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Gli occhi


Voler saltare il purgatorio per andare direttamente da Gesù: una bella prospettiva. Anche a Lui farebbe piacere sentirsi così desiderato. Tutto dipende dallo sguardo: dove cade? Cos’è che lo attrae più intensamente? Il nostro cuore è là dove gli occhi si dirigono.

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Da morti


Vedere Gesù in tutto: sarebbe questo il criterio dei criteri, lo sguardo d’aquila che salverebbe dalla perenne cecità del nostro cuore. Tutto è stato fatto per mezzo di Lui: è difficile capirlo? Eppure è questo che, da morti, ci trasforma in vivi.

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Quel problema


Tenendo fisso lo sguardo su Gesù, si legge nella lettera agli Ebrei. Pensiamo se ci guardasse solo quando lo guardiamo: è uno stimolo a rivolgersi verso la risposta, lo scioglimento, la soluzione di quel problema che è la vita.

Occhi


Vedere con gli occhi di Gesù, come se gli occhi di ciascuno di noi stessero dietro i suoi occhi: è il segreto dei segreti, inutile per chi si aggrappa al suo io, senza speranza. Cambiare, questo è il problema: osare, rischiare, per non essere più schiavi di se stessi.

Lo sguardo


Tenendo lo sguardo fisso su Gesù, così dovremmo vivere, come ricorda la lettera agli Ebrei. Distogliersi da Lui significa perdere la rotta, rischiare di finire in secche impraticabili, in tempeste fatali. Tornare è il verbo della conversione, ricordare di Chi siamo.

Sguardi


A volte basta uno sguardo per aiutare una persona. L’attenzione che si posa in pura gratuità, con un senso di dono per chi ci sta davanti, può arrivare all’anima come un segno del cielo. Può essere una risposta inaspettata. La soluzione del problema.

Sguardo

Diciamo sempre di guardare Gesù, ma è Lui che ci guarda per primo. Basta pensare al Padre misericordioso della parabola, che scruta la strada deserta sperando che il figlio ritorni, dal paese lontano in cui si trova. Appena ci voltiamo, cogliamo il suo sguardo trepidante, il suo ardente desiderio di abbracciarci.

Il test

Due che si amano si guardano negli occhi, si cercano. Il pensiero cade lì, si ferma, si riposa. Fai tante cose, ma pensi al momento dell’incontro, alla porta che si apre, alle parole che si abbracciano. Succede con Gesù? È questo il test a cui il credente dovrebbe sottoporsi.

Guardami

Quante volte abbiamo parlato dello sguardo, di un “occhi negli occhi” con il Cristo, come criterio chiave della fede. È quello che Gesù ricorda alla Bossis, nell’Ottava del Corpus Domini, dall’ostensorio: “Guardami, guardati”, le dice. Solo se fissiamo in Lui la nostra vita, possiamo conoscere chi siamo.

Quali occhi

Il mondo è menzognero. I santi sembrano marziani perché lo vedono con altri occhi, quelli dell’amore. Bisogna entrare in questo amore, che merita fiducia. Sentire su di sé gli occhi di Gesù, che sono una forza, una benedizione. Anzi: la forza, la benedizione. È semplice: provare per credere. 

Testamento


Gabrielle Bossis è malinconica, perché deve ripartire da Lourdes. Gesù le dice: non sono sempre con te? Non metto il mio passo davanti al tuo, per non farti inciampare? Te ne sei mai lamentata? E le raccomanda di fissare lo sguardo in Lui, lo sguardo di un Dio. Mi commuove questo, perché mi ricorda il versetto della lettera agli Ebrei che ho posto a fondamento della vita: tenendo lo sguardo fisso su Gesù. Per finire, Lui lascia a Gabrielle una sorta di testamento in tre parole: umiltà, dolcezza e misericordia. E le raccomanda di pesarle bene. Saranno queste, ogni giorno, la sua Lourdes.