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Come per una congiura. Il carteggio Contini-Sinigaglia curato da Gualberto Alvino

Carteggio Contini-Sinigaglia
Dall’Introduzione di Gualberto Alvino

La corrispondenza tra Gianfranco Contini e Sandro Sinigaglia — iniziata nel 1944 e protrattasi quasi ininterrottamente fino al 1989, a pochi mesi dalla scomparsa d’entrambi — costituisce una vistosa eccezione nel folto epistolario del Domese, scaturendo non già, come negli altri casi, da ragioni d’ordine letterario o professionale, ma da un’attrazione indomabile, un’amicizia virile durata mezzo secolo senza l’ombra d’un attrito e scoccata da un «gesto» altrettanto istintivo che disinteressato compiuto all’insegna del pericolo e dell’avventura in uno dei frangenti più dolorosi della nostra storia nazionale. Continua a leggere

Sandro Sinigaglia

Sinigaglia

Sandro Sinigaglia

Alessandro Sinigaglia nasce il 28 aprile 1921 a Oleggio Castello, in provincia di Novara, da padre lombardo e madre piemontese, di Masserano, vicino a Biella, figlia del medico condotto del paese, nella cui biblioteca il piccolo Sandro trascorrerà ore felici («Conobbi il fascino orroroso della patologia, la famiglia immane dei polisarcidi e degli splenomegalici, gli idrocefali, le contratture della paralisi agitante, la malattia di Recklinghausen, la porpora, il mixedema, la leucemia linfatica, lo scorbuto, il beriberi, l’aneurisma gigantesco dell’aorta […] la realtà della parola come cosa verbale in sé e per sé autonoma, m’era entrata dentro»). Compie gli studi ginnasiali ad Arona e liceali a Novara, ospite presso amici. Nel 1935 la famiglia si trasferisce ad Arona. Cinque anni dopo si iscrive alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Statale di Milano, ma lo scoppio della guerra lo costringe a interrompere gli studi. Antifascista, negli anni 1943-44 partecipa alla guerra di liberazione dell’Ossola militando nelle Brigate Matteotti. Continua a leggere

Sandro Sinigaglia


Da Il flauto e la bricolla (1954)

Sandro Sinigaglia

Sandro Sinigaglia

Il decoville braccato sulle ruote

precipita inghiottito

negli ipogei della miniera

globi di sangue indiavolati

s’infuriano giù nella carotide ed ànno

sapore di ferro.

Fatti schianto

poiché folle è la forza dell’inerzia

e via via raddoppia

il piombo d’angelo precipite

Amore se mi lasci!

Soltanto dita appena vive

contano viti e bulloni

tra grovigli di ferraglia e becchi

della macchina schiantata. Accennano

la strada calcinata

la fila lunga dei paracarri

senza stupori.