
MUORE IGNOMINIOSAMENTE LA REPUBBLICA
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A che pagina della storia, a che limite della sofferenza –
mi chiedo bruscamente, mi chiedo
di quel suo “ancora un poco
e di nuovo vedrete” detto mite, detto terribilmente
e lui forse è là, fermo nel nocciolo dei tempi,
là nel suo esercito di poveri,
aquartierato nel protervo campo
in invariabili uniformi: uno e incalcolabile
come il numero delle cellule. Delle cellule e delle rondini.
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Muore ignominiosamente la repubblica.
Ignominiosamente la spiano
i suoi molti bastardi nei suoi ultimi tormenti.
Arrotano ignominiosamente il becco i corvi nella stanza accanto.
Ignominiosamente si azzuffano i suoi orfani,
si sbranano ignominiosamente tra di loro i suoi sciacalli.
Tutto accade ignominiosamente, tutto
meno la morte medesima — cerco di farmi intendere
dinanzi a non so che tribunale
di che sognata equità. E l’udienza è tolta.
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(Scarso lo scriba? distratto? anchilosato nell’arto?
vinti come all’ultimo suo ciascun artista
lui pure? o inenarrabile questo tempo?
questo tempo non ha lingua, non ha argomento?)
Vi invitiamo a inviarci, sul tema, una o più poesie e una breve nota bio-bibliografica all’indirizzo: [email protected]

Splendidi, intensi, questi versi di Luzi: giustamente scandalizzati, a ragione affranti.
E non aveva ancora visto nulla delle ultime derive, del nuovo nostro “tempo inenarrabile”…
Grazie a Giovanni Nuscis che ci ha riproposto le parole di un grande poeta.