di Roberto Saporito
“Credo che si debba uccidere per
avvicinarsi al mistero; o uccidersi.”
(Lorette Nobécourt)
Mia sorella è scomparsa il 6 giugno 1992. Quel giorno avevamo festeggiato la firma del contratto per il mio secondo romanzo e il suo relativo anticipo: dieci milioni di lire, un sacco di soldi, quanto meno per me, sicuramente tanto per un mio libro.
Quella sera avevo dato una piccola festa, molto piccola: oltre a mia sorella, c’era Clemente, che è poi il mio migliore amico, Cecilia, che è la mia migliore amica, Diego, che era il mio vicino di casa, pittore, nonché recente amico e Stefania, la sua convivente. Un paio di bottiglie di champagne, formaggio, salame, olive, e per finire una bottiglia di vodka.
Alle undici e mezzo mia sorella Angela, mi ha baciato entrambe le guance, mi ha rifatto gli auguri, mi ha sorriso benevola, ha salutato tutti, ha inforcato la sua bicicletta olandese nera e se n’è andata. Per sempre. Inghiottita dalla notte quasi estiva. Continua a leggere


1. Yukiko aveva terminato di sistemare i capelli. Lungamente si era dedicata alla sua tsubushi-shimada e ora rimirava lo chignon lucido torcendo il collo come un cigno.







