In un’epoca in cui il ciclo della profezia era chiuso da tempo e l’interpretazione sembrava diventata l’unica realtà, come un’edera fattasi più importante della pianta che abbraccia, vivevano un attardato profeta, e un interprete schivo.
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Archivi categoria: Roberto Rossi Testa
Provocazione in forma d’apologo 161
Anni fa ebbi l’occasione di realizzare un desiderio, quello di andare a vivere in un appartamento con grandi balconi affacciati sul verde. Veramente era il verde degli alberi di un corso trafficatissimo, sicché, a parte l’inquinamento, c’era da mettere in conto il rumore, da sempre per me la cosa più insoffribile. Ma nello stabile c’erano i doppi vetri, e mi lasciai tentare.
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Provocazione in forma d’apologo 160
Capriccio in autobus di un bimbetto straniero. Madre e figlio parlano fitto (lui veramente strilla) nella loro lingua. Riconoscibili i NO!, uguali in tutte le lingue, del piccolo, il quale, per rendere i propri argomenti più efficaci , tempesta coi suoi pugnetti il ventre gravido della madre.
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Provocazione in forma d’apologo 159
Qualche giorno fa ho trovato i muri del quartiere tappezzati da un manifestino realizzato in casa, formato A4, del tenore seguente:
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Provocazione in forma d’apologo 158
Fatto insolito, il top manager e il funzionario si trovano da soli davanti al grande ascensore che li deve portare al 38° piano.
“Buongiorno come va?” “Bene grazie e lei?” “Bene grazie.”
Quando le porte s’aprono i due entrano nella cabina vuota e inizia la non breve salita.
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Provocazione in forma d’apologo 157
E dopo anni d’attesa una scampanellata violenta. La donna spegne lo stereo, va alla porta e si trova davanti un uomo né giovane né vecchio, né bello né brutto, né del tutto in ordine né decisamente indecoroso. Un uomo come in questi tempi difficili se ne vedono tanti: uno di quelli che la vita ha provato saggiandoli coi suoi denti aguzzi, per poi magari sputarli.
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Provocazione in forma d’apologo 156
Solita riunione per consuntivare le vecchie attività e preventivarne di nuove.
Quando viene il mio turno il dirigente, persona simpatica e umana, mi dice nel suo tono migliore: “A proposito di quella commessa di cui si diceva, hai sforato di una settimana…” “Di due.”
“Del resto, non è poi tutta colpa tua…” “Vero, ma il responsabile ero io.”
“E parlarmene?” “Ho sempre detto che prendevo lo stipendio per mangiare la emme e trovarla anche buona, non per sedermi in terra e chiamare la mamma alla prima inezia.”
“Allora è un’inezia.” “Certamente.”
“Un’inezia quanto?” “Per chiudere l’attività il centro servizi ha lavorato fuori convenzione due settimane, per un totale di 5.000 euretti.”
“E allora?” “E allora ce li metto io.”
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Provocazione in forma d’apologo 155
L’unica debolezza in cui l’eremita era incorso quando aveva deciso di ritirarsi nel deserto era stata quella di condurre con sé la sua cagna prediletta.
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Provocazione in forma d’apologo 154
Sebbene problemi e dolori non siano certo diminuiti, non se ne dispera più come un tempo. Li scosta con la maggior delicatezza possibile per far luogo sul tavolo, suo campo di lavoro, illuminato dal sorriso più luminoso di cui è capace.
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Gli occhi di Caino
di Franz Krauspenhaar
Vittorio è un manager milanese spesso in Spagna per lavoro. Ma non solo per questo. La sua passione per la grande nazione iberica si mischia agli affari, così che Salamanca, la città castigliana famosa soprattutto per l’università, diventa la sua seconda patria, o forse addirittura il suo luogo d’approdo dell’anima. Nella Spagna e nella tauromachia Vittorio trova quello che l’insipida monotonia di Milano non potrà mai offrirgli. Il cinismo da commendatori, la sveltezza dell’incedere affaccendato dei milanesi, lui lo sa bene, non portano da nessuna parte. Certo, Vittorio è lì, nella città natale, che prende il lavoro; ma poi, per fortuna, si tratta di svolgerlo altrove. E la Spagna si è formata in lui come il luogo della realizzazione. Un mondo pieno di passioni che coinvolgono a tal punto i nativi che anche uno straniero si puo’ fare prendere facilmente da questo morbo vitale, tra il simbolico e il surreale. Continua a leggere
Provocazione in forma d’apologo 153
La mia amica ed io abbiamo vista e braccia lunghe, con cui distinguiamo e afferriamo fili distanti; che, annodati in arazzi, raccontano storie.
