Archivi categoria: Roberto Rossi Testa

Provocazione in forma d’apologo 161

Anni fa ebbi l’occasione di realizzare un desiderio, quello di andare a vivere in un appartamento con grandi balconi affacciati sul verde. Veramente era il verde degli alberi di un corso trafficatissimo, sicché, a parte l’inquinamento, c’era da mettere in conto il rumore, da sempre per me la cosa più insoffribile. Ma nello stabile c’erano i doppi vetri, e mi lasciai tentare.
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Provocazione in forma d’apologo 157

E dopo anni d’attesa una scampanellata violenta. La donna spegne lo stereo, va alla porta e si trova davanti un uomo né giovane né vecchio, né bello né brutto, né del tutto in ordine né decisamente indecoroso. Un uomo come in questi tempi difficili se ne vedono tanti: uno di quelli che la vita ha provato saggiandoli coi suoi denti aguzzi, per poi magari sputarli.
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Provocazione in forma d’apologo 156

Solita riunione per consuntivare le vecchie attività e preventivarne di nuove.
Quando viene il mio turno il dirigente, persona simpatica e umana, mi dice nel suo tono migliore: “A proposito di quella commessa di cui si diceva, hai sforato di una settimana…” “Di due.”
“Del resto, non è poi tutta colpa tua…” “Vero, ma il responsabile ero io.”
“E parlarmene?” “Ho sempre detto che prendevo lo stipendio per mangiare la emme e trovarla anche buona, non per sedermi in terra e chiamare la mamma alla prima inezia.”
“Allora è un’inezia.” “Certamente.”
“Un’inezia quanto?” “Per chiudere l’attività il centro servizi ha lavorato fuori convenzione due settimane, per un totale di 5.000 euretti.”
“E allora?” “E allora ce li metto io.”
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Gli occhi di Caino

di Franz Krauspenhaar

Vittorio è un manager milanese spesso in Spagna per lavoro. Ma non solo per questo. La sua passione per la grande nazione iberica si mischia agli affari, così che Salamanca, la città castigliana famosa soprattutto per l’università, diventa la sua seconda patria, o forse addirittura il suo luogo d’approdo dell’anima. Nella Spagna e nella tauromachia Vittorio trova quello che l’insipida monotonia di Milano non potrà mai offrirgli. Il cinismo da commendatori, la sveltezza dell’incedere affaccendato dei milanesi, lui lo sa bene, non portano da nessuna parte. Certo, Vittorio è lì, nella città natale, che prende il lavoro; ma poi, per fortuna, si tratta di svolgerlo altrove. E la Spagna si è formata in lui come il luogo della realizzazione. Un mondo pieno di passioni che coinvolgono a tal punto i nativi che anche uno straniero si puo’ fare prendere facilmente da questo morbo vitale, tra il simbolico e il surreale. Continua a leggere→

Provocazione in forma d’apologo 151

Finiti gli sconquassi dell’adolescenza e della giovinezza, avviato ormai alla maturità, la vita cominciò a scorrergli in modo più accettabile. Certo, rimaneva pur sempre qualcosa che sentiva di non poter ancora permettersi; ma erano rose rispetto al passato, e ogni giorno, quasi senza più resistenze, un confine cadeva. Finché una mattina svegliandosi poté dire a se stesso: “Ecco, il momento è arrivato, ed io sono pronto ”.
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Provocazione in forma d’apologo 148

Oggi fra la posta del vecchio scrittore c’è un pacchetto doppiamente curioso: dalla forma e dalle dimensioni si capisce che non contiene un libro, e il mittente sull’involucro (che lo riporta a un doloroso segreto di famiglia di cui pensava di essere ormai l’unico depositario) è sfacciatamente falso. Il vecchio si trattiene a stento dall’aprire il pacchetto davanti alla custode, si ritira in casa più in fretta che può, e lì giunto taglia il nastro adesivo, lacera l’incarto marrone: dentro una piccola scatola, e dentro la scatola, tra fogli di carta velina, una chiave, che riconosce subito.
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Provocazione in forma d’apologo 147

Congedo con una stretta di mano il tesista raggiante per i dati e i consigli che gli ho fornito e mi affaccio alla porta del mio ufficio. Per un istante contemplo soddisfatto il mio piccolo e scelto pubblico di ricercatori e di manager, poi io stesso chiedo: “Chi è il prossimo?”. Oggi la segretaria non c’è, devo provvedere da solo a far passare i clienti in attesa. Naturalmente pronuncio la frase, quasi degradante per un funzionario par mio, cercando di virgolettarla con un sorriso ironico.
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Provocazione in forma d’apologo 145

Il vecchio scrittore ormai esce solo per stretta necessità. Lo frastornano troppo tutta quella confusione e quei rumori, che a tratti si fanno violenti, proprio come ora: davanti a lui due auto (una berlina e una sportiva, una gialla e una blu), si sono scontrate. Una è passata col rosso; accorre gente e ciascuno proclama la sua alzando la voce, sbracciandosi. Poi uno si volta verso il vecchio dicendo: “Il signore era proprio qui davanti, deve aver visto tutto, parli lui che certamente sa”. Il vecchio ha un sussulto e arretra, balbettando: “Io no… io no, davvero…” e a spalle crollate si affretta verso casa, ogni tanto dicendosi, ma sempre più incerto, che la gialla doveva essere la sportiva, forte del fatto che le berline sono le auto blu per antonomasia.
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