È il Signore che ci sostiene nel cammino, lavora nel cuore e nella mente, senza mai stancarsi. Noi dobbiamo solo affidarci, fare spazio all’opera infallibile.
Gesù non parteggia per i sensi di colpa: piuttosto, ci chiede di rialzarci e riprendere da dove l’adesione si è incrinata. Il Cristianesimo è ricominciare, più convinti di prima.
Gesù sembra lontano, insensibile alle nostre richieste, muto e sordo, in cieli irraggiungibili. E invece è vicinissimo, nel cuore: basta tendere la mano, per toccarlo.
Gesù non vuole che parliamo male: in ognuno c’è, da qualche parte, un germe di bene che dobbiamo coltivare, perché produca frutto. Ci vuole la delicatezza del Cristo per far emergere dall’altro il meglio di se stesso.
Per Gesù la carità è preghiera: tutto torna nella relazione, nella triade che unisce l’io, il prossimo e Dio. La Grazia unisce, condivide, trasforma ogni cosa nei vasi comunicanti dell’amore.
Vedere Gesù in tutto è un esercizio. Cosa accadrebbe se fosse qui? Ma che Lui sia qui è il principio stesso della vita nuova: sarebbe ora di rendersene conto.
Gesù vuole donarsi: è il tesoro più grande, ma anche il più misconosciuto. Chissà perché è così difficile capire cosa sia vera ricchezza. Sarà per questo che il Vangelo di Giovanni comincia e finisce con la stessa domanda, prima ai seguaci del Battista e poi alla Maddalena: Che cercate? chi cerchi?
Non siamo tutti uguali, anzi, ciascuno di noi è uno stampo unico. Per questo la conversione è irripetibile, con le sue difficoltà e le sue fatiche. Dobbiamo conoscerci, prenderci sul serio, così lo Spirito può fare il Suo lavoro.
Anche i santi sbagliano, è inutile illudersi. La perfezione è solo di Dio, noi siamo peccatori; ma c’è la Sua grazia: ecco il miracolo che ogni volta si rinnova, riempiendo di luce la tua, la nostra storia.
È così difficile credere nell’amore di Gesù? Eppure non si è risparmiato, ha dato tutto, come la vedova dell’obolo nel tempio. Passiamo oltre anche noi, tenendoci alla larga dalla vita?
La Parola di Dio ci raccomanda di rendere bene per male, perché il contrario è distruttivo. Ciò che non edifica è incompatibile col Regno: prima o poi, bisognerà adeguarsi a questa norma.
Gesù ci ha salvati: fatichiamo a comprenderne il valore. Dobbiamo stare sull’orlo di un baratro, saggiare la fallacia delle nostre soluzioni. Se si tocca il fondo, si chiariscono le idee.
Portare Gesù con noi: è il modo più efficace per vivere secondo lo spirito, per connetterci con la frequenza della vita. L’amore ha una lunghezza d’onda inconfondibile: Gesù ce la ricorda, stando con noi ogni giorno, fino alla fine.
Gesù, di giorno, predicava, guariva, liberava; di notte, invece, pregava. C’è da chiedersi quando riposasse. È un appello anche per noi, in questa vita fatta per donarsi.
Gesù prende tutto di quello che gli offriamo. Anche i gesti più banali li considera un dono da accogliere con gioia. Perché negarci questo scambio felice?
Gesù conosce i nostri pensieri: questo è consolante perché, quando siamo appesantiti da ciò che ci passa per la testa, abbiamo un Medico con la ricetta giusta per guarirci.
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