Archivi categoria: Roberto Rossi Testa

Provocazione in forma d’apologo 180

L’ovile di un giovane pastore cominciò a subire devastanti razzie da parte dei lupi.
Non più soltanto una pecora o due sbranate, ma mezza dozzina per volta, e sempre più di frequente.
Così, visto che rinforzare ed alzare il recinto non era bastato, il pastore decise che era giunto il momento di lasciare il suo letto caldo in paese e passare le notti all’ovile, facendo la posta al branco.
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Provocazione in forma d’apologo 178

Un tempo, quando (il più delle volte) prendevo i miei pasti in solitudine, lo facevo però in compagnia dei miei autori, alternando bocconi e sorsi con le parole dei loro libri più amati.
Poi l’età fra altre cose mi recò in dono la presbiopia e dovetti porre termine a quella buona consuetudine; seguendo i cattivi consigli di pur ben intenzionati consiglieri acquistai un televisore e presi ad accompagnare i miei cibi con le notizie dal mondo.
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Provocazione in forma d’apologo 176

Ieri nell’intervallo del pranzo ho invitato i colleghi più stretti per un boccone. Credevano li portassi al bar sotto l’ufficio, al massimo nella pizzeria in fondo all’isolato, invece li ho fatti svoltare per un paio di vie fino alla storica piazzetta e li ho fatti salire all’attico dove c’era ad attenderci un piccolo rinfresco – piccolo e veloce, i minuti sforati in pausa pranzo bisogna poi recuperarli. “Ecco” ho detto loro facendoli accomodare “ecco la mia nuova casa”.
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Provocazione in forma d’apologo 175

Quando si rimise di punto in bianco a sputar rosso, Erre quasi si commosse.
Per lunghi anni i farmaci avevano tacitato il sintomo fin quasi a far credere d’aver guarito il male; o addirittura che il male non ci fosse stato mai, che certe manifestazioni completamente fraintese avessero condotto a un radicale equivoco sulle cause.
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Provocazione in forma d’apolog(o/ia) 174

L’aperitivo rosso in bottiglietta troncoconica ed il liquore giallo che ha il nome di un premio letterario stanno lì da decenni uguali nel gusto e nella confezione, impavidi piloni contro cui le ondate dell’esistenza si abbattono invano. Non si può dire lo stesso di una certa birra rossa fino all’anno scorso più buona e calmante del latte di mamma: da quando la presentazione è cambiata di un niente è cambiato decisamente pure il gusto; anche se al numero verde, al quale si telefona dopo aver superato un comprensibile imbarazzo, il giovanotto di turno dice che no, che l’azienda, di fronte alle segnalazioni già pervenute in tal senso, ha fatto sapere che si tratta di mera suggestione. Ah, si ribatte, perché di segnalazioni in tal senso ne sono già pervenute, nevvero? Seguono un silenzio e un clic.
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Provocazione in forma d’apologo 173

A pochi passi dall’edificio dove abito c’è la casa in cui nella primavera del ’44 il diciannovenne Dante Di Nanni, partigiano garibaldino e medaglia d’oro al valor militare, da solo tenne testa per ore ai nazifascisti, dopodiché, terminate le munizioni, per non finire vivo nelle mani del nemico si lasciò cadere nel vuoto.
È una casa piccina di tre piani, e la lapide che ricorda il fatto quasi sembra più grande della facciata stessa.
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Provocazione in forma d’apologo 172

Il melanoma è una brutta bestia, di cui una vegetazione sempre crescente di nevi mi rende probabile vittima. In particolare la mia schiena, più che una carta geografica, è un vero e proprio plastico in continua e minacciosa evoluzione. Non per nulla ormai da molto tempo sono inserito in un programma specialistico di monitoraggio, che prevede, oltre alle visite programmate in base alla situazione individuale, l’accesso immediato ad un servizio d’urgenza. Anzi prevedeva: da alcuni anni le visite sono state diradate ope legis, ed il servizio d’urgenza è stato semplicemente abolito.
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Provocazione in forma d’apologo 171

Erano tre mesi che piangeva inconsolabile e adesso, esattamente come nel mito mille volte letto e contemplato in mille versioni e raffigurazioni diverse, anche il consulente editoriale Orfeo era disceso nell’Ade a recuperare la sua compagna Euridice, già dirigente didattico, morta tre mesi addietro per la puntura di una zecca.
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Provocazione in forma d’apologo 168

Intricate vicende mi fecero entrare in possesso dell’ultimo scritto di un grande sapiente.
Su di un foglietto di carta di recupero (lo si capiva dagli orli sfrangiati e dalle dimensioni fuori standard), guidata da righe tracciate a matita, la mano incerta del vecchio morente aveva vergato, tutto in una sola facciata, un sonetto.
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Provocazione in forma d’apologo 166

Quando si era ragazzi, decenni fa che sembrano secoli, bastava poco per spezzare la severa e tediosa routine: una grandinatella, una scossetta di terremoto, una bombuccia da niente. Allora si esultava gettando i libri per aria e gridando tutti, somari compresi, “Deus nobis haec otia fecit!”, e ci si sguinzagliava per strade assolate o fumose sale da biliardo, alla faccia dei professori e dei loro compiti in classe.
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Provocazione in forma d’apologo 165

Non andrà certo a mani vuote a quell’appuntamento, per il quale si è preparato con cura. Ha pensato proprio a tutto, specialmente ai tempi: non si muoverà troppo presto, per non arrivare in anticipo ed essere costretto a ciondolare qua e là; né troppo tardi, per non dover correre dando nell’occhio. Ha pensato a tutto, ma non a quello che per lui rappresentava l’impensabile.
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Provocazione in forma d’apologo 164

Perdonate se non mi firmo. Sono un uomo di scienza, amo il mio lavoro e so farlo bene; e se quanto segue comparisse a mio nome sarei immediatamente allontanato dai miei incarichi come millantatore o folle, o l’uno e l’altro insieme: perché certe verità questo sistema non può reggerle, e se ne difende con qualsiasi mezzo.
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tredici sei novanta

Per C. (1990)

Un trasalire e via.
Sei scivolata con appena un gemito
e la corrente ti ha portata in grembo.
Io però son rimasto alla tua riva,
non ti ho lasciata, e ti ho chiamata subito:
non eri ancora andata che già io,
per rinsaldare il filo che ci ha uniti
dall’una all’altra nascita,
invocavo il tuo nome, nell’attesa
che sopra l’eco mi tornasse in canto;
o in suo presagio almeno,
come un batter di remi in acqua grigia.
[…]
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