
di Giorgio Morale
Si festeggia il centenario della fondazione di Nea Anchialos. Ecco cos’erano quelle prove di danze che vedevamo nei giorni scorsi. Centinaia di persone assistono alle celebrazioni nei giardini pubblici, sedute a semicerchio attorno a un palco come nel teatro antico. Prima parla un oratore, poi uno spettacolo ripercorre la storia, alternando proiezioni, scene e letture, canzoni e balli. Demetrio traduce e sintetizza per noi. Poi il sindaco invita a continuare la festa altrove e augura buon divertimento.
Ci trasferiamo in una strada perpendicolare al lungomare, una strada larga occupata da tavolini affollati. Ci riteniamo fortunati per essere riusciti a trovare posto. La panettiera amica di Demetrio ci offre un dolce: lo depone al centro del tavolo e noi lo dividiamo. Ci sono due suonatori e una cantante, un donnone estroverso dai lineamenti marcati e piacenti. Si sposta per tutto lo spazio, a volte coinvolgendo qualcuno nel canto, a volte rivolgendosi a un ascoltatore. Anche a me capita di essere baciato da questa fortuna.
Davanti ai suonatori c’è lo spazio delle danze. Anche lui, dice Demetrio, da giovane sapeva ballare. Ha appena finito di parlare che ce ne dà un saggio. La sua amica panettiera viene al nostro tavolo e lo prende per mano, trascinandolo in pista.
Si sente il rumore di un bicchiere rotto.
“Quando il divertimento è al massimo, c’è sempre qualcuno che rompe qualcosa” ci viene detto.
Da un po’ noto un giovane con un’aria da malandrino. Pantaloni neri, camicia bianca, scuro, capelli nerissimi lisci. Quando si muove, quando guarda, quando accenna un passo di danza, sembra che lanci una sfida. Staziona con un gruppo davanti all’ingresso del locale, è da lì che è venuto il rumore di vetri. Poi vedo il giovane avviarsi verso quelli che ballano ed entrare nel cerchio. Ma a uno a uno smettono tutti di ballare, finché il giovane malandrino rimane da solo. Con un gesto di stizza lancia una bottiglia di plastica per terra.
Due signori anziani, persone autorevoli all’aspetto, vanno a fargli rimostranze. Interviene anche un giovane e all’improvviso tra questi e il malandrino fioccano pugni. Si aggiungono altri e un groviglio di corpi barcolla alle spalle di Elle. Faccio appena in tempo a dirle “Alzati”, che i litiganti si abbattono sulla sedia appena vuota e sul tavolo a cui eravamo seduti, facendolo rovesciare. Una sedia mi cade sulla gamba e mi lascia una lieve ferita. Tutta la gente s’è alzata e s’è creato un vuoto attorno ai litiganti. La musica però continua a suonare, finché Elle ed Erin corrono dai musicisti. Insistono tanto, richiamando a gesti la loro attenzione, che riescono a farli smettere.
“Sono degli albanesi che hanno provocato” spiega Demetrio mentre ci allontaniamo. “Sono tanti in paese, ma non si sono integrati”.
Poi continua a ripetere:
“E’ la prima volta che succede una cosa del genere. Qui non ho mai visto niente di simile”.
E nei giorni seguenti:
“Mi dispiace per quello che è successo”.
Gli chiedo cosa si dice nel paese.
“Gli albanesi hanno finito di vivere” dice. “Nessuno gli darà più lavoro”.
Noi siamo dispiaciuti della piega presa dagli eventi.
Poi un giorno Demetrio ci dice che la gente ce l’ha con i greci che hanno partecipato al litigio.
“Non avrebbero dovuto rispondere alle provocazioni, dicono”.
“Mano male” dico io.
“Sì, forse è meglio così”.

mi comincio ad affezionare a questa sorta di diario di bordo, on the road ellenica. Grazie Giorgio.
Grazie a te, Marino, purtroppo il viaggio in Grecia, e gli appunti, finiscono qui… Al prossimo viaggio!