Domenico Dara è un autore di grande talento, capace di controllare, senza svilire e tecnicizzare, i mezzi letterari che ha; lo si capisce fin dal suo primo romanzo, Breve trattato sulle coincidenze, pubblicato da Nutrimenti nel 2014, finalista al premio Calvino 2013 e vincitore di tanti altri premi. La lingua è potente e contaminata con il calabrese, lo stile e la struttura sono degni di un ingegnere aeronautico, tanto sono ben calibrati nei minimi particolari e la storia è coinvolgente, con snodi scivolano e portano il lettore sempre più dentro, in fondo; la scelta delle parole, dei costrutti narrativi è intelligente, precisa e piacevole, tanto da far apparire naturale un lavoro che certamente ha richiesto dedizione, riscritture e cesello per essere scolpita in maniera così convincente e coinvolgente.
Sono sicura che anche voi vi innamorerete del protagonista, il postino di Girifalco, piccolo paese in provincia di Catanzaro. Prima di consegnare le lettere ai compaesani, le legge, le copia e le cataloga, entrando così nelle loro vite. Un’invasione, in realtà, del privato, ma portata avanti con così tanta grazia e delicatezza da rappresentare una attenzione, più che una violazione.
Attraverso le storie degli altri, inizia a guardare dentro sé stesso, come avviene a volte nella realtà fuori dai libri. Scopre che anche la sua vita è cambiata fra le righe di una lettera e che le coincidenze sono segni messi dal Caso davanti a noi per indicarci che stiamo sbagliando strada e ci possono portare sulla via giusta. Soprattutto se qualcuno, o qualcosa, intercettano il meccanismo e cercano di “oliarlo” un po’, proprio come fa il postino. Continua a leggere

Stefano Tofani nella sua vita precedente è stato un pittore, sono sicura. Studiava alla scuola di Raffaello e dal suo maestro ha tratto la capacità unica di rappresentare ogni personaggio in maniera efficace e piena, dai principali, al centro della scena, fino ai comprimari, anche i più lontani.
Il primo libro che ha segnato il mio percorso da lettrice è arrivato da un amichetto, figlio di un’amica, quasi una sorella, di mia madre; un bambino con cui trascorrevo pomeriggi interi a giocare e sognare. Un giorno (avevamo circa sette anni) mi ha dato Mabel tra gli Esquimesi, di Ginevra Pelizzari. Già alla vista della copertina ero tutta emozionata, erano cose che non conoscevo, storie di bambini in un mondo lontano. E ancora oggi ricordo Mabel, bimba bionda e delicata, figlia di italiani emigrati in California, che rimane sola in un’isola nel mare Artico dopo un naufragio durante una battuta di pesca con il papà. Ho conosciuto insieme a lei gli esquimesi, l’usanza di masticare pelle di foca per ammorbidirla e farci dei vestiti, i giochi sul ghiaccio e l’amico Icoluki. Il mio primo vero viaggio in un posto lontano e affascinante, grazie a un libro.
Quante volte nella vita ci siamo trovati in situazioni “scomode”, dalle quali avremmo voluto
Ogni volta che sento parlare di scafisti e arrivi di migranti, faccio un piccolo passo indietro e penso ad Hakan Günday. Ho avuto l’onore di conoscerlo durante una piccola tappa del suo tour italiano nel 2016 e mi è rimasto nel cuore. Una persona profonda, uno scrittore consapevole, che capisce quanto sia importante scrivere, raccontare, e ancor prima osservare, analizzare.
Ho ricevuto oggi il Biglietto di commiato a mio padre; un libro, sì, ma non solo. Il Commiato è un progetto molto interessante ideato, promosso e realizzato dallo scrittore Ivano Porpora.
Ci sono romanzi scritti bene, anzi benissimo, che sovrastano con la loro perfezione al punto di far dimenticare la storia, elemento fondamentale della narrazione.
Sarebbe bello studiare e conoscere la Storia presente e passata attraverso le persone che l’hanno scritta, ancor prima che gli storici. Sarebbe costruttivo seguire sul campo tutti, dal più semplice ferroviere che in epoca di guerra si occupava dei convogli pieni di giovani baldanzosi all’andata, e di feriti con il loro forte odore di sangue, sudore e rassegnazione al ritorno. Guardare negli occhi uno di quei “capi” che ordinava di gettare iprite sulle persone inermi, al tempo delle Colonie fasciste in Africa; un uomo con un passato, e un presente fatto di convinzioni reali e pensieri indotti.
Uno dei libri che ho regalato a Natale è uscito poco più di due anni fa per Frassinelli: La giovane morte di Mario Pietrantoni di Enrica Belli. Romanzo nato da una curiosità della scrittrice verso la storia del ciclista Ottavio Bottecchia, morto nel 1927 in circostanze misteriose. Questo romanzo non è una biografia del ciclista, ma ne trae ispirazione, dando vita a una vicenda appassionante e profonda.
Mimmo Cuticchio, famoso cantastorie siciliano, prende la parola in apertura di questa graphic novel. E tutto, intorno a lui e dentro chi legge, tace.


Quest’anno a Venezia vengono presentati film importanti, come sempre, film che meritano attenzione; e film che escono fuori dalle pagine di libri stupendi; in particolare, personalmente faccio il tifo per due: uno, diretto da Ritesh Batra, e interpretato da Robert Redford e Jane Fonda, è tratto da Le nostre anime di notte di Kent Haruf, pubblicato in Italia da NN editore e tradotto da Fabio Cremonesi; l’altro è The Leisure Seeker, nato dalla lettura di Paolo Virzì del libro di Michael Zadoorian, tradotto da Claudia Tarolo e pubblicato nel 2009 da Marcos y Marcos, e portato al cinema da Helen Mirren e Donald Sutherland.

Raymond Carver mi perdonerà se manipolo un suo felice titolo e lo modello su una domanda che mi sono sempre posta. Quando si parla di “promozione della lettura” (brivido), di “invito alla lettura” (vade retro) o si sviluppano progetti che incentivino le persone ad acquistare e almeno aprire un libro, si cerca sempre di trovare una definizione, una motivazione, una “giustificazione” quasi del perché sia bello/necessario/positivo leggere. Solo le campagne ideate dai librai, o dalle stesse case editrici, sono valide e accattivanti, a differenza di quelle didascaliche e tristi concepite dalle cosiddette istituzioni, che poco sembrano conoscere di quel mondo.