di Annalisa Busato
Un leone rosso nella neve guarda
tre altissimi pioppi al centro
del prato, oggi bianco e splendente,
nel Giardino Romantico di Mirano.
Dicono che tu, Simon, scrivevi messaggi
affettuosi alle tue studenti “Piccola cara…”
educandole all’attenzione, a cogliere
il punto, il centro di ogni giardino.
Tu, Simon, musa vaticinante, pasionaria
difficile e distante, superba,
sapevi insegnare, ispirare, spronare
senza perdere la tenerezza.
Nella sala, messaggi bianchi alle pareti
e libri d’artista di una casa editrice
che ha scelto di chiamarsi “Eidos”.
Alle pareti, fogli unici, preziosi,
creati da mani di donna. Li guardo
mentre le dame sapienti ti evocano.
Tutto hai provato sulla tua pelle
pallida impavida ragazza: fabbrica, studio,
stanchezza, sventura, fame, lavoro.
“Unico mio conforto è la religione” dici sicura,
e tra tutti hai scelto il credo
degli schiavi, quello del dio crocifisso.
Ma ogni fede è l’unica vera (è nostalgia)
come per l’esiliato il suo paese è nostalgia
perché ogni amore è unico, è nostalgia.
*
Cantano le donne spagnole in processione,
esorcizzano la sorte maligna portando ceri
al mare. Indimenticabile viaggio nel caos
e nella bellezza, è comunque la vita,
processione cantante o senza audio.
E allora portiamoli, i nostri ceri, alle onde
e della nostra vita facciamo arte.
In una cifra di materia sorda l’artista stampa
la bellezza dell’universo: quello è il suo cero.
A noi un compito più arduo: provare
che in ogni cosa un punto esiste,
che merita attenzione e dà ispirazione.
Trovare l’oro tra i sassi, rivelarne il valore
e poi ripulirlo, farlo brillare per darlo in dono
al mare. Segnare, e di-segnare, oppure dire,
o scrivere, è atto gratuito, sacro spreco.
Ma è arte anche costruire una vita semplice
senza fuga epica, senza finzione estetica
Arte è lanciare un puro sguardo
oltre il corpo, oltre l’io.
Volere. Volare.
Forse sognare.
*
Pronuncio il tuo nome adagio, con inquietudine
S-I-M-O-N W-E-I-L-
S-I-M-O-N W-E-I-L
Ti ascolto. Leggo e rileggo
frasi che non comprendo mai del tutto
dove echeggia un significante
che emana senza fine, che figlia, partorisce
e si fa madre di idee e di pensiero.
Distesa per terra nel tuo studio, leggevi,
ti nutrivi. E scrivevi i tuoi diari
su quaderni solo tuoi, nati per non esser letti,
dialogo interiore, segreto, con l’Altro.
Una pagina tutta per te
uno spazio oltre lo schermo di carta
in cui cercare il sacro.
Ti vedo, fanciulla che studia
nella sua stanza, sola e felice
piccola santa anticonformista, prostrata
in preghiera. E dio si fa presente
a te, con la sua assenza.
Silenzio la sua parola, suo dono il vuoto
che lancia oltre, sempre più lontano
la tua anima. Più in là dell’esperienza mistica,
fino all’annullarsi felice dell’ego.
Senza l’ingombro dell’Io,
perfino i ricordi dell’infanzia sono perfetti e gravidi:
enigmi di vita adombrati in favola
rotoli di mistero, torah senza scrittura.
Il tuo scrivere, è meditare
è musica circoscritta di silenzio,
sosta nel luogo privilegiato della de-creazione
dove tu sei frutto che si sbuccia,
scorza che cade nel silenzio assoluto,
strappo esultante dell’anima
che slega per sempre il corpo
dal desiderio. Momento pieno, per te,
sublime, che orienta il tuo vivere.
Ma è già un non-vivere al mondo
così non mi stupisce il tuo passaggio
all’altro livello di esistenza
dove si può sostare liberi
nel silenzio divino.


Simon, sempre profonda e capace di coinvolgerenel bene e nel male chi la legge…