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Provocazione in forma d’apologo 152
Ricorda perfettamente d’avere lasciato la sua città per un’altra; a seconda dello sviluppo degli affari che lo avevano indotto a partire, si sarebbe poi magari trasferito altrove; il suo bagaglio era adeguato a queste necessità, già messe in conto alla partenza.
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Provocazione in forma d’apologo 151
Finiti gli sconquassi dell’adolescenza e della giovinezza, avviato ormai alla maturità, la vita cominciò a scorrergli in modo più accettabile. Certo, rimaneva pur sempre qualcosa che sentiva di non poter ancora permettersi; ma erano rose rispetto al passato, e ogni giorno, quasi senza più resistenze, un confine cadeva. Finché una mattina svegliandosi poté dire a se stesso: “Ecco, il momento è arrivato, ed io sono pronto ”.
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Provocazione in forma d’apologo 150
Vuote la buca delle lettere, la segreteria telefonica, la casella di posta elettronica. Tutto più o meno al suo posto; non un indizio, un segno. Nel rientro serale la donna non sospira neanche più, a ciglio asciutto accende il fuoco per un boccone di cena.
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Provocazione in forma d’apologo 149
Un uomo si preparò alla propria missione per tutta la vita. Si preparò con diligenza e puntiglio, senza trascurare niente, sdegnando le vie più comuni e più facili, le quali, si diceva, non potevano portare a nulla di veramente buono.
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Provocazione in forma d’apologo 148
Oggi fra la posta del vecchio scrittore c’è un pacchetto doppiamente curioso: dalla forma e dalle dimensioni si capisce che non contiene un libro, e il mittente sull’involucro (che lo riporta a un doloroso segreto di famiglia di cui pensava di essere ormai l’unico depositario) è sfacciatamente falso. Il vecchio si trattiene a stento dall’aprire il pacchetto davanti alla custode, si ritira in casa più in fretta che può, e lì giunto taglia il nastro adesivo, lacera l’incarto marrone: dentro una piccola scatola, e dentro la scatola, tra fogli di carta velina, una chiave, che riconosce subito.
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Provocazione in forma d’apologo 147
Congedo con una stretta di mano il tesista raggiante per i dati e i consigli che gli ho fornito e mi affaccio alla porta del mio ufficio. Per un istante contemplo soddisfatto il mio piccolo e scelto pubblico di ricercatori e di manager, poi io stesso chiedo: “Chi è il prossimo?”. Oggi la segretaria non c’è, devo provvedere da solo a far passare i clienti in attesa. Naturalmente pronuncio la frase, quasi degradante per un funzionario par mio, cercando di virgolettarla con un sorriso ironico.
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Provocazione in forma d’apologo 146
È da poco uscito un mio libro di versi. Un paio di recensioni anodine, qualche lettera dai pochi amici di una vita, e il lavoro riprende, anzi continua.
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Provocazione in forma d’apologo 145
Il vecchio scrittore ormai esce solo per stretta necessità. Lo frastornano troppo tutta quella confusione e quei rumori, che a tratti si fanno violenti, proprio come ora: davanti a lui due auto (una berlina e una sportiva, una gialla e una blu), si sono scontrate. Una è passata col rosso; accorre gente e ciascuno proclama la sua alzando la voce, sbracciandosi. Poi uno si volta verso il vecchio dicendo: “Il signore era proprio qui davanti, deve aver visto tutto, parli lui che certamente sa”. Il vecchio ha un sussulto e arretra, balbettando: “Io no… io no, davvero…” e a spalle crollate si affretta verso casa, ogni tanto dicendosi, ma sempre più incerto, che la gialla doveva essere la sportiva, forte del fatto che le berline sono le auto blu per antonomasia.
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Provocazione in forma d’apologo 144
Vivo in una città che ha il primato dei mercati, per numero, estensione e varietà simili a quelli mediorientali, ma con caratteristiche d’idiozia assolutamente indigene.
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