza sbavature.
Luminoso.
Ero così quando facevo la palla.
Mia moglie mi chiedeva sempre di fare la palla, quando stavamo in giardino e giocavamo con la nostra cagnolina Lisistrata.
Come correva Lisi quando facevo la palla e rotolavo sull’erba! Anche quando pioveva mia moglie mi chiedeva di fare la palla.
Una volta che eravamo alla casa al mare e c’era il temporale, mia moglie ha spento la tv di colpo, abbiamo preso Lisistrata e siamo andati sulla spiaggia.
Io mi sono attorcigliato e ho incominciato a rotolare sul bagnasciuga. Mia moglie mi guardava e sembrava ci fosse il sole, anche se pioveva di brutto e c’erano i fulmini.
Lisistrata tremava e non mi rincorreva e fissava il mare che per lei era un mostro nero.
Io però continuavo a rotolare, perché sapevo che mia moglie era felice.
Non capivo esattamente le sue sensazioni, ma io quando facevo la palla mi sentivo dio.
Anche quando mia moglie si è messa ad urlare che Lisi stava male, io non mi sono fermato, perché sapevo che mi voleva lì a rotolare sulla spiaggia all’infinito.

Maria De Filippi

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di Emanuele Kraushaar

Proprio così. Mia madre l’hanno presa al programma di Maria De Filippi quello degli uomini e donne che cercano l’amore in televisione. Io sto molto male quando vedo mia madre che corteggia uno dei tronisti, perchè quello ha i capelli tutti in avanti sulla fronte e tiene le scarpe slacciate. Non parla molto il tronista, invece mia madre parla molto e dice che quando fa le esterne con lui si sente se stessa. A me viene un nodo alla gola e mi sento pesante. Quando ci sono le esterne, a volte abbasso il volume, ma poi lo rialzo subito.

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Il camorrista

di Pasquale Giannino

Quando arrivai nella caserma di M., in Campania, ero piuttosto malandato: praticamente non mi reggevo in piedi. Il CAR a Potenza era stato devastante, non tanto per gli addestramenti – la mia tempra da “bandito” mi permetteva di tollerare quelle marce che ad altri ragazzi sembravano interminabili – quanto per il freddo polare che attanagliava in quel periodo il capoluogo lucano. Le camerate erano gelide, mi pareva di dormire all’addiaccio. Per di più avevo avuto la sfiga di non trovare neanche un cappotto. “Guaglio’, so’ finiti” mi disse un maresciallo grasso come un ippopotamo. Il momento peggiore della giornata era l’alzabandiera, quando eravamo costretti a restare sugli attenti a sopportare la solita preghiera del soldato e, a volte, le filippiche del comandante: “A casa vostra i cessi li tenete sporchi? Dovete imparare che ora casa vostra è la caserma!…”. Continua a leggere→

“Serial writer” – Elisabetta Liguori

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La notte è più difficile, lo saprà di certo anche lei.
La notte nel silenzio ci sono volte che non la controllo: la parola monta, monta, monta, e poi tracima. Di notte se dormissi sarebbe meglio, è chiaro, ma il problema è che la bionda della volta scorsa non ha capito nulla di tutta la faccenda. Certo che no, si fidi, per questo ha fatto quella gran cagnara da circo, ché se fosse stata zitta un solo momento ad ascoltare, non saremmo qui, né io, né lei.
In verità capiscono di rado. Continua a leggere→

Federica Pellegrini

di Emanuele Kraushaar

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Mi sveglio abbastanza presto, tenuto conto che è domenica e che ieri sono stato in giro fino a tardi. Questo significa che avrò molto più tempo per non fare niente. Dopotutto è un agosto di cicale e poco altro.
La ragazza mi ha mollato da un paio di settimane e da un paio di settimane me ne sto tappato in casa a vedere la televisione. Esco solo dopo il tramonto e vado a mangiarmi una fetta d’anguria, poi se capita rimango a chiacchierare con il lavavetri del semaforo di piazza Irnerio.
Oggi però me ne andrò al mare.

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Vestiti, che usciamo

Oggi lei si aggirava in casa senza combinare niente. Come al solito, da un po’ di tempo a questa parte. Ogni tanto si prende la testa tra le mani e subito va a versarsi la medicina, quelle che non dà mai a noi e sta nella boccetta piccola col contagocce. Alcune delle medicine le possiamo prendere anche noi, spesso ce le dà, me la boccetta più piccola è solo per lei. Sta sempre male, lei, passa giorni interi nel letto, lamentandosi. A volte gli occhi le lacrimano, come quando noi avevamo preso la malattia agli occhi e allora lei ci faceva gli impacchi. Lei non fa impacchi, ma asciuga le lacrime man mano che sgorgano. I suoi non sono lamenti seri, perché all’ora dei nostri pasti si alza e prepara tutto, come prima di questi comportamenti. Prima veniva quell’altro e noi ci eravamo affezionate, poi non si è visto più e lei ha cominciato a gridare la sera nell’oggetto che squilla. Non gridava tutto il tempo, solo ogni tanto. Continua a leggere→

Il cappellino di Aretha Franklin

di Patrizia Perlingieri

Sotto un volo di ciambelle gonfiabili di ogni foggia e colore spuntano gambe di pantaloni arrotolati al polpaccio. Di una nuance tra il beige e il verde, che di definito ha solo la distanza dall’ultimo lavaggio.

Tommaso scorge la cosa in lontananza sulla battigia, ed è contento.

Si era sentito così stupido ieri dinanzi al salvagente appena acquistato che si sgonfiava in giardino.

Tu vuoi aiutarli e loro ti fregano, ecco quello che aveva pensato.

Elena, dal patio, si era limitata a fare spallucce e poi era andata a cospargersi il corpo di crema doposole. Ma lui sapeva esattamente che aveva pensato la stessa cosa. Sempre la stessa cosa:

Sei il solito cretino che crede di poter cambiare il mondo. Continua a leggere→

Diversa Sintonia – Un’altra esperienza connettivista

Testo di Giovanni Agnoloni
Diversa Sintonia
AA.VV., Diversa sintonia – Fantastic-Zen Stories & Histories , ed. Diversa Sintonia, euro 13,00

Una nuova iniziativa editoriale, quella delle Edizioni Diversa Sintonia di Marco Milani, scrittore e creatore del sito www.domist.net (Progetto Letterario Internazionale), nonché co-fondatore del movimento connettivista (insieme a Giovanni De Matteo e Sandro Battisti), che già intervistammo un anno fa (v. qui), quando EDS era agli albori. Oggi inizia a muovere i primi passi concreti nel mondo editoriale: ricordo che attualmente ha un proprio stand a Roma, al Villa Celimontana Jazz Festival, dov’è presente anche Francesco Verso, un altro esponente di punta del movimento connettivista (v. qui il recente articolo sul suo romanzo Antidoti umani, corredato di video relativi alla presentazione fatta a Firenze). Continua a leggere→

L’orco

Tra qualche minuto il bambino attraverserà le fronde, inizierà a correre come colto da un convulso furore spiegabile solo con la follia della sua orribile infanzia, poi guarderà il cielo per un motivo che io soltanto posso sapere, chiuderà gli occhi feriti dalla solita lama di luce, e infine cadrà nel fosso in volata, piombando di sotto definitivamente. È un trucco antico come il mondo, quello dell’abbaglio, e il fatto che continui a funzionare dimostra ancora una volta che le cose vecchie servono pure a qualcosa. Fra l’altro io sono una di queste. Non propriamente una cosa, diciamo piuttosto una via di mezzo tra l’uomo gigante e forzuto che ero e il mostro rammollito in cui gli anni, senza pietà, mi hanno trasformato con il loro incedere ingiusto. Continua a leggere→

La colf

La casa è carina, ma tenuta malissimo. Mi domando come farò a pulirla, con tutto il disordine, la roba in giro. La donna è gentile, mi ha offerto in continuazione pessimo caffè e roba da bere. Mi ha tenuto più di mezz’ora seduta per il caffè a chiacchierare, come se ci conoscessimo da sempre. Invece era la prima volta che la vedevo. Distrattamente mi ha spiegato che ha troppo da fare, a casa non c’è mai e quando c’è ha altro da pensare che mettere in ordine. Quando sono arrivata stava cercando disperatamente un certificato in un mezzo ad una moltitudine di carte alla rinfusa.. Quando sono andata via, si è rimessa a cercarlo. Dubito che lo trovi. Si è meravigliata che, dopo diversi anni in Italia, io non parli ancora l’italiano correttamente, sbagli i verbi e anche molte parole. Continua a leggere→

L’arrampicatore di specchi – di Paolo Alessandrini

gene curvante

Sono un arrampicatore di specchi. Non un dilettante, intendiamoci, e nemmeno un allievo all’inizio del corso di addestramento. No, io sono un maestro arrampicatore, e posso dire con certezza di essere tra i primi dieci al mondo nella mia specialità.
Quando iniziai a praticare questo sport estremo ero molto giovane: un ragazzino. Gli allenamenti dei primi anni non si svolgono ancora sulle pareti di vetro: gli istruttori insistono molto sullo sviluppo della sensibilità delle mani e dei piedi, sul miglioramento della capacità di riconoscere, in ciò che si tocca, ogni minima irregolarità, ogni imperfezione che possa risultare utile come appiglio.
Si fanno i primi esercizi con materiali scabri, rugosi: le mani vengono educate a tastare le nervature del legno, a classificare le rugosità della carta vetrata, a maneggiare le cortecce degli alberi, le spine dei rovi, le punte aguzze delle pietre e le diverse asperità dei terreni.
Gradualmente si passa a superfici più levigate, e si impara a scoprire ogni difetto presente in un foglio di carta, o ad apprezzare la perfezione del marmo che risulta invariabilmente rotta da microscopiche grinze e da solchi appena distinguibili.
Soltanto i pochi che riescono a superare questa dura gavetta di anni vengono ammessi alla soddisfazione di posare, un bel giorno, le dita sul vetro, e tendere i propri muscoli nella prima vera arrampicata. Continua a leggere